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L’ennesimo annuncio di lavori alla galleria Palombari riaccende il dibattito sui collegamenti tra Vieste e il resto della provincia di Foggia. Aldo Ragni, dirigente di Italia Viva affida a un lungo post sui social una riflessione sulle ripetute chiusure delle gallerie e sulle conseguenze per residenti, lavoratori, studenti e turisti. A far discutere è soprattutto la durata dei nuovi interventi annunciati: 217 giorni. Un periodo che, secondo Ragni, si aggiunge a una lunga serie di disagi registrati negli ultimi cinque anni. "Ho sempre contestato quella lettura, piuttosto diffusa tra molti miei concittadini, secondo cui Vieste e il Gargano sarebbero territori poco considerati, dimenticati dalle istituzioni e trattati come periferie di cui ci si ricorda soltanto occasionalmente", esordisce Ragni. Una convinzione che, però, ammette di aver cominciato a rivedere proprio alla luce delle continue interruzioni della viabilità.
Dal carovita al diritto allo studio, gli studenti hanno attraversato l'Italia insieme ai lavoratori. Al centro della protesta la richiesta di risorse per formazione, servizi e autonomia, futuro è sceso in piazza prima ancora di diventare un contratto di lavoro, una casa da affittare, una vita indipendente. Le manifestazioni di venerdì hanno attraversato l'Italia portando nelle strade studenti e lavoratori, uniti dalla contestazione del carovita e delle politiche di riarmo. Dietro gli striscioni, una preoccupazione comune: il progressivo restringersi delle possibilità di studiare, lavorare e costruire un'autonomia economica. Lo sciopero generale proclamato dall'Unione sindacale di base ha incrociato la mobilitazione delle organizzazioni studentesche. Prezzi, affitti, bollette e salari insufficienti hanno composto una piattaforma nella quale il diritto allo studio è diventato parte di una questione sociale più ampia. Le organizzazioni hanno contestato un futuro segnato da precarietà e lavoro povero, chiedendo un'istruzione pubblica accessibile e risorse destinate ai bisogni sociali. Per chi frequenta una scuola o un'università, le difficoltà cominciano prima dell'ingresso nel mercato del lavoro: trasporti, materiali didattici, alloggi e costi della formazione pesano sulle famiglie. A Bari, nella manifestazione partita da piazza Umberto, le richieste hanno riguardato anche finanziamenti strutturali per le borse di studio, un biglietto unico regionale dei trasporti e interventi sugli edifici scolastici. Forte l'adesione a Foggia dove il corteo ha raggiunto la Provincia, intrecciando la protesta contro il carovita alla richiesta di scuole sicure. La manutenzione degli istituti è stata uno dei temi centrali richiamati dagli studenti. Le piazze hanno così posto una domanda che resta anche quando i cortei si sciolgono: quali prospettive attendono chi oggi studia? La risposta passa dalla possibilità di accedere alla formazione, completarla e trovare un lavoro che consenta di vivere del proprio reddito. È lungo questo percorso che vanno cercate opportunità e fratture.
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Sono quattro le aziende della provincia di Foggia che la prossima settimana saranno a Ecomondo, la fiera dell’economia circolare e della transizione ecologica in programma dal 3 al 6 novembre al quartiere fieristico di Rimini. Tre avranno uno stand: Sistemi Energetici di Foggia, Sud Recuperi Ecologici di Cerignola e Arace Laboratori di San Severo. La quarta, Bioripa, è stata invitata dagli organizzatori a presentare il proprio progetto per l’impianto di Lucera. Nessuna di loro è una startup, mentre tra le startup pugliesi in fiera ci sarà Noonbolt di Terlizzi, nel Barese, guidata però da un foggiano. La manifestazione, giunta alla ventinovesima edizione e organizzata da Italian Exhibition Group, conta oltre 1.800 marchi espositori su circa 169mila metri quadrati e trenta padiglioni, e vanta più di mille buyer internazionali invitati con il sostegno del ministero degli Esteri e dell’Ice. In calendario ci sono oltre settanta convegni, tra cui gli Stati Generali della Green Economy. Sistemi Energetici spa sarà al padiglione B5, stand 508, nell’area dedicata alle bioenergie, insieme alla sua sede di Montichiari, in provincia di Brescia. L’azienda partecipa a Ecomondo da diversi anni come costruttrice di impianti a biogas e biometano. Nata nel 2002 per iniziativa dell’ingegnere Marcello Salvatori, oggi amministratore unico, è a capo di un gruppo di otto società e per anni ha lavorato soprattutto su eolico e fotovoltaico. Dal 2019, con l’apertura della sede bresciana, è cresciuta l’attività sul biometano: oggi gli impianti costruiti in tutta Italia sono più di quaranta. “Progettiamo un impianto a biogas e biometano dall’inizio alla fine, seguendone tutte le fasi. È il nostro punto di forza rispetto ai competitor”, spiega a l’Attacco Salvatori. Mercoledì 4 novembre alle 16:30, nell’area del Cib Forum, l’ingegnere Mario Fedele, project manager dell’impianto di upgrading dell’azienda, interverrà al panel “Upgrading: tecnologie e soluzioni per il biometano”. L’upgrading è il processo che toglie al biogas l’anidride carbonica e le impurità per trasformarlo in biometano, e Fedele presenterà il sistema messo a punto dall’azienda: un progetto di ricerca e sviluppo partito da prototipi di piccola scala e arrivato alla scala industriale, testato direttamente sull’impianto aziendale e ora avviato verso la commercializzazione.
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Una nuova area verde attrezzata nel cuore della città: è la contro proposta del consigliere di opposizione Michele Azzellino.
"Nel vecchio Rione Camomilla, nelle immediate adiacenze di Corso Giannone e della Chiesa di San Pietro, la più antica del luogo. Dall'ex mercato coperto - un’area da molti anni degradata - nasce il parco urbano che connette la città, un progetto strategico pensato non solo per incrementare il verde pubblico, ma per rivoluzionare la vivibilità e la mobilità sostenibile dell’intero comune. Il parco sarà impreziosito dalla piantumazione di alberi di arance e limoni: una scelta simbolica e sensoriale per dare subito un caloroso benvenuto ai turisti, rendendo immediatamente chiaro che Rodi è la città degli agrumi. L nuova area verde svolgerà una fondamentale funzione di "cerniera" per residenti e turisti. Il parco ospiterà infatti uno spazio dedicato alla sosta delle auto, configurandosi come un vero e proprio punto di interscambio ecologico. L'area sarà completamente attrezzata per supportare la mobilità elettrica e le biciclette, offrendo servizi di ricarica dedicati e stalli sicuri".
L’intesa raggiunta a Bruxelles tra i tre principali gruppi politici della maggioranza al Parlamento europeo segna una svolta per il futuro dell’automotive. Il compromesso, nato sulla scia dell’accordo bilaterale siglato a metà ottobre 2026 dai governi di Francia e Germania, apre alla neutralità tecnologica e supera il principio dell’obbligo di una mobilità interamente elettrica dal 2035. Il rinvio degli obiettivi europei appare sempre più probabile, ma la portata delle concessioni alla filiera dipenderà dai prossimi negoziati. Il primo passaggio decisivo è previsto per la fine di novembre, quando il Parlamento europeo voterà la propria posizione ufficiale. Nel dettaglio, l’accordo tra Partito Popolare Europeo (PPE), Socialisti e Democratici (S&D) e Liberali di Renew Europe prevede per le autovetture una riduzione delle emissioni allo scarico dell’87,5% entro il 2035 rispetto ai livelli del 2021. Il restante 12,5% sarà gestito attraverso meccanismi di flessibilità: il 7,5% mediante crediti legati all’utilizzo di acciaio verde prodotto in Europa, mentre il 5% non comporterà ulteriori obblighi di compensazione. Sul tema è intervenuto Matteo Biancofiore, imprenditore foggiano e titolare della concessionaria EuroVector, che manifesta perplessità sulla portata dell’accordo e sulle prospettive della transizione: “È un accordo politico che, a mio avviso, è eccessivamente minimalista. Ma una riduzione del 90% cosa significa concretamente? Se consideriamo un’automobile che emette mediamente 130-140 grammi di CO₂, quante vetture elettriche dovrò vendere per raggiungere quell’obiettivo? Il rischio è che il peso della transizione ricada comunque in larga parte sull’elettrico, perché al momento è l’unica tecnologia a impatto zero disponibile. Era prevedibile una revisione: è evidente che l’Europa non è pronta a passare interamente alla vendita di autovetture elettriche, per tanti motivi”. Tra le criticità principali, Biancofiore indica la dipendenza dalla Cina per le batterie e le carenze infrastrutturali: “Non abbiamo una produzione autonoma di batterie e dobbiamo acquistarle dalla Cina. Il problema, sul fronte infrastrutturale, riguarda soprattutto la capacità della rete di erogare energia alla potenza necessaria. Se un milione di autovetture si collegasse contemporaneamente per ricaricare le batterie, in Italia si rischierebbe un blackout generalizzato. Mi auguro che da qui al 2035 si lavori anche sulle infrastrutture, altrimenti la transizione sarà impossibile. Il mercato rischia di fermarsi, con un crollo delle vendite, un maggiore ricircolo delle auto usate e, di conseguenza, più lavoro per i meccanici”.
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Dalla tavola alle decorazioni di Halloween, passando per le ricette della tradizione e i segreti dell’intaglio, domani sabato 31 ottobre i mercati contadini di Campagna Amica in Puglia si trasformano in veri e propri pumpkin patch, con iniziative dedicate alla zucca, protagonista indiscussa della stagione autunnale. È l’iniziativa promossa da Coldiretti Puglia che coinvolgerà contemporaneamente i mercati contadini della Puglia, per far conoscere le tante varietà di questo ortaggio, i suoi molteplici utilizzi in cucina e le possibilità di trasformarlo in originali decorazioni.
La Capitanata recupera terreno sul lavoro, ma deve ancora trasformare la crescita in opportunità più diffuse e durature. Il rendiconto sociale Inps 2025 fotografa una provincia in miglioramento: il tasso di occupazione sale dal 44,3% del 2022 al 49,6%, con un recupero di 5,3 punti. Nell’ultimo anno Foggia guadagna 2,2 punti, mentre il dato pugliese arretra lievemente.
Domenica scorsa la sezione pugliese dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani ha celebrato la sua assemblea generale a Fasano. L’obiettivo dichiarato era quello di mettere i Comuni al centro delle scelte che riguardano il futuro dei territori, valorizzando il contributo diretto di Sindaci e amministratori locali nella definizione delle politiche pubbliche. Alla kermesse dal titolo “I Comuni protagonisti della governance territoriale. Scenari in divenire, proposte concrete e confronto istituzionale per il futuro delle comunità pugliesi” hanno partecipato oltre 200 amministratori delle istituzioni, in una giornata di confronto dedicata alle principali sfide che interessano i Comuni pugliesi e ai cambiamenti nei modelli di governance dei servizi e delle politiche territoriali. Padrona di casa ovviamente la presidente Fiorenza Pascazio, Sindaca di Bitetto, la quale ha richiamato il significato dell’iniziativa e la volontà di sperimentare un modello di assemblea fondato sull’ascolto e sul coinvolgimento. E in effetti sono state allestite quattro sessioni tematiche: welfare e transizione degli Ambiti sociali, con particolare attenzione all’organizzazione dei servizi, alle fragilità sociali e alle nuove povertà; governance del ciclo dei rifiuti, per affrontare le criticità gestionali, organizzative e impiantistiche; politiche abitative e diritto alla casa, per individuare strumenti e soluzioni in risposta alla crescente emergenza abitativa; adattamento e mitigazione climatica, per promuovere strategie e azioni concrete a sostegno dei territori. Tutti sono stati chiamati a condividere esperienze, evidenziare criticità e formulare proposte a partire dalle esigenze delle rispettive comunità, anche per confezionare proposte concrete da portare tra un mese a Verona all’assemblea nazionale, giunta alla 43esima edizione. Nell’occasione sono intervenuti anche gli assessori regionali Cristian Casili al Welfare, Debora Ciliento all’Ambiente e al Clima e Marina Leuzzi all’Urbanistica e Casa. “Il bilancio di questa assemblea è decisamente positivo – ha commentato Pascazio – perché abbiamo scelto un’impostazione innovativa, mettendo al centro i Sindaci e gli amministratori, protagonisti attivi dei lavori. Siamo riusciti a dare pieno significato a questo obiettivo, offrendo loro l’opportunità di esprimere il proprio punto di vista, rappresentare le esigenze dei territori e condividere criticità e proposte. Ne è nato un confronto concreto e una riflessione collettiva di grande utilità. Importante è stata la corposa partecipazione, con numerosi enti coinvolti e una disponibilità al dialogo da parte della Regione che ringrazio per la presenza e il confronto. L’obiettivo è proseguire su questa strada, rafforzando la collaborazione istituzionale e valorizzando il ruolo dei Comuni nella definizione delle politiche che riguardano i territori e i cittadini. È un metodo di lavoro nel quale crediamo e sul quale intendiamo continuare a investire”.
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La Puglia si conferma tra le destinazioni più attrattive per l’oleoturismo in Italia, conquistando il secondo posto nazionale con il 28% delle preferenze espresse dai turisti italiani, subito dopo la Toscana (29%), una vocazione pugliese legata ad un patrimonio produttivo e paesaggistico di straordinaria rilevanza, con oltre 370mila ettari coltivati a olivo, circa 60 milioni di piante e 148.127 aziende olivicole, pari al 43% delle imprese agricole regionali.
“I dati sulla crescita delle imprese in provincia di Foggia, elaborati per Movimprese per UnionCamere e Infocamere, rappresentano un segnale incoraggiante. Il nostro territorio continua a esprimere vitalità imprenditoriale e capacità di iniziativa: è un patrimonio economico e sociale che dobbiamo riconoscere, ma soprattutto mettere nelle condizioni di consolidarsi”, ha dichiarato il presidente di Confcommercio Foggia Antonio Metauro.
È stato presentato questa mattina in occasione della conferenza stampa indetta da Pasquale Cataneo, (Civica Italia) presso la Sala Consiliare di Palazzo di Città il piano di rilancio della ferrovia Foggia–Manfredonia, con particolare attenzione al trasporto passeggeri e merci e al raccordo ferroviario con il Porto alti fondali di Manfredonia.
Quattro parlamentari della Capitanata presenti su sette, tre letture diverse della crisi e una porta che, a un certo punto, si è chiusa. Ieri mattina Confagricoltura Foggia ha riunito nella propria sede provinciale i parlamentari del territorio per presentare le sue proposte a sostegno del comparto agricolo. Al tavolo con il presidente provinciale di Confagricoltura Filippo Schiavone si sono seduti i deputati di Forza Italia Giandiego Gatta e Giorgio Lovecchio, la senatrice di Fratelli d’Italia Anna Maria Fallucchi e la senatrice del Movimento 5 Stelle Gisella Naturale. Assenti il deputato di Fratelli d’Italia Giandonato La Salandra e i pentastellati Marco Pellegrini e Carla Giuliano. Per descrivere il momento Schiavone ha ripreso una parola del presidente nazionale Massimiliano Giansanti, “policrisi”: dopo il Covid e la guerra in Ucraina, è stata la chiusura dello Stretto di Hormuz a pesare più di tutto, dal carburante ai concimi di sintesi come l’urea. “La provincia di Foggia è lo specchio dell’agricoltura italiana”, ha detto il presidente: un tempo era la patria del grano, oggi lo è anche del pomodoro e dell’asparago, e tutte queste filiere “stanno vivendo una crisi terribile”. Le misure già varate, ha osservato il presidente, dai 30 milioni promessi dalla Regione ai 60 milioni del governo per compensare il caro carburante, fino al decreto fertilizzanti, intervengono soprattutto sui maggiori costi, mentre la crisi di mercato resta “spaventosa”. Schiavone ha messo in fila i numeri del grano: oggi viene pagato 30 euro al quintale, mentre il costo di produzione per ettaro, che un tempo era tra i 700 e i 900 euro, al Sud è salito a 1.200 euro, come certificato dall’Ismea. Lo stesso vale per l’olio, soprattutto sul Gargano e nelle aree interne, un’olivicoltura finita in serie B “non per la qualità del prodotto”, ma per la difficoltà di coltivare terreni a determinate altitudini. Per questo servono interventi di mercato: “A noi il populismo, l’apparire brillanti non ci interessa, ci interessa trovare soluzioni”. Il presidente ha espresso “grande fiducia” nel Coltivaitalia e a l’Attacco ha spiegato che i 300 milioni per l’olivicoltura “saranno importanti e strategici anche per il mercato dei prossimi mesi, ma anche dei prossimi anni, perché l’Italia si andrà a dotare per la prima volta nella storia di un piano olivicolo nazionale”.
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Un edificio rurale recuperato diventa uno spazio dedicato alla cultura del vino e alla memoria del territorio. È la Casa nel Vigneto, il progetto dell’architetto orsarese Nicola Tramonte presentato a Villa Jamele durante il 31° Appuntamento con la Daunia organizzato da Peppe Zullo.
Superare la soglia delle trenta edizioni significa dimostrare che un appuntamento ha saputo mettere radici e trovare, nel tempo, le ragioni per continuare a esistere. Arrivare a trentuno, per una manifestazione che ha fatto del rapporto con la terra e con le tradizioni locali la propria cifra distintiva, vuol dire anche rinnovare una scommessa. È con questo spirito che ieri Villa Jamele ha ospitato il 31° Appuntamento con la Daunia, la manifestazione ideata da Peppe Zullo che ha riunito attorno alla sua esperienza il mondo della cultura, dell'impresa e dell'enogastronomia. L'edizione del 2026 ha avuto un significato particolare per lo chef contadino di Orsara di Puglia, insignito del riconoscimento di Maestro del Made in Italy per il suo contributo alla valorizzazione delle produzioni locali e alla trasmissione dei saperi legati alla cucina e alla cultura agricola. Alla ricorrenza si è aggiunta la presentazione al pubblico della nuova Casa Museo nel vigneto, un progetto di recupero edilizio realizzato all'interno del complesso di Villa Jamele e destinato a diventare un punto di riferimento per le attività didattiche e culturali legate al vino. Il lavoro di Peppe Zullo non si esaurisce nella cucina e nella trasformazione delle materie prime, ma si propone di custodire e trasmettere un patrimonio di conoscenze che appartiene alla storia dei Monti Dauni. È una prospettiva nella quale la ristorazione incontra l'agricoltura, la cultura del cibo si intreccia con quella dell'accoglienza e l'impresa contribuisce a rendere riconoscibile il territorio in cui opera. "Quella di quest'anno è un'edizione speciale perché, se superare i trenta è difficile, farne trentuno è ancora più difficile. Ma noi ci siamo, siamo ancora qua nell'orto, con i nostri prodotti, con la nostra terra, con il nostro territorio, gli stupendi Monti Dauni, in cui crediamo tantissimo e lo dimostriamo ogni giorno", ha dichiarato Peppe Zullo a l'Attacco. Lo chef ha parlato con i prodotti della sua terra tra le mani, richiamando il legame con il territorio che rappresenta il filo conduttore della sua esperienza professionale. Non una semplice dichiarazione d'amore per le proprie radici, ma una scelta costruita nel tempo attraverso l'utilizzo delle produzioni locali e la volontà di fare della cucina uno strumento per raccontare la storia e le peculiarità di un'area interna della Puglia. Il riconoscimento di Maestro del Made in Italy conferisce un valore ulteriore a questo percorso. "Quest'anno, oltre a festeggiare la terra, il cibo e tutto il resto, ho avuto l'onore di ricevere un premio che, secondo me, è uno dei più importanti che si possano ricevere, quello di Maestro del Made in Italy nell'agroalimentare", ha aggiunto Zullo a l'Attacco.
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Il valore di una tradizione si misura anche dalla capacità di trasmetterla a chi verrà dopo, trasformando i saperi del passato in occasioni di conoscenza e crescita. È questa la filosofia che accompagna da oltre trent’anni l’esperienza di Peppe Zullo, cuoco contadino di Orsara di Puglia, protagonista del 31° Appuntamento con la Daunia. Stamattina, a Villa Jamele, lo chef ha accolto ospiti e rappresentanti di diversi settori per un’edizione speciale della manifestazione, arricchita dalla presentazione della nuova Casa Museo nel vigneto.
Dal completamento dei quartieri incompiuti alla riqualificazione delle aree rimaste inutilizzate, passando per la salvaguardia del territorio agricolo. Il Piano Urbanistico Generale di Cerignola punta a intervenire su problemi che si trascinano da decenni, cercando di conciliare le esigenze di sviluppo della città con una maggiore attenzione ai servizi e al consumo di suolo. La settimana scorsa il percorso di redazione del PUG è stato al centro di una Commissione Urbanistica aperta alla cittadinanza, alla quale hanno partecipato l’assessore all’Urbanistica Luciano Giannotti e gli architetti Umberto Bloise e Gianluca Andreassi, impegnati nella stesura dello strumento di pianificazione. Tra i nodi da affrontare c’è quello dell’area Sud-Est Fornaci, dove la crescita urbana si è sviluppata in maniera frammentata, senza un disegno organico. L’obiettivo è ricomporre il tessuto cittadino attraverso una pianificazione che accompagni le nuove trasformazioni con strade, infrastrutture e servizi, evitando che gli interventi restino isolati dal resto del territorio. Un’altra questione riguarda le aree sulle quali cittadini e imprenditori hanno investito senza riuscire, negli anni, a ottenere i risultati attesi. Il PUG intende intervenire anche su queste situazioni attraverso strumenti di perequazione e compensazione urbanistica, con l’obiettivo di favorire il superamento delle criticità e garantire ricadute positive per l’intera comunità. Particolare attenzione è riservata all’agro cerignolano, che si estende per circa 58mila ettari e rappresenta una risorsa economica e ambientale fondamentale. La pianificazione punta a preservarne la vocazione agricola e produttiva, valorizzando al contempo il patrimonio rurale e gli spazi urbani già esistenti. Ridurre il consumo di nuovo suolo e recuperare le aree disponibili sono tra gli indirizzi indicati per orientare lo sviluppo futuro. L’incontro si è inserito nel percorso di partecipazione avviato dall’Assessorato, che ha previsto momenti di confronto nei quartieri, nelle parrocchie e nei centri di aggregazione. Resta aperta la possibilità di presentare osservazioni e contributi alla redazione del Piano, in un processo che coinvolge anche diversi enti e richiede approfondimenti tecnici e amministrativi. Le scelte urbanistiche dei prossimi quindici anni dovranno fare i conti con le trasformazioni demografiche e con un patrimonio edilizio che offre ancora margini di recupero. È partendo da queste coordinate che gli architetti Bloise e Andreassi hanno illustrato alla Commissione Urbanistica le previsioni del nuovo Piano Urbanistico Generale di Cerignola, soffermandosi sul dimensionamento residenziale e sugli strumenti pensati per governare lo sviluppo della città.
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L’ennesimo annuncio di lavori alla galleria Palombari riaccende il dibattito sui collegamenti tra Vieste e il resto della provincia di Foggia. Aldo Ragni, dirigente di Italia Viva affida a un lungo post sui social una riflessione sulle ripetute chiusure delle gallerie e sulle conseguenze per residenti, lavoratori, studenti e turisti. A far discutere è soprattutto la durata dei nuovi interventi annunciati: 217 giorni. Un periodo che, secondo Ragni, si aggiunge a una lunga serie di disagi registrati negli ultimi cinque anni. "Ho sempre contestato quella lettura, piuttosto diffusa tra molti miei concittadini, secondo cui Vieste e il Gargano sarebbero territori poco considerati, dimenticati dalle istituzioni e trattati come periferie di cui ci si ricorda soltanto occasionalmente", esordisce Ragni. Una convinzione che, però, ammette di aver cominciato a rivedere proprio alla luce delle continue interruzioni della viabilità.
Dal carovita al diritto allo studio, gli studenti hanno attraversato l'Italia insieme ai lavoratori. Al centro della protesta la richiesta di risorse per formazione, servizi e autonomia, futuro è sceso in piazza prima ancora di diventare un contratto di lavoro, una casa da affittare, una vita indipendente. Le manifestazioni di venerdì hanno attraversato l'Italia portando nelle strade studenti e lavoratori, uniti dalla contestazione del carovita e delle politiche di riarmo. Dietro gli striscioni, una preoccupazione comune: il progressivo restringersi delle possibilità di studiare, lavorare e costruire un'autonomia economica. Lo sciopero generale proclamato dall'Unione sindacale di base ha incrociato la mobilitazione delle organizzazioni studentesche. Prezzi, affitti, bollette e salari insufficienti hanno composto una piattaforma nella quale il diritto allo studio è diventato parte di una questione sociale più ampia. Le organizzazioni hanno contestato un futuro segnato da precarietà e lavoro povero, chiedendo un'istruzione pubblica accessibile e risorse destinate ai bisogni sociali. Per chi frequenta una scuola o un'università, le difficoltà cominciano prima dell'ingresso nel mercato del lavoro: trasporti, materiali didattici, alloggi e costi della formazione pesano sulle famiglie. A Bari, nella manifestazione partita da piazza Umberto, le richieste hanno riguardato anche finanziamenti strutturali per le borse di studio, un biglietto unico regionale dei trasporti e interventi sugli edifici scolastici. Forte l'adesione a Foggia dove il corteo ha raggiunto la Provincia, intrecciando la protesta contro il carovita alla richiesta di scuole sicure. La manutenzione degli istituti è stata uno dei temi centrali richiamati dagli studenti. Le piazze hanno così posto una domanda che resta anche quando i cortei si sciolgono: quali prospettive attendono chi oggi studia? La risposta passa dalla possibilità di accedere alla formazione, completarla e trovare un lavoro che consenta di vivere del proprio reddito. È lungo questo percorso che vanno cercate opportunità e fratture.
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L’intesa raggiunta a Bruxelles tra i tre principali gruppi politici della maggioranza al Parlamento europeo segna una svolta per il futuro dell’automotive. Il compromesso, nato sulla scia dell’accordo bilaterale siglato a metà ottobre 2026 dai governi di Francia e Germania, apre alla neutralità tecnologica e supera il principio dell’obbligo di una mobilità interamente elettrica dal 2035. Il rinvio degli obiettivi europei appare sempre più probabile, ma la portata delle concessioni alla filiera dipenderà dai prossimi negoziati. Il primo passaggio decisivo è previsto per la fine di novembre, quando il Parlamento europeo voterà la propria posizione ufficiale. Nel dettaglio, l’accordo tra Partito Popolare Europeo (PPE), Socialisti e Democratici (S&D) e Liberali di Renew Europe prevede per le autovetture una riduzione delle emissioni allo scarico dell’87,5% entro il 2035 rispetto ai livelli del 2021. Il restante 12,5% sarà gestito attraverso meccanismi di flessibilità: il 7,5% mediante crediti legati all’utilizzo di acciaio verde prodotto in Europa, mentre il 5% non comporterà ulteriori obblighi di compensazione. Sul tema è intervenuto Matteo Biancofiore, imprenditore foggiano e titolare della concessionaria EuroVector, che manifesta perplessità sulla portata dell’accordo e sulle prospettive della transizione: “È un accordo politico che, a mio avviso, è eccessivamente minimalista. Ma una riduzione del 90% cosa significa concretamente? Se consideriamo un’automobile che emette mediamente 130-140 grammi di CO₂, quante vetture elettriche dovrò vendere per raggiungere quell’obiettivo? Il rischio è che il peso della transizione ricada comunque in larga parte sull’elettrico, perché al momento è l’unica tecnologia a impatto zero disponibile. Era prevedibile una revisione: è evidente che l’Europa non è pronta a passare interamente alla vendita di autovetture elettriche, per tanti motivi”. Tra le criticità principali, Biancofiore indica la dipendenza dalla Cina per le batterie e le carenze infrastrutturali: “Non abbiamo una produzione autonoma di batterie e dobbiamo acquistarle dalla Cina. Il problema, sul fronte infrastrutturale, riguarda soprattutto la capacità della rete di erogare energia alla potenza necessaria. Se un milione di autovetture si collegasse contemporaneamente per ricaricare le batterie, in Italia si rischierebbe un blackout generalizzato. Mi auguro che da qui al 2035 si lavori anche sulle infrastrutture, altrimenti la transizione sarà impossibile. Il mercato rischia di fermarsi, con un crollo delle vendite, un maggiore ricircolo delle auto usate e, di conseguenza, più lavoro per i meccanici”.
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Sono quattro le aziende della provincia di Foggia che la prossima settimana saranno a Ecomondo, la fiera dell’economia circolare e della transizione ecologica in programma dal 3 al 6 novembre al quartiere fieristico di Rimini. Tre avranno uno stand: Sistemi Energetici di Foggia, Sud Recuperi Ecologici di Cerignola e Arace Laboratori di San Severo. La quarta, Bioripa, è stata invitata dagli organizzatori a presentare il proprio progetto per l’impianto di Lucera. Nessuna di loro è una startup, mentre tra le startup pugliesi in fiera ci sarà Noonbolt di Terlizzi, nel Barese, guidata però da un foggiano. La manifestazione, giunta alla ventinovesima edizione e organizzata da Italian Exhibition Group, conta oltre 1.800 marchi espositori su circa 169mila metri quadrati e trenta padiglioni, e vanta più di mille buyer internazionali invitati con il sostegno del ministero degli Esteri e dell’Ice. In calendario ci sono oltre settanta convegni, tra cui gli Stati Generali della Green Economy. Sistemi Energetici spa sarà al padiglione B5, stand 508, nell’area dedicata alle bioenergie, insieme alla sua sede di Montichiari, in provincia di Brescia. L’azienda partecipa a Ecomondo da diversi anni come costruttrice di impianti a biogas e biometano. Nata nel 2002 per iniziativa dell’ingegnere Marcello Salvatori, oggi amministratore unico, è a capo di un gruppo di otto società e per anni ha lavorato soprattutto su eolico e fotovoltaico. Dal 2019, con l’apertura della sede bresciana, è cresciuta l’attività sul biometano: oggi gli impianti costruiti in tutta Italia sono più di quaranta. “Progettiamo un impianto a biogas e biometano dall’inizio alla fine, seguendone tutte le fasi. È il nostro punto di forza rispetto ai competitor”, spiega a l’Attacco Salvatori. Mercoledì 4 novembre alle 16:30, nell’area del Cib Forum, l’ingegnere Mario Fedele, project manager dell’impianto di upgrading dell’azienda, interverrà al panel “Upgrading: tecnologie e soluzioni per il biometano”. L’upgrading è il processo che toglie al biogas l’anidride carbonica e le impurità per trasformarlo in biometano, e Fedele presenterà il sistema messo a punto dall’azienda: un progetto di ricerca e sviluppo partito da prototipi di piccola scala e arrivato alla scala industriale, testato direttamente sull’impianto aziendale e ora avviato verso la commercializzazione.
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Dalla tavola alle decorazioni di Halloween, passando per le ricette della tradizione e i segreti dell’intaglio, domani sabato 31 ottobre i mercati contadini di Campagna Amica in Puglia si trasformano in veri e propri pumpkin patch, con iniziative dedicate alla zucca, protagonista indiscussa della stagione autunnale. È l’iniziativa promossa da Coldiretti Puglia che coinvolgerà contemporaneamente i mercati contadini della Puglia, per far conoscere le tante varietà di questo ortaggio, i suoi molteplici utilizzi in cucina e le possibilità di trasformarlo in originali decorazioni.
La Capitanata recupera terreno sul lavoro, ma deve ancora trasformare la crescita in opportunità più diffuse e durature. Il rendiconto sociale Inps 2025 fotografa una provincia in miglioramento: il tasso di occupazione sale dal 44,3% del 2022 al 49,6%, con un recupero di 5,3 punti. Nell’ultimo anno Foggia guadagna 2,2 punti, mentre il dato pugliese arretra lievemente.
Una nuova area verde attrezzata nel cuore della città: è la contro proposta del consigliere di opposizione Michele Azzellino.
"Nel vecchio Rione Camomilla, nelle immediate adiacenze di Corso Giannone e della Chiesa di San Pietro, la più antica del luogo. Dall'ex mercato coperto - un’area da molti anni degradata - nasce il parco urbano che connette la città, un progetto strategico pensato non solo per incrementare il verde pubblico, ma per rivoluzionare la vivibilità e la mobilità sostenibile dell’intero comune. Il parco sarà impreziosito dalla piantumazione di alberi di arance e limoni: una scelta simbolica e sensoriale per dare subito un caloroso benvenuto ai turisti, rendendo immediatamente chiaro che Rodi è la città degli agrumi. L nuova area verde svolgerà una fondamentale funzione di "cerniera" per residenti e turisti. Il parco ospiterà infatti uno spazio dedicato alla sosta delle auto, configurandosi come un vero e proprio punto di interscambio ecologico. L'area sarà completamente attrezzata per supportare la mobilità elettrica e le biciclette, offrendo servizi di ricarica dedicati e stalli sicuri".
Un edificio rurale recuperato diventa uno spazio dedicato alla cultura del vino e alla memoria del territorio. È la Casa nel Vigneto, il progetto dell’architetto orsarese Nicola Tramonte presentato a Villa Jamele durante il 31° Appuntamento con la Daunia organizzato da Peppe Zullo.
Superare la soglia delle trenta edizioni significa dimostrare che un appuntamento ha saputo mettere radici e trovare, nel tempo, le ragioni per continuare a esistere. Arrivare a trentuno, per una manifestazione che ha fatto del rapporto con la terra e con le tradizioni locali la propria cifra distintiva, vuol dire anche rinnovare una scommessa. È con questo spirito che ieri Villa Jamele ha ospitato il 31° Appuntamento con la Daunia, la manifestazione ideata da Peppe Zullo che ha riunito attorno alla sua esperienza il mondo della cultura, dell'impresa e dell'enogastronomia. L'edizione del 2026 ha avuto un significato particolare per lo chef contadino di Orsara di Puglia, insignito del riconoscimento di Maestro del Made in Italy per il suo contributo alla valorizzazione delle produzioni locali e alla trasmissione dei saperi legati alla cucina e alla cultura agricola. Alla ricorrenza si è aggiunta la presentazione al pubblico della nuova Casa Museo nel vigneto, un progetto di recupero edilizio realizzato all'interno del complesso di Villa Jamele e destinato a diventare un punto di riferimento per le attività didattiche e culturali legate al vino. Il lavoro di Peppe Zullo non si esaurisce nella cucina e nella trasformazione delle materie prime, ma si propone di custodire e trasmettere un patrimonio di conoscenze che appartiene alla storia dei Monti Dauni. È una prospettiva nella quale la ristorazione incontra l'agricoltura, la cultura del cibo si intreccia con quella dell'accoglienza e l'impresa contribuisce a rendere riconoscibile il territorio in cui opera. "Quella di quest'anno è un'edizione speciale perché, se superare i trenta è difficile, farne trentuno è ancora più difficile. Ma noi ci siamo, siamo ancora qua nell'orto, con i nostri prodotti, con la nostra terra, con il nostro territorio, gli stupendi Monti Dauni, in cui crediamo tantissimo e lo dimostriamo ogni giorno", ha dichiarato Peppe Zullo a l'Attacco. Lo chef ha parlato con i prodotti della sua terra tra le mani, richiamando il legame con il territorio che rappresenta il filo conduttore della sua esperienza professionale. Non una semplice dichiarazione d'amore per le proprie radici, ma una scelta costruita nel tempo attraverso l'utilizzo delle produzioni locali e la volontà di fare della cucina uno strumento per raccontare la storia e le peculiarità di un'area interna della Puglia. Il riconoscimento di Maestro del Made in Italy conferisce un valore ulteriore a questo percorso. "Quest'anno, oltre a festeggiare la terra, il cibo e tutto il resto, ho avuto l'onore di ricevere un premio che, secondo me, è uno dei più importanti che si possano ricevere, quello di Maestro del Made in Italy nell'agroalimentare", ha aggiunto Zullo a l'Attacco.
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La stagione regge. Non esplode, non crolla... regge. E già questo, in un’estate segnata da incendi, dall’incertezza economica e da un turismo sempre più imprevedibile, è una notizia.
Tuttavia, sarebbe un errore fermarsi ai numeri.
Girovagando tra gli alberghi, i lidi e i ristoranti di Peschici, gli operatori parlano di prenotazioni in linea con il 2025, di agosto praticamente pieno, di un incendio che ha provocato soprattutto un danno mediatico (telefonate timorose e qualche disdetta evitata). C’è però un altro aspetto, molto più interessante, che esula dalla stagione corrente in senso stretto, ma sempre il turismo riguarda: Peschici ha davvero deciso quale turismo vuole costruire? Se la risposta è no, si finisce per rincorrere tutto senza scegliere niente. Turismo familiare, giovani, weekend, turismo di qualità, campeggiatori, stranieri, eventi, movida: tutto insieme. Ma un’identità turistica non nasce per somma di offerte, bensì da una visione. Sul Gargano - non solo a Peschici - i problemi sono sempre gli stessi: collegamenti difficili, parcheggi insufficienti, trasporti pubblici poco competitivi, una destagionalizzazione evocata ogni anno ma ancora lontana dal diventare realtà. Ciò nonostante il Promontorio continua ad avere numeri importanti, grazie a un patrimonio naturale straordinario, con una costa che non ha bisogno di slogan per essere raccontata e centri storici tra i più suggestivi della Puglia. Quello che manca, forse, è il coraggio di ragionare come un sistema. “Fare rete” non si esplica nell’organizzare qualche evento insieme, ma lavorando a un’idea condivisa di territorio, capendo quale mercato si vuole intercettare e in cui si vuole investire, tutti nella stessa direzione.
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La Vieste del turismo: quest'anno un inizio stagione un po' lento, ma agosto resta la grande partita
Un inizio d’estate caratterizzato da qualche incertezza, a dispetto di un agosto che anche quest’anno si preannuncia essere il mese decisivo della stagione turistica viestana. Se giugno e buona parte di luglio hanno fatto registrare un andamento un tantino meno brillante delle aspettative, soprattutto in alcune settimane, le prenotazioni per il mese più atteso dell’anno lasciano intravedere uno scenario sostanzialmente in linea con quello del 2025. Tra le voci più autorevoli collezionate da l’Attacco c’è quella di Nicola Abatantuono, titolare del Lido Delfino, secondo cui il bilancio della prima parte della stagione va letto senza allarmismi: “Abbiamo avuto a giugno un piccolo calo e anche a luglio un leggero decremento”, spiega, attribuendo parte della flessione al meteo instabile che ha caratterizzato le settimane successive al ponte del 2 giugno. “Il turismo di prossimità, se non fa caldo, non si muove”. Ma è soprattutto sul mese di agosto che concentra l’attenzione: “Io credo che la tendenza sarà quella di sempre, non mi aspetto niente di diverso dagli anni precedenti. Stiamo in un andamento buono, non negativo, ma neanche positivo”. Una valutazione condivisa da Pasquale Bua, responsabile del Pirola Beach, che commenta: “Le aspettative erano alte, ma la stagione è partita abbastanza a rilento. C’è stato un piccolo calo rispetto all’anno scorso, niente di drastico”. Guardando invece alle prenotazioni, il prospetto per l’immediato futuro cambia sensibilmente: “Per agosto siamo più o meno in linea con gli altri anni. Nelle due settimane centrali siamo praticamente al completo e rispecchiano quello che accade normalmente”. Anche a detta di Bua il mese di agosto costituisce quindi il vero spartiacque della stagione. E sulla medesima lunghezza d’onda si colloca pure Antonio Cocomazzi, proprietario dell’Hotel Lido, che asseriesce: “Penso che nessuno avrà grossi problemi ad agosto. Le difficoltà ci sono state a giugno e nei primi due terzi di luglio, ma ad agosto tutte le aziende chiudono e la gente, gioco forza, va in vacanza”. Per l’albergatore la differenza rispetto al passato non riguarda tanto il numero dei turisti quanto la durata del soggiorno: “Prima si fermavano una settimana o dieci giorni. Oggi si concentrano sull’infrasettimanale o sul weekend e le permanenze lunghe si vedono soprattutto ad agosto”. E aggiunge una frase che sintetizza lo stato d’animo di molti operatori: “Agosto è sempre stato il mese che mette la pace a tutti”. Un giudizio leggermente più ottimistico arriva invece da Annalisa Mazzone, titolare del Lido Helios, che racconta di aver registrato risultati persino superiori alle attese: “Francamente noto un leggero aumento rispetto agli altri anni. Anch’io temevo un calo per il costo del carburante e per il contesto internazionale, invece ho lavorato bene sia a giugno che a luglio”. Anche lei, perciò, prevede un agosto senza particolari sorprese: “Le tre settimane centrali prospettano il pieno. Sarà un agosto normale, come gli altri anni”.
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La salute comincia dalla tavola e passa dal gesto semplice di consumare ogni giorno almeno 5 porzioni tra frutta e verdura, pari a circa 400 grammi complessivi, come raccomandato dall'Organizzazione mondiale della sanità, un obiettivo che, però, resta ancora lontano per molti pugliesi, mentre negli ultimi anni le famiglie hanno ridotto sensibilmente gli acquisti di ortofrutta, con effetti che riguardano non solo il comparto agricolo ma anche il benessere delle persone.
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