Antonio Potenza ha fatto ammainare la bandiera rossa dalle mura della “Stalingrado rossa”. Dopo decenni di amministrazioni di sinistra, Apricena ha deciso di svoltare a destra. Avremmo titolato così sulla prima pagina de l’Attacco dell’8 maggio 2012. Sono trascorsi oltre quattordici anni da quando la lista civica “Uniti per Cambiare”, guidata dall’allora trentenne Potenza, espressione di Forza Italia, si impose alle elezioni amministrative del maggio 2012. Un anno più tardi, però, Potenza rassegnò le dimissioni a causa delle tensioni interne alla coalizione, alimentate da alcuni esponenti della sua stessa maggioranza. Seguì poco meno di un anno di commissariamento, affidato alla dottoressa Daniela Aponte. Ristabiliti gli equilibri interni alla coalizione, Potenza tornò alla guida della Città della pietra, che amministrò per i successivi cinque anni. Nel frattempo, arrivò anche il passaggio da Forza Italia alla Lega, che lo rese il primo Sindaco leghista della Puglia. Alla ricandidatura per un nuovo mandato seguì la riconferma, con Potenza che si impose con il 71,52% delle preferenze. Un mese più tardi, però, fu arrestato e posto ai domiciliari nell’ambito di un’indagine della Procura di Foggia su presunte irregolarità nelle gare per l’aggiudicazione di commesse pubbliche. Dopo sei anni di vicende giudiziarie, e nel frattempo il ritorno in Forza Italia, appena un anno fa è stato assolto da ogni accusa. Due anni fa si è ricandidato per il terzo mandato consecutivo, uscendo nuovamente vincitore dalla sfida con il candidato Sindaco Alfonso Zuccarino. Potenza ha ottenuto circa il 6,5% di preferenze in meno rispetto alla precedente tornata elettorale, ma ha comunque stravinto la competizione, confermandosi saldamente alla guida della città. Lo scorso 3 settembre era stato annunciato il programma della grande festa per i 15 anni della lista civica “Uniti per Cambiare”, in programma oggi e domani. Due giornate aperte a tutti e completamente gratuite, dedicate alla musica, alla comunità, alla politica, alle imprese e al futuro. È proprio per questo che l’Attacco si è recato ad Apricena, per toccare con mano il consenso che, a distanza di oltre quattordici anni, non sembrerebbe essersi affievolito, almeno a giudicare dai commenti che continuano a circolare sui profili social ufficiali del Sindaco. Eppure, il quadro emerso dalle conversazioni con i cittadini di Apricena è tutt’altro che favorevole a Potenza. Prima di entrare nel merito, tuttavia, è necessario fare alcune premesse. Il lavoro svolto nella mattinata di giovedì scorso non nasce con l’intento di delegittimare Antonio Potenza, né tantomeno di favorire l’opposizione, ma rientra nella più autonoma espressione dell’attività giornalistica: ascoltare il territorio e raccogliere direttamente le voci dei cittadini. È evidente, inoltre, che intervistare oltre 12.000 residenti sarebbe pressoché impossibile. Per questo abbiamo scelto di ascoltare un campione, seppur necessariamente ridotto – circa venti persone –, con l’obiettivo di raccogliere impressioni, opinioni e punti di vista differenti. Si tratta, dunque, di una fotografia parziale del sentiment raccolto sul territorio, che può comunque offrire spunti di riflessione e prestarsi a un’analisi di natura politica. Giunti nella Città della pietra intorno alle ore 10.30, Apricena si presenta quasi come una città spettrale. Il ritorno a scuola, gli adulti al lavoro e il rientro degli emigrati contribuiscono a restituire uno scenario desolante. Alcune serrande sono ancora abbassate, i bar della piazza centrale sono completamente vuoti e per le strade del centro cittadino si incontrano soltanto poche, sporadiche presenze.
Nei pressi dell’autostazione incrociamo due anziani intenti a conversare. Alla domanda sul grado di soddisfazione per il lavoro amministrativo svolto da Potenza nel corso degli anni, il primo preferisce sorvolare, lasciandosi andare ai ricordi della gioventù, prima di salutarci e proseguire per la sua strada. Il secondo, invece, si esprime apertamente contro l’operato di Potenza. Racconta di averlo votato una sola volta, convinto anche dalla visita di alcuni parenti del Sindaco, ma di non averlo sostenuto nelle successive tornate elettorali, perché, a suo dire, “non ha fatto ciò che aveva promesso”.
Lungo via Italia, prosecuzione della strada statale che collega San Severo ad Apricena, scorgiamo tre signori aperti al dialogo. È uno di loro a porre la domanda che, a suo avviso, racchiude il principale problema della città: “Potenza dice di aver realizzato tutte queste opere pubbliche, ma dove sono i posti di lavoro?”. Alla domanda segue una pacca sulla spalla, quasi a voler esprimere compassione per il destino delle generazioni future, sempre più costrette a lasciare la propria città natale per cercare fortuna altrove. “Potenza non l’ho mai votato, sono diametralmente opposto”, afferma un altro cittadino, che ricorda uno dei problemi più sentiti del paese tra Gargano e Tavoliere: quello della nettezza urbana. A suo avviso, infatti, la città si presenterebbe particolarmente sporca. Ma il discorso torna anche sulle opere pubbliche. “I lavori, per giunta fatti male, servono a far ingrassare le solite aziende amiche”, sostiene. Tra gli interventi citati vengono menzionati la pista ciclabile, la villa comunale e le nuove alberature. Se Potenza continua a vincere è anche perché, a detta del cittadino, “ad Apricena l’opposizione è inesistente”. Un’assenza che, secondo lui, avrebbe contribuito a consolidare nel tempo il potere del Sindaco di centrodestra. Poi avanza una richiesta, accompagnandola a un giudizio sull’amministrazione che ha preceduto l’era Potenza: “Vito Zuccarino non faceva nulla, ma teneva sempre i bilanci immacolati. Vorrei leggere quelli di Potenza”. Il terzo, invece, non le manda a dire: “Potenza non è stato coerente con gli impegni presi. L’ho votato fino a oggi, ma non lo farò più”.
Nei pressi di uno dei bar di via Roma, ormai pedonalizzata, scorgiamo cinque anziani che stanno conversando. Due di loro decidono di prendere in mano le redini del dialogo, mentre gli altri tre preferiscono non esporsi troppo, pur condividendo quanto viene affermato dai due interlocutori. Fanno notare innanzitutto la sporcizia della pavimentazione che, dal caratteristico bianco della pietra di Apricena, appare ormai annerita e trascurata. “Ha fatto tutte queste opere pubbliche, nulla da eccepire, ma il lavoro dov’è?”, è la domanda che torna a riecheggiare. “La comunità è morta, non c’è più nessuno”. È questa la percezione che emerge dalle loro parole, accompagnata dalla convinzione che le condizioni di Apricena siano addirittura peggiorate negli ultimi anni. E, ancora una volta, torna il tema dei debiti che, a loro dire, graverebbero sulle casse comunali.
Entrati nella villa comunale, incontriamo tre signori seduti su un’enorme panchina rosa, affiancati da un quarto uomo in sedia a rotelle. Tutti si dichiarano apertamente a favore del Sindaco. Uno di loro, con parole piuttosto nette, descrive Apricena prima dell’arrivo di Potenza come “una masseria”. Poi elogia l’operato dell’attuale amministrazione: “Potenza ha fatto tanto e continuerà a farlo. Sa lavorare e intercettare i finanziamenti. Dice quanto riceve e per cosa vengono utilizzati, a differenza di chi c’era prima di lui, che non era trasparente con i cittadini”. Secondo i quattro, con Potenza “Apricena è cambiata radicalmente”. E la loro intenzione per il futuro appare altrettanto chiara: “Continueremo a votarlo perché ha in programma ancora tanto per la città”.
Intanto, la campanella è suonata e il primo giorno di scuola è appena terminato. Le strade tornano ad animarsi della vivacità dei più giovani. Gli ultimi due interlocutori sono una coppia di anziani seduti al tavolo di un bar del corso. Secondo la loro valutazione, Potenza avrebbe fatto qualcosa per la città, ma non abbastanza. Nel complesso, però, il giudizio sull’operato dell’amministrazione non è positivo. Durante la conversazione torna anche un nome, quello di Matteo Bianchi, e il ruolo centrale che avrebbe avuto nella crescita politica di Potenza. Si parla della rottura tra i due, dopo anni di sodalizio. Da qui nasce un interrogativo: può conservare lo stesso peso politico anche oggi, dopo il deteriorarsi dei rapporti con l’imprenditore edile? Infine, una considerazione che torna più volte nel corso del nostro viaggio tra le voci di Apricena: “Non c’è un’opposizione”. L’attesa è tutta per il nome che raccoglierà l’eredità del primo cittadino.
Solo qualche settimana fa, ai microfoni de l’Attacco, il Sindaco aveva rivendicato con toni celebrativi i risultati raggiunti dalla sua amministrazione: “In 15 anni abbiamo fatto 150 milioni di euro di opere pubbliche. La città l’abbiamo rivoltata come un calzino e vogliamo continuare a lavorare per il bene della nostra città, per fare in modo che ci sia più lavoro, più sviluppo, più economia sostenibile, più ambiente, più sicurezza, e fare in modo che i giovani possano rientrare. E qualcuno sta già rientrando”. Ma se il 65% degli intervistati dichiara di non essere soddisfatto, significa che, secondo una parte significativa dei cittadini ascoltati, è stato fatto ancora troppo poco.
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