“Nel 2023, in piena campagna elettorale, Maria Aida Episcopo sottoscrisse la petizione promossa dall’associazione “Vittime di Ingiustizia” per l’attivazione a Foggia di un servizio di assistenza veterinaria H24. A quasi tre anni di distanza, quel servizio non esiste, nessun percorso è stato portato a compimento e la sindaca prova persino a cancellare la propria promessa sostenendo che il Comune non avrebbe alcuna competenza in materia”. Lo dichiara Nunzio Angiola, consigliere comunale di Foggia e segretario provinciale del movimento “Cambia”.

Esiste un altro pezzo di città che racconta bene lo scollamento tra Episcopo e gli ambienti che avrebbero dovuto rappresentare degli interlocutori naturali della sua amministrazione. È quello economico-produttivo, dal mattone degli edili di Ance agli industriali di Confindustria. Anche qui, peraltro, la parabola parte dalle aspettative e arriva alla sfiducia. Il primo campanello d’allarme arriva già a giugno 2024, quando il presidente di Ance Foggia Ivano Chierici esprime "viva preoccupazione" per la lentezza dell’attività del Comune in materia di edilizia e urbanistica, lamentando tempi incompatibili con quelli delle imprese e degli investimenti. Ma il terreno più delicato diventa presto quello del Piano urbanistico generale, atteso da anni e destinato a diventare una delle questioni simbolo della consiliatura. Al convegno Ance del luglio 2024 il tema esplode pubblicamente, con il mondo delle costruzioni e delle professioni che torna a chiedere una pianificazione capace di restituire alla città un disegno e una prospettiva. Nel 2025 il confronto prosegue. Chierici riconosce finalmente un possibile cambio di passo, ma, davanti all’ipotesi di altri tre anni per completare l’iter del Pug, parla di "un’eternità", auspicando che il documento possa essere approvato entro la fine della consiliatura. È anche per colmare questo deficit di confronto che nasce l’Urban Center, con la partecipazione di Ance e delle categorie produttive. Ma il dato politico resta quello di una categoria che, insoddisfatta dell’operato della sindaca e della Giunta, continua a chiedere a Palazzo di Città di accelerare. Ancora più significativo è il rapporto con gli industriali di Confindustria e, in particolare, con il presidente Potito Salatto, perché qui la distanza assume una dimensione più squisitamente politica.

“Ho aspettato prima di scrivere queste parole perché, in questi giorni, ho avuto bisogno di capire cosa stessi provando davvero. Ho passato notti insonni. Ho pianto. E non mi vergogno a dirlo - le parole affidate alla pagina social della Mondadori Bookstore di corso Roma, a Foggia, dal libraio che era stato investito da polemiche nei giorni scorsi -. Ho pianto perché questa libreria non è semplicemente un negozio. È il frutto di anni di lavoro, di passione, di sacrifici, di giornate intere passate dietro un bancone, di preoccupazioni, di debiti contratti per tenerla aperta, di rate e impegni economici affrontati ogni mese. È il sudore della mia fronte e una parte enorme della mia vita. Vedere tutto questo improvvisamente associato a parole come “razzismo”, “fascismo”, discriminazione, leggere persone che non mi hanno mai incontrato descrivermi come qualcosa che non appartiene né alla mia educazione né alla mia natura, mi ha fatto male più di quanto riesca a spiegare”.

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