È quello che ti forma di più” - è la motivazione di chi ha scelto il corpo militare maggiormente legato alla montagna, rinunciando alla comodità di una sede più vicina a casa. Si può sintetizzare così la storia di Marianna Vieste, diciannovenne viestana che, dopo aver vinto il concorso per l’arruolamento nell’Esercito Italiano, ha concluso il percorso di formazione negli Alpini e lo scorso 3 luglio ha prestato il secondo giuramento, entrando ufficialmente a far parte del reparto. A rendere ancora più particolare il traguardo è anche il suo valore simbolico per la comunità viestana. Marianna è infatti la prima donna di Vieste a entrare negli Alpini e, almeno per quanto riguarda le generazioni più recenti, anche una tra i pochissimi cittadini viestani ad aver scelto il corpo della Penna Nera, una specialità tradizionalmente meno battuta rispetto ad altre sezioni dell’Esercito, soprattutto in un territorio intrinsecamente legato al mare come il Gargano. Il percorso è iniziato a Verona, dove Marianna ha affrontato i primi tre mesi di addestramento comune. Un periodo intenso, nel corso del quale ha imparato le basi della vita militare: dalla disciplina alla marcia, dall’uso delle armi ai primi poligoni, fino al lancio delle bombe a mano, alternando l’attività pratica alle lezioni teoriche dedicate all’organizzazione dell’Esercito e al diritto militare. Un addestramento duro, tanto da spingere diversi allievi ad interrompere il percorso. Lei, invece, è andata avanti, distinguendosi anche per serietà e senso di responsabilità, qualità che le hanno consentito di essere nominata, per un periodo, comandante del proprio plotone. Terminata la fase iniziale è arrivato il momento della scelta della specializzazione. Molti hanno preferito reparti logisticamente più vicini al sud oppure specialità considerate meno impegnative. Marianna, invece, non ha avuto dubbi: “Ho scelto gli Alpini perché, secondo me, sono il corpo che ti tempra maggiormente e che riesce a conferirti una formazione a tutto tondo”, riferisce a l’Attacco. “C’era anche il corso roccia, l’arrampicata, tutta una preparazione completamente nuova per me. Ho pensato che fosse il percorso più completo”. Una decisione che però implicava anche accettare il trasferimento ad Aosta, una delle sedi più lontane da casa e certamente tra le più difficili da raggiungere per chi vive sul Gargano. Una scelta che avrebbe potuto evitare, optando per reparti più vicini, ma che ha preferito affrontare proprio per la qualità della formazione: “Potevo scegliere una sede molto più comoda, ma volevo quella specializzazione. Sapevo che avrebbe comportato sacrifici, però era quella che mi avrebbe dato di più”.
Nei successivi tre mesi il livello dell’addestramento si è alzato ulteriormente. Alle esercitazioni con le armi si sono aggiunti il corso roccia, le tecniche di arrampicata, la nodologia, le pattuglie in ambiente montano e le marce con zaino e fucile. Tra le prove più impegnative c’è stata la salita alla Becca di Nona, una delle montagne simbolo della Valle d’Aosta.
Dopo aver montato le tende e trascorso la notte in quota, il reparto è ripartito alle quattro del mattino per raggiungere la vetta, affrontando oltre dodici chilometri di marcia e un notevole dislivello: “Siamo arrivati oltre i tremila metri. È stata una fatica enorme, ma anche un’esperienza bellissima.... alla fine, quando guardi indietro, capisci davvero quanto sei cresciuta”. L’addestramento si è concluso con il cosiddetto “mountain wolf”, esercitazione finale che unisce tecniche alpinistiche e combattimento, durante la quale gli allievi affrontano discese in corda con zaino e fucile, prove di squadra e simulazioni operative.
Per una ragazza cresciuta circondata dal mare e dalle spiagge del promontorio garganico, la montagna rappresentava un mondo completamente nuovo. Ed è proprio questo che l’ha spinta a provarlo. “Non nego che in principio è stato difficile, soprattutto perché ero lontana da casa. Però poi mi sono trovata benissimo. Quando finisci questo percorso hai la consapevolezza di aver fatto qualcosa che ti cambia davvero”.
In un corpo tradizionalmente percepito come fortemente maschile, Marianna racconta di aver trovato un ambiente molto diverso da quello spesso descritto: “Non ho avuto grossi problemi di questo tipo. Certo, eravamo meno donne rispetto agli uomini, ma mi sono trovata davvero bene”. Su circa 250 allievi, le donne erano una sessantina. Una presenza ancora minoritaria, ma in costante crescita, anche in reparti storicamente considerati tra i più impegnativi dell’Esercito.
Ora, concluso il percorso formativo, inizierà il servizio operativo. A breve raggiungerà l’ubicazione che le sarà assegnata per i prossimi tre anni. Le preferenze sono già state indicate, ma la destinazione definitiva sarà comunicata dall’Esercito. Ovunque andrà, per Vieste il suo traguardo rappresenta già un piccolo primato. Una storia insolita, che racconta come anche da un piccolo centro del Gargano possano nascere scelte fuori dagli schemi, in grado di rompere le tradizioni e aprire strade nuove.
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