Un edificio rurale segnato dal tempo, inserito nel paesaggio di Villa Jamele, diventa il punto di partenza per un progetto che mette in relazione architettura contemporanea, memoria dei luoghi e cultura del vino. È la Casa nel Vigneto, l’intervento progettato dall’architetto Nicola Tramonte e presentato l’altro ieri a Orsara di Puglia, nell’ambito del 31° Appuntamento con la Daunia organizzato da Peppe Zullo. Una nuova tappa nel percorso di valorizzazione della tenuta, che attraverso il recupero di una costruzione preesistente punta a creare uno spazio dedicato alla conoscenza e alla trasmissione dei saperi legati alla tradizione enologica. La Casa nel Vigneto nasce dal recupero di un fabbricato in muratura parzialmente diruto, collocato su un lieve pendio all’interno della proprietà. Il progetto attribuisce all’edificio una nuova funzione, mantenendo un rapporto riconoscibile con la sua storia e con il contesto rurale. La scelta architettonica evita la ricostruzione mimetica e fa dialogare gli elementi originari con soluzioni contemporanee, integrandosi nel paesaggio di Villa Jamele. Il progetto si sviluppa attorno alla geometria della costruzione esistente, in relazione con un piano orizzontale ricavato nel vigneto. Il portale in pietra recuperato e la pavimentazione che combina pietra di Apricena e ciottoli di fiume mantengono un legame visibile con i materiali del territorio. Orsarese, Nicola Tramonte ha costruito una parte significativa della propria attività professionale sul rapporto tra architettura e identità dei luoghi. Architetto dal 1986, ha affiancato alla progettazione un interesse per la fotografia e la memoria della comunità, con immagini realizzate a Orsara nell’arco di anni. Il suo legame professionale con Peppe Zullo è consolidato da precedenti interventi a Villa Jamele, tra cui la Cantina di Piano Paradiso, progettata insieme all’artista Leon Marino. Ma la destinazione della struttura è altrettanto importante della sua trasformazione architettonica.
"Il progetto è molto semplice. Si tratta di un museo del vino. Abbiamo recuperato una serie di oggetti utilizzati negli anni per far conoscere, soprattutto a bambini e ragazzi, la nostra realtà vitivinicola. L'idea è anche quella di dare seguito al progetto attraverso varie iniziative", spiega Nicola Tramonte a l'Attacco. L’obiettivo è raccontare la storia della produzione enologica e avvicinare le nuove generazioni a una cultura fatta di tecniche, strumenti e competenze tramandate nel tempo. Il museo non sarà un’esperienza isolata. "Tra l'altro, questo museo è strettamente legato ad altri musei che abbiamo a Orsara di Puglia, come quello di arte contemporanea. A breve dovrebbero essere inaugurati anche il museo archeologico, il museo contadino e poi stiamo organizzando anche un museo dedicato al famosissimo sarto nostro compaesano Michele Mescia", aggiunge l’architetto.
La Casa nel Vigneto entrerà così in una rete di luoghi culturali destinati a raccontare differenti aspetti dell’identità orsarese, dalla storia alle tradizioni rurali, fino alle esperienze artistiche e artigianali. Il percorso dedicato al vino potrà comprendere attività didattiche, laboratori, workshop, mostre tematiche e degustazioni. Le visite potranno proseguire verso la Cantina di Piano Paradiso e la Sala delle botti, approfondendo i mestieri legati alla produzione e alla conservazione del vino, da quello del bottaio a quello del vetraio. L’intervento è stato ammesso al finanziamento del PNRR dedicato al recupero e alla conservazione dell’architettura rurale, con il coinvolgimento del Ministero della Cultura e della Regione Puglia. A Villa Jamele, il recupero si accompagna a una destinazione culturale che punta a mantenere vivo il legame tra edificio, attività produttive e territorio.
La Casa nel Vigneto rappresenta anche un’occasione per riflettere sul ruolo dell’architettura nelle aree interne. Recuperare una struttura rurale significa sottrarla all’abbandono e individuare una ragione perché torni a essere frequentata e riconosciuta. La sua trasformazione in museo affida al patrimonio costruito una funzione di racconto, collegando i visitatori alla storia agricola e ai saperi che hanno contribuito a definire l’identità locale. Il vino diventa uno strumento di conoscenza e lo spazio architettonico offre una cornice nella quale trasmettere una cultura che comprende le tecniche, le persone e i luoghi che rendono possibile la produzione. La Casa nel Vigneto si aggiunge così agli spazi di Villa Jamele con l’ambizione di trasformare una costruzione recuperata in un punto di accesso alla memoria enologica dei Monti Dauni e a un patrimonio di competenze da tramandare alle nuove generazioni.
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