A caccia di stelle sul Gargano, la storia di Nunzio Micale: “Il cielo deve essere accessibile a tutti”

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Tutto ha avuto inizio con le navicelle spaziali viste nei cartoni animati quando aveva cinque anni e, se sullo schermo quei mezzi immaginari si allontanavano dalla Terra, lui cominciava a fare il percorso contrario: alzava gli occhi e cercava di capire che cosa ci fosse lassù. Non poteva sapere che quella curiosità infantile sarebbe rimasta con lui per oltre vent’anni, trasformandosi prima in passione, poi in studio da autodidatta e infine in un’attività di divulgazione che oggi fa del firmamento l’oggetto d’interesse per le serate di residenti e turisti. Nella sua intervista a l’Attacco Nunzio Micale, che ora di anni ne ha 27, fa affidamento alle sue reminiscenze: “Dai cartoni passai ai documentari finché trovai in cantina un telescopio che apparteneva a mio fratello”. Con l’aiuto dei genitori cominciò a puntarlo verso gli oggetti più semplici da riconoscere, la Luna e i pianeti. Quando poi imparò a leggere, gli furono d’ausilio i libri: “da cui consolidai il fatto che l’astronomia dovesse diventare letteralmente parte di me”. A Vieste, tuttavia, trovare qualcuno con cui condividere quella passione non era semplice. Gli appuntamenti erano soprattutto fuori dal Gargano e, ancora bambino, Nunzio veniva accompagnato dai genitori a Bari, al planetario, ai convegni e ai seminari, in occasione dei quali ha incontrato anche astronauti come Samantha Cristoforetti e Luca Parmitano, esperienze che hanno alimentato ulteriormente una curiosità che ormai non era più soltanto quella di un bambino. Il passaggio dalla mera passione alla divulgazione si ha nell’adolescenza. Nel 2013 crea su Facebook il Gruppo Astrofili Dauni, con l’idea di mettere in contatto appassionati e curiosi della provincia di Foggia. Intanto cambia telescopio, compra una macchina fotografica e comincia a utilizzare l’astrofotografia per raccontare quello che osserva. Ma è l’anno successivo a segnare una tappa decisiva: l’8 maggio 2014, quando ha appena 14 anni, organizza a Vieste il suo primo evento pubblico, nell’ambito dell’iniziativa nazionale “Occhi su Saturno” e con la collaborazione del Comune. Da quel momento il telescopio smette definitivamente di essere uno strumento personale e viene reso qualcosa da mettere davanti agli occhi degli altri: “Iniziai i primi incontri di divulgazione proprio per portare ciò che abbiamo ogni giorno sopra le nostre teste e renderlo alla portata di tutti”.

Anche l’attrezzatura, però, ha un costo e, specie per un adolescente, non è una questione secondaria. Micale racconta di avere cominciato a lavorare a quindici anni come cameriere, mettendo da parte i primi guadagni, insieme ai soldi ricevuti a Natale o per il compleanno, per comprare strumenti sempre migliori: “L’astronomia, in termini di strumentazione, è molto dispendiosa. I sacrifici e le rinunce mi hanno permesso di acquistare quello che oggi metto a disposizione della collettività”. Dietro una serata trascorsa a osservare gli anelli di Saturno, insomma, ci sono anni di risparmi, studio ed esperienza.

Nel febbraio 2020 il gruppo nato sui social diventa un’associazione, tuttavia, nemmeno un mese dopo, con l’avvento del Covid tutto si ferma... tranne il desiderio di guardare il cielo: in quel periodo gli iscritti arrivano a una settantina e l’astronomia diventa persino un modo per evadere simbolicamente dalle case, tramite seminari online e osservazioni in diretta, invitando le persone a cercare il cielo dai balconi, dalle terrazze e dai giardini.

Terminata quell’esperienza, Micale sceglie di proseguire con un progetto personale, che chiama “AstroGargano”. Il principio resta lo stesso di quando aveva quattordici anni: rendere comprensibile ciò che, osservato da lontano, può apparire inaccessibile. Prima ci si orienta a occhio nudo tra stelle e costellazioni, poi entrano in scena i telescopi e quei puntini acquistano forma: Giove mostra le bande atmosferiche e le sue lune, Saturno gli anelli e sulla superficie lunare si mettono a fuoco crateri, mari e rilievi. 

“Comprendere quanto siano immense quelle distanze”, osserva Micale, “significa anche rendersi conto di quanto sia fragile il nostro pianeta, l’unica casa che abbiamo”. Alle osservazioni partecipano adulti, bambini, residenti e soprattutto visitatori, che continuano a confrontarsi sui fenomeni astronomici anche dopo gli eventi. Non si esaurisce tutto alle singole serate - dunque - che divengono invece un insolito volano di promozione territoriale, in quanto si raggiungono luoghi lontani dall’illuminazione urbana, talvolta ignoti persino ai viestani. 

È la frontiera dell’astroturismo, sulla quale Micale ritiene che il Gargano abbia ancora molto spazio da conquistare. Negli anni sono arrivate collaborazioni con Comuni, associazioni e strutture ricettive, anche fuori provincia e fuori regione; sul promontorio, invece, il riscontro più consistente è arrivato finora soprattutto da hotel, camping e altre realtà private. Eppure, sostiene, un territorio che vende natura, paesaggio e silenzio possiede già quasi tutto ciò che serve per trasformare anche il cielo in una risorsa.

“Il feedback che ricevo - conclude Micale - è che si tratta di un’esperienza diversa, che permette di disconnettersi e di prendere contatto con la natura”. Non è difficile, dopotutto. Basta allontanarsi dagli schermi e dalle luci artificiali e fare come il Nunzio bambino: alzare gli occhi al cielo.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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