La solitudine di Aida: ateneo, professioni e pezzi di filiera culturale. I mondi che hanno mollato Episcopo

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Se c’è un altro mondo che racconta bene la progressiva disconnessione sentimentale tra Episcopo e quei pezzi di società civile che avevano accompagnato la sua ascesa a Palazzo di Città, è quello della cultura. Anche qui la parabola parte dalle aspettative e dalla disponibilità al dialogo e arriva, nel giro di pochi mesi, alla contestazione pubblica. Una storia che ha avuto il suo episodio più simbolico nella vicenda di Vladimir Luxuria e della direzione artistica del Teatro Giordano. Nell’aprile 2024, al termine dello spettacolo "Princesa", fu la stessa sindaca a proporre a Luxuria la guida artistica del teatro. Una scelta presentata come il segnale di un’apertura e di una nuova stagione culturale. Luxuria, che aveva sostenuto la candidatura di Episcopo, accolse con entusiasmo la proposta. Ma quella nomina non si concretizzò e, nel frattempo, provocò la reazione di una parte del mondo teatrale cittadino. Cosimo Severo, della Bottega degli Apocrifi, contestò apertamente l’ipotesi, chiedendo quale fosse il criterio della scelta e sottolineando la scarsa attinenza di Luxuria con la direzione teatrale. Due anni dopo, nel pieno della crisi politica che ha investito l’amministrazione, è stata la stessa Luxuria a raccontare la propria delusione, ricordando quella proposta e descrivendo il successivo rapporto con la sindaca come quello tra "un’alunna e la preside". Ma la distanza non riguarda soltanto una vicenda personale. Già nel 2024 la Filiera Culturale della città aveva parlato di "annunci disattesi e aspettative deluse", contestando insieme all’assessora Alice Amatore una gestione giudicata poco partecipata e priva di una programmazione condivisa. Nei mesi successivi le critiche si sono moltiplicate, dal cartellone natalizio alle modalità di coinvolgimento degli operatori, fino alla gestione del Teatro Giordano e alla vicenda dell’evento dedicato allo schermidore Luigi Samele. Le associazioni e gli operatori chiedevano di essere considerati coprotagonisti del cambiamento promesso nel 2023. La risposta, secondo loro, è stata invece una progressiva marginalizzazione. Ed è forse questo il dato politicamente più significativo. Anche il mondo culturale, che aveva creduto nella promessa di "Tutta un’altra storia", è passato dalla richiesta di partecipazione alla critica. Una distanza che appare ormai difficile da liquidare come una semplice incomprensione tra amministrazione e categoria.

La crisi con Ateneo, professioni e sindacati
La disconnessione, poi, non sembra riguardare soltanto l’associazionismo e il mondo della cultura. A raccontarla è anche il progressivo raffreddamento dei rapporti con pezzi della classe dirigente cittadina. Dall’Università alle professioni, fino alla rappresentanza sindacale. Il caso più emblematico è quello dell’ex Cinema Ariston, dove l’Unifg ha finito per giocare una partita sostanzialmente autonoma rispetto al Comune. L’Ateneo ha stanziato circa 550mila euro per acquisire l’immobile e si è mosso con una manifestazione d’interesse già nel novembre 2025, mentre quella di Palazzo di Città è arrivata soltanto nel gennaio successivo. A quel punto la trattativa tra FS Sistemi Urbani e Università era già in fase avanzata. Una fotografia tutt’altro che irrilevante per un’amministrazione che aveva indicato nella collaborazione con l’Ateneo uno dei pilastri della propria strategia di sviluppo.

Sul fronte delle professioni, ancora più esplicita è diventata la presa di distanza, ad esempio, dell’avvocato Michele Vaira, personalità notoriamente riconducibile all’area progressista foggiana e nome che in passato era stato indicato anche come possibile candidato del centrosinistra. Nel maggio scorso è arrivato a chiedere apertamente le dimissioni della sindaca, contestando una scelta amministrativa definita espressione di "improvvisazione e incapacità politica". Non una critica episodica, dunque, ma l’uscita pubblica di un pezzo di quella stessa area politica che nel 2023 aveva investito sul laboratorio Episcopo. Ancora più curiosa è la parabola di Massimo Russo. Professore dell’Università di Foggia, già amministratore unico di Sanitaservice dal 2018 al 2023, negli ultimi anni è diventato uno dei critici più assidui dell’amministrazione sui social. La partita per il vertice della società in house ha poi assunto una evidente dimensione politica, con Russo contrapposto ad Angelo Tomaro, sostenuto da un’altra area del centrosinistra. Alla fine, il 2 settembre, Russo è tornato alla guida di Sanitaservice, dopo una procedura pubblica, mettendo fine a una contesa che aveva coinvolto direttamente gli equilibri politici regionali e foggiani. Con la sindaca del capoluogo apertamente schierata contro il professore.

E poi ci sono i sindacati, con la Cgil che in questi mesi ha aperto una dura vertenza contro il Cda di Ataf, formalmente a guida Pd, col presidente piemontesiano Domenico Morsuillo, ma espressione, nelle sue diverse componenti, delle varie anime del campo largo. Non è peraltro la prima volta che il rapporto tra il sindacato più rappresentativo della sinistra e l’amministrazione si incrina, come già accaduto su altre vertenze e sul terreno del confronto istituzionale. Una contraddizione che rende ancora più evidente la distanza tra il mondo del lavoro organizzato e una governance che avrebbe dovuto rappresentarlo.

La società civile che malsopporta Episcopo
Università che procede per conto proprio, professionisti che chiedono conto delle scelte amministrative, accademici che diventano oppositori e sindacati che contestano una governance politicamente riconducibile al campo largo. Sono mondi diversi, ma restituiscono la stessa impressione. Quella di una classe dirigente che, progressivamente, sembra aver smesso di riconoscere Palazzo di Città come il centro naturale della propria rappresentanza. 

(seconda parte, continua). 

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