Turati, spunta l'imprenditore 77enne di origine viestana: “Struttura d'eccellenza, sono molto interessato”

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Sul futuro della Fondazione Filippo Turati di Vieste, interessata dal ricollocamento di alcuni pazienti verso il Don Uva di Foggia, potrebbe aprirsi una nuova strada, che porta dritta ad Algesiro Cariglia, imprenditore viestano di origine, ex maresciallo dei Carabinieri, oggi attivo soprattutto nel settore dell’acquacoltura e già impegnato in un’importante operazione di rilancio dell’ex Nicotel Gargano di Manfredonia. “Io sono fortemente interessato”, dice, contattato da l’Attacco, pur chiedendo prudenza perché, spiega, anticipare troppo i passaggi potrebbe interferire con equilibri imprenditoriali ancora in fase di definizione. È la prima manifestazione pubblica di interesse che emerge dopo mesi nei quali la Turati, alle prese con il caso dei trasferimenti e con un rapporto ormai logorato con la Regione, aveva lasciato intendere di non escludere neppure una futura cessione. Sullo sfondo c’è una struttura considerata da più parti un presidio strategico per il Gargano, ma che oggi vive una fase di forte incertezza, tanto sul piano assistenziale quanto su quello societario. Cariglia arriva da un altro dossier che, per dimensioni e ambizioni, racconta bene il tipo di operazioni che intende costruire. Nei mesi scorsi si è aggiudicato l’ex Nicotel Gargano, struttura alberghiera chiusa da anni nella zona industriale di Manfredonia, al fine di renderla un polo turistico-ricettivo orientato al benessere e alla longevità. Un investimento che lui stesso immagina non isolato, ma inserito in una rete più vasta di servizi, sanità, accoglienza e turismo destagionalizzato, in un disegno più ampio nel quale la Fondazione potrebbe trovare spazio: “Sono in contatto con una rete di imprese per valutare la possibilità di rilevare la Turati”, afferma Cariglia, ponendo però una condizione precisa: l’operazione dovrebbe essere costruita insieme a “esperti della sanità pubblica”. Non si parla, dunque, di un’acquisizione già chiusa né di un accordo definito, però è un interesse reale, dichiarato, che per la prima volta porta la questione della possibile cessione della Turati fuori dal terreno delle indiscrezioni: “Mi sta a cuore, è una struttura d’eccellenza”.

Algesiro Cariglia parla molto, racconta, allarga continuamente il campo, ma quando si arriva al punto della Turati, la sostanza resta semplice: l’interesse c’è. “Simone, mi stai facendo scoprire un po’ alcune carte”, dice all’inizio della conversazione, per poi entrare nel merito: “Io sono fortemente interessato, anche perché con il Nicotel c’è un discorso più a largo raggio”, rivela, spiegando però che un’eventuale operazione non sarebbe pensata in solitaria. “Sono in contatto con una rete di imprese per valutare la possibilità di rilevare il Turati”, afferma. La rete cui farebbe riferimento - senza mai fare nomi - comprenderebbe il gruppo Telesforo, realtà attiva nella sanità privata accreditata e alla quale fa capo anche Universo Salute e quindi il Don Uva, struttura che proprio nelle ultime settimane ha accolto i pazienti trasferiti dalla Turati di Vieste. Il dato rende il quadro particolarmente significativo, pur senza provare una trattativa già definita. Luca Vigilante, amministratore delegato di Universo Salute, aveva infatti chiarito a l’Attacco che al momento non esiste alcuna interlocuzione per l’acquisizione della Turati: “Se mi chiede se stiamo interloquendo per fare un’acquisizione, zero”. 

Cariglia, dunque, parla di un proprio interesse e di contatti all’interno di una rete imprenditoriale più ampia; non di un’offerta già avanzata dal gruppo. E subito dopo chiede cautela: “Questa inchiesta la possiamo fare una volta la bottiglia di champagne”. Non è una battuta fatta a caso: Cariglia teme che parlare troppo presto possa alimentare “concorrenze trasversali” e ostacolare operazioni che, nella sua visione, dovrebbero avere una ricaduta non soltanto aziendale ma “sullo sviluppo socio-economico sia di Manfredonia sia di Vieste”.

La sua idea, ancora da costruire nei dettagli, sarebbe quella di mettere in relazione la Turati con il nuovo progetto dell’ex Nicotel, creando una rete che coniughi sanità, benessere, ricettività e turismo. L’ex maresciallo dei carabinieri non nasconde che la struttura viestana gli sia rimasta impressa da anni, raccontando che, prima della morte, il senatore Antonio Cariglia gli avrebbe chiesto di aiutarlo a trovare un direttore per la Turati: “Mi disse: Ho bisogno che trovi un direttore che gestisca il Turati”. In quel periodo, però, Cariglia aveva appena lasciato l’Arma e stava avviando altre attività imprenditoriali: “Dovetti disdettare quell’ipotesi, ma la Turati mi è rimasta a cuore”.

Oggi, sostiene, il ragionamento è completamente diverso e molto più ampio. Nella sua prospettiva l’ex Nicotel dovrebbe diventare un grande polo dedicato al benessere, alla prevenzione e alla longevità, in grado attrarre persone anche fuori stagione: “Devo andare al nord e dire: qui avete Milano, Torino, Düsseldorf, Colonia, avete l’aria inquinata. Il sabato prendete l’aereo, scendete a Foggia, vi porto qui, facciamo convenzioni sanitarie e costruiamo un percorso”. Nel progetto immaginato per Manfredonia rientra anche una camera iperbarica, che Cariglia vorrebbe installare proprio al Nicotel, oltre a servizi sanitari e accordi con strutture private. Poi il soggiorno dovrebbe aprirsi al territorio: Tremiti, Castel del Monte, Alberobello, Caserta, Gargano. “La finalità è fare turismo non soltanto a luglio e agosto, ma in bassa stagione, così si lavora tutto l’anno”, una logica in cui la Turati potrebbe trovare spazio. Cariglia parla anche di una possibile futura direzione affidata a una figura della famiglia con esperienza nel settore socioassistenziale, ma soprattutto insiste sulla necessità che un eventuale ingresso avvenga con competenze sanitarie strutturate: “A condizione che mi aggiunga in una rete di imprese con esperti della sanità pubblica”, chiarisce. Poi formula in modo ancora più netto il punto che intende rendere pubblico: “Puoi dire che sono in contatto con una rete di imprese per valutare la possibilità di rilevare il Turati”.

È questa, ad oggi, la notizia. Non ci sarebbe ancora una firma, una data o un contratto, bensì un imprenditore che, portando avanti un’operazione da centinaia di posti letto a Manfredonia, volge lo sguardo anche alla struttura viestana e ragiona sulla possibilità di inglobarla in un sistema più vasto. Cariglia conosce bene il peso simbolico della Turati a Vieste, la definisce “un’eccellenza” e lascia intendere che il suo interesse non nasca soltanto da un’opportunità economica: “Io vedo il Turati anche come primo aiuto per salvare la vita umana”, dice, estendendo ancora una volta il discorso ai problemi della sanità regionale. La  situazione, tuttavia, è delicata. La Fondazione non ha annunciato alcuna cessione e continua formalmente la propria attività, mentre sul piano sanitario è ancora aperto il confronto con l’Asl per il riempimento dei posti liberati dopo i trasferimenti verso Foggia. Proprio per questo Cariglia insiste sul fatto che ogni passaggio debba maturare con discrezione. Però le cose si stanno muovendo e se sul fronte istituzionale Sindaco, Regione, Asl e Fondazione provano a discutere del futuro assistenziale della struttura, su quello imprenditoriale compare per la prima volta un soggetto disposto a dire apertamente che la Turati gli interessa. “Non mi bruciare la tappa”, ripete Cariglia. La tappa, per ora, non è ancora raggiunta, ma la corsa, evidentemente, è già in atto.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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