La Fiera del Libro spegne diciassette candeline. Anche quest’anno la kermesse letteraria, giunta alla diciassettesima edizione, avrà luogo a Palazzo Fornari, dove durante le tre giornate si alterneranno eventi culturali, presentazioni letterarie e spazi espositivi, al fine di avvicinare al mondo della lettura un pubblico di tutte le età. Il Festival quest’anno avrà luogo da venerdì 25 sino a domenica 27. Con una conferenza stampa tenuta sempre a Palazzo Fornari è stata presentata la nuova edizione a cura dell’associazione Oltrebabele. All’evento era presente, Francesco Bonito, Sindaco del Comune di Cerignola, ente attuatore dell’evento, oltre che ente patrocinante dell’evento, Margherita Cinquepalmi, presidente dell’associazione Oltrebabele; Rossella Bruno, referente del progetto “Distese di Grano – Venti di Opportunità”. Presente, seppur in video collegamento, Savino Zaba, coordinatore artistico della Fiera del Libro insieme a Roberto de Candia e Oltrebabele. La presentazione del programma è stata organizzata in collaborazione con l’associazione Art&Fatti, a cui ha fatto seguito anche la presentazione del libro di Antonello Di Pinto, “A due centimetri dall’eternità”. La Fiera del Libro gode del patrocinio della Città di Cerignola e della Fondazione dei Monti Uniti di Foggia, ed è organizzata in collaborazione con l’I.T.E.T. Dante Alighieri. La Fiera del Libro di Cerignola è parte dell’articolato programma triennale di eventi ed attività “Distese di Grano – Venti di Opportunità”: progetto finanziato dal Programma nazionale Metro Plus e Città Medie Sud 21–27, Priorità 5 – Servizi per l’inclusione e l’innovazione sociale. Tanto la progettazione che le attività sono frutto della sinergia tra diverse organizzazioni cerignolane: Oltre Babele, Arci Travel Stornara, Art&Fatti, Motus, Pro Loco Cerignola, Sud Music, SUD - Solo Uguali Diritti. Della necessità di offrire un ventaglio di eventi tesi a suscitare la curiosità del pubblico ma anche e soprattutto quella degli studenti, ha parlato Margherita Cinquepalmi che su queste colonne racconta cosa rappresenti la kermesse nella città ofantina, senza svelare, peraltro nomi e titoli attesi.
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Entrano nel vivo a Castelnuovo della Daunia i solenni festeggiamenti patronali promossi dalla Pro Loco "G.B. Trotta" e dal Comitato Festa, in collaborazione con l'Amministrazione Comunale. La comunità si appresta a vivere i suoi momenti più attesi per riaffermare il profondo legame devozionale verso la Madonna della Murgia e San Placido Abate, all'interno di un ricco palinsesto che dal 12 al 16 settembre intreccerà celebrazioni religiose, appuntamenti storici e grande musica.
Una lunga e maestosa parata in abiti d’epoca, oggi sabato 12 settembre, porterà tra le vie di Pietramontecorvino i cavalieri, le dame, i soldati, i cavalli bardati, gli arcieri, i musici e gli sbandieratori: alle 17.30, il corteo e la rievocazione storica medievale inaugureranno le due giornate di “Suoni, sapori, colori di Terravecchia”.
A Vieste lo chiamavano Giuseppe “La Natura”, e già nel soprannome c’era tutto. C’era il suo modo di stare al mondo, la sua passione per le piante, per il paesaggio, per le pietre, per ciò che veniva prima e per ciò che rischiava di sparire. C’era anche quella sua aria fuori dal tempo, un po’ severa, un po’ eccentrica, che a chi non lo conosceva poteva sembrare soltanto stravaganza e che invece, dietro, nascondeva studio, disciplina, ossessione per la precisione e una forma viscerale di amore per il territorio. Giuseppe Ruggieri non era laureato. Aveva iniziato studi di botanica a Roma, poi interrotti dopo la morte del padre, quando la famiglia tornò a Vieste. Eppure, nel ricordo di chi lo ha frequentato, era uno di quegli uomini ai quali non serviva un titolo per essere riconosciuti come intellettuali. “Era una specie di enciclopedia del Gargano”, racconta a l’Attacco Raffaele Gentile, artigiano e titolare di “Lithos”, che lo conobbe attraverso il padre Carlo, suo amico stretto. “Parlava di cose che sapeva. Quando diceva una cosa, sapevi che dietro c’erano letture, osservazioni e verifiche. Non parlava mai per sentito dire” - ricorda. Il suo campo naturale era la botanica, ma sarebbe riduttivo fermarsi lì. Ruggieri conosceva specie, habitat, luoghi di crescita, stagioni. Sapeva dove trovare piante ormai rare, quali resistevano soltanto sul Gargano, come mutavano con il clima e con l’altitudine. Per arrivarci camminava e camminava, per chilometri, spesso da solo, dentro la Foresta Umbra, lungo i costoni, nelle aree interne, nei valloni, in luoghi dove oggi si arriva in macchina e dove allora si arrivava consumando suole. Poteva stare due o tre ore immobile, in inverno, con una macchina fotografica presa in prestito, aspettando la luce giusta per fotografare un fiore. Una diapositiva soltanto, magari, ma fatta come voleva lui. “Oggi viviamo in un mondo che corre”, osserva Gentile. “Giuseppe era l’opposto, aveva una pazienza quasi incomprensibile. Per fotografare una pianta poteva restare fermo per ore. Era fuori dal mondo, ma nel senso più alto del termine”.
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È quello che ti forma di più” - è la motivazione di chi ha scelto il corpo militare maggiormente legato alla montagna, rinunciando alla comodità di una sede più vicina a casa. Si può sintetizzare così la storia di Marianna Vieste, diciannovenne viestana che, dopo aver vinto il concorso per l’arruolamento nell’Esercito Italiano, ha concluso il percorso di formazione negli Alpini e lo scorso 3 luglio ha prestato il secondo giuramento, entrando ufficialmente a far parte del reparto. A rendere ancora più particolare il traguardo è anche il suo valore simbolico per la comunità viestana. Marianna è infatti la prima donna di Vieste a entrare negli Alpini e, almeno per quanto riguarda le generazioni più recenti, anche una tra i pochissimi cittadini viestani ad aver scelto il corpo della Penna Nera, una specialità tradizionalmente meno battuta rispetto ad altre sezioni dell’Esercito, soprattutto in un territorio intrinsecamente legato al mare come il Gargano. Il percorso è iniziato a Verona, dove Marianna ha affrontato i primi tre mesi di addestramento comune. Un periodo intenso, nel corso del quale ha imparato le basi della vita militare: dalla disciplina alla marcia, dall’uso delle armi ai primi poligoni, fino al lancio delle bombe a mano, alternando l’attività pratica alle lezioni teoriche dedicate all’organizzazione dell’Esercito e al diritto militare. Un addestramento duro, tanto da spingere diversi allievi ad interrompere il percorso. Lei, invece, è andata avanti, distinguendosi anche per serietà e senso di responsabilità, qualità che le hanno consentito di essere nominata, per un periodo, comandante del proprio plotone. Terminata la fase iniziale è arrivato il momento della scelta della specializzazione. Molti hanno preferito reparti logisticamente più vicini al sud oppure specialità considerate meno impegnative. Marianna, invece, non ha avuto dubbi: “Ho scelto gli Alpini perché, secondo me, sono il corpo che ti tempra maggiormente e che riesce a conferirti una formazione a tutto tondo”, riferisce a l’Attacco. “C’era anche il corso roccia, l’arrampicata, tutta una preparazione completamente nuova per me. Ho pensato che fosse il percorso più completo”. Una decisione che però implicava anche accettare il trasferimento ad Aosta, una delle sedi più lontane da casa e certamente tra le più difficili da raggiungere per chi vive sul Gargano. Una scelta che avrebbe potuto evitare, optando per reparti più vicini, ma che ha preferito affrontare proprio per la qualità della formazione: “Potevo scegliere una sede molto più comoda, ma volevo quella specializzazione. Sapevo che avrebbe comportato sacrifici, però era quella che mi avrebbe dato di più”.
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Sono partiti poco più che ventenni e sono tornati uomini, cuochi maturi, con un mestiere addosso e un’idea in testa: rientrare per costruire qualcosa di proprio. Dario Trimigno, manfredoniano, e Francesco De Vita, viestano, hanno trascorso più di dieci anni in Belgio, tra cucine, servizio, sacrifici, ristoranti del quartiere europeo, tavoli frequentati da ambasciatori, ambienti internazionali e quella gavetta vera che, se non ti spezza, ti forma. Alcuni mesi fa hanno compiuto una scelta e oggi quella scelta ha un nome: Ojalà Restó, il ristorante che hanno preso in gestione al Centro Vacanze "Crovatico", a Vieste, dove la cucina guarda il mare e prova a tenere insieme due mondi: le radici garganiche e tutto quello che i due chef hanno imparato fuori. “Io sono di Manfredonia, Francesco è di Vieste. Ci conosciamo talmente tanto che uno può parlare a nome dell’altro”, racconta Dario a l’Attacco. La loro storia sembra scritta da quegli incastri strani che uno capisce solo dopo. Avrebbero potuto incontrarsi già da ragazzi, quando lo zio di Francesco, professore all’alberghiero, propose a Dario di andare a lavorare con lui. Non accadde, poiché Dario aveva già firmato un altro contratto. I due si sarebbero ritrovati anni dopo, lontano da casa, a Bruxelles, presentati da un amico comune. Da lì è nato un rapporto umano che si è tradotto anche in una sintonia di cucina: “Da subito c’è stato feeling culinario: stessi sapori, stessi metodi, stesse tecniche”. Entrambi avevano alle spalle l’alberghiero, lui a San Giovanni Rotondo, Francesco a Vieste, e anni di gavetta tra Gargano, Toscana, Bologna e altre cucine italiane. Poi la partenza: Francesco arriva in Belgio seguendo uno chef, in un ristorante che puntava alla stella Michelin; Dario, invece, ci arriva attraverso uno stage formativo partito da Bologna, trasformato poi in contratto. Ed è così che Bruxelles diventa casa per entrambi. Francesco dal 2012 fino a quest’anno. Dario dal 2014 a gennaio 2026.
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La hall dell’Hotel Maremonti si è trasformata passo, dopo passo, da semplice zona di passaggio in vero e proprio spazio culturale e sociale, ridefinendo il concetto stesso di ospitalità. Questa evoluzione risponde alla richiesta di ospiti, viaggiatori e cittadini che cercano conoscenze e rapporti con il territorio. Ecco come gli eventi culturali qualificano e valorizzano le strutture alberghiere costruendo un'identità unica. L'hotel non vende più solo camere, ma un lifestyle. La hall diventa una piazza pubblica dove il viaggiatore può interagire con la comunità locale, percependo l'albergo come un luogo vivo e integrato nel tessuto urbano. I primi successi sono arrivati: ”INTRECCI D’ARTE”; una collettiva di pittori, che si sono dati appuntamento dal 2 al 7 settembre. Pennelli e colori dei maestri Fabrizio Ciccalè di Frosinone; Matteo Fiorentino vichese; Raouf Gharbia di Lecco; Achille Quadrini di Roma; Esilde Rendina e Francesca E. Rendina di San Severo; Olga Riger di Lecco. Ospite d’onore il M° Camillo Fait di Milano. La Mostra è patrocinata dal comune di Vico del Gargano e dalle Pro Loco di Vico e San Menaio.
Il conto alla rovescia è terminato. Oggi, giovedì 10 settembre, iniziano le quattro giornate medievali di Pietramontecorvino. Alle 18:00, l’apertura delle porte del borgo antico e l’inizio del Festival Internazionale dei Templari saranno annunciati da uno spettacolo di musici e sbandieratori. Alle 18:30, nella Chiesa Badiale, la Lectio Magistralis di Simonetta Cerrini su “La Passione dei Templari”. Dalle ore 21:00, la cena medievale nella “La Locanda del Borgo”. Dalle 22:30, nella Chiesa Badiale, il “Concerto al buio” per pianoforte e violino con musiche inedite del Maestro Franco De Feo e Nunzio Balestrieri. Il Festival dedicato ai “cavalieri del Tempio” è diretto da Gian Piero Alloisio, cantautore, drammaturgo e produttore italiano che ha collaborato con Giorgio Gaber e Francesco Guccini, e da Simonetta Cerrini, una delle maggiori studiose dei templari. Venerdì 11 settembre, la giornata sarà aperta alle 10:00 dalle visite guidate nel quartiere medievale di Terravecchia. Alle 18:30, la tavola rotonda su “I Templari, Francesco, la Puglia e la Capitanata” moderata da Simonetta Cerrini, con i video-contributi di Alessandro Barbero e Franco Cardini, mentre alla tavola rotonda in presenza interverranno ricercatrici, docenti e studiosi delle università di Bologna, Foggia e del Salento.
Ci sono incontri che nascono per caso e altri che, a guardarli da lontano, sembrano seguire un filo. È così che nasce Filo Conduttore, la mostra fotografica di Celestina Paola Ricucci, presentata dal Foto Cine Club di Foggia e ospitata negli spazi di Fuori Squadro dal 12 settembre al 3 ottobre 2026. Il progetto raccoglie fotografie realizzate da Paola Ricucci nel corso degli anni e riunite per questa occasione. Il filo che le attraversa è quello della solitudine, una solitudine che non coincide necessariamente con l’assenza degli altri. La fotografia di Ricucci utilizza la grana, il mosso, il controluce che narrano incontri quasi fantasmatici, presenze che si sfiorano senza fondersi. Lo spazio architettonico è enorme, quasi scenografico, e il corpo umano diventa una nota minima dentro una partitura troppo grande per lui. L’architettura non fa da sfondo, ma agisce sulla figura: la relativizza, la rende fragile.
✱14 Marzo 1879 ✚18 Aprile 1955
﴾ Anni 77 ﴿
Albert Einstein (14 marzo 1879 - 18 aprile 1955) è stato un fisico teorico di origine tedesca. Ha sviluppato la teoria della relatività generale, uno dei due pilastri della fisica moderna (insieme alla meccanica quantistica).
✱13 Settembre 1886 ✚8 Febbraio 1975
﴾ Anni 88 ﴿
Sir Robert Robinson, OM, PRS, FRSE (13 settembre 1886 - 8 febbraio 1975) è stato un chimico organico inglese e premio Nobel, riconosciuto nel 1947 per le sue ricerche sulle sostanze coloranti delle piante (antociani) e gli alcaloidi. Nel 1947 ricevette anche la Medaglia della Libertà con la Palma d'argento.
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