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Non si placa la diatriba tra la sindaca di Foggia, Maria Aida Episcopo, e le associazioni che da tempo chiedono all’Amministrazione comunale di aprire un confronto sulla possibilità di attivare in città un servizio di assistenza veterinaria H24.
Una platea gremita di cittadini, professionisti, rappresentanti della sanità territoriale, amministratori provenienti da Foggia, dalla provincia e dalla Regione ha presenziato, giovedì 10 settembre, alla cerimonia inaugurale della nuova struttura sanitaria Medilife Surgery, in Via Napoli 6 a Foggia. Uno degli elementi centrali del progetto è l’innovativa sala operatoria in classe ISO 5, tra le primissime in Puglia, realizzata per consentire attività chirurgiche anche ad alta invasività nelle discipline di Ortopedia, Ginecologia, Otorinolaringoiatria, Chirurgia Plastica e Oculistica, alle quali si affiancano le attività di Gastroenterologia. Il centro ospita inoltre un servizio di diagnostica per immagini con Risonanza Magnetica dedicata all’apparato muscoloscheletrico, con l’obiettivo di integrare nello stesso luogo le diverse fasi del percorso del paziente, dalla diagnosi al trattamento fino ai controlli successivi. Una parte rilevante dell’investimento riguarda anche la digitalizzazione dei servizi. Medilife Surgery sta infatti sviluppando un ecosistema digitale basato sull’Intelligenza Artificiale, integrato con la piattaforma e con i dati della struttura, pensato per assistere il paziente dalla prenotazione alla prestazione, dalla consultazione dei referti fino alla fase successiva a un eventuale intervento chirurgico. Al centro del sistema è previsto un assistente conversazionale evoluto destinato a rendere più semplice e immediata l’interazione con i servizi sanitari. Accanto all’attività clinica troverà spazio anche una scuola di formazione accreditata dalla Regione Puglia, che consentirà di mettere in relazione professionisti sanitari, giovani in formazione e nuove competenze. La vicinanza con gli ambienti clinici permetterà di sviluppare attività formative direttamente sul campo, anche attraverso la condivisione a fini didattici degli interventi chirurgici. La presentazione è stata curata dall’ingegnere e imprenditore Giuseppe Sciretta, tra i promotori di Medilife Surgery, e dal dottor Michele Parracino, legale rappresentante della struttura. Sono intervenuti anche la consigliera regionale Rossella Falcone e gli assessori comunali Luigi Iorio e Michele Salatto; quest’ultimo ha portato i saluti della sindaca Maria Aida Episcopo, assente per impegni istituzionali. "Per noi innovare vuol dire mettere strumenti, professionalità e organizzazione al servizio di percorsi più efficienti e di una migliore esperienza per il paziente. È questa integrazione il cuore di Medilife Surgery". Nasce da questa filosofia la sfida condivisa da Giuseppe Sciretta, Michele Parracino e tutta la qualificata squadra di professionisti che a vario titolo hanno avviato la scommessa del nuovo ed ipertecnologico centro sanitario di via Napoli.
Giuseppe D’Avolio, dirigente scolastico in pensione e oggi consigliere comunale a Vico del Gargano, intende riaccendere i riflettori su una battaglia che agricoltori e amministratori del territorio conducono da tempo: consentire, entro limiti precisi, l’abbruciamento delle frasche e dei residui di potatura anche nelle aree sottoposte ai vincoli del Parco nazionale. Una richiesta sulla quale nei mesi scorsi si erano mosse anche le istituzioni, in qualità di Città Gargano, chiedendo alla Regione Puglia l’apertura di un tavolo tecnico. L’incontro è poi avvenuto in primavera, intorno alla metà di aprile, con la partecipazione, ricorda D’Avolio a l’Attacco, anche dei vertici dell’Ente Parco e del Ministero: “Il punto che abbiamo posto è semplice: non può essere soltanto la Xylella a giustificare un intervento, bensì bisogna considerare l’orografia del territorio, come avviene in altre regioni d’Italia”. Una ricerca comparativa sulla questione richiama, tra gli altri, i casi di Toscana, Liguria, Veneto, Piemonte e Calabria, dove l’abbruciamento dei residui agricoli trova discipline differenti ma, secondo la ricostruzione prodotta dal comitato, maggiormente capaci di tenere conto delle condizioni territoriali. La proposta, dunque, non si configura come un “liberi tutti”: sono indicati periodi definiti, quantità limitate, piccoli cumuli, comunicazioni preventive e misure antincendio. “La Regione avrebbe dovuto predisporre il regolamento entro giugno - sostiene D’Avolio - ma finora non è stato fatto niente. Eppure al tavolo tecnico sia il commissario sia il direttore del Parco si sono dichiarati favorevoli”. Una posizione che, nella lettura del consigliere, rende ancora meno comprensibile lo stallo: “L’elemento chiave è questo: il Ministero e l’Ente Parco sono concordi e propensi. Quello che chiediamo alla Puglia è di disciplinare una pratica, non di consentirla senza condizioni”.
Sul futuro della Fondazione Filippo Turati di Vieste, interessata dal ricollocamento di alcuni pazienti verso il Don Uva di Foggia, potrebbe aprirsi una nuova strada, che porta dritta ad Algesiro Cariglia, imprenditore viestano di origine, ex maresciallo dei Carabinieri, oggi attivo soprattutto nel settore dell’acquacoltura e già impegnato in un’importante operazione di rilancio dell’ex Nicotel Gargano di Manfredonia. “Io sono fortemente interessato”, dice, contattato da l’Attacco, pur chiedendo prudenza perché, spiega, anticipare troppo i passaggi potrebbe interferire con equilibri imprenditoriali ancora in fase di definizione. È la prima manifestazione pubblica di interesse che emerge dopo mesi nei quali la Turati, alle prese con il caso dei trasferimenti e con un rapporto ormai logorato con la Regione, aveva lasciato intendere di non escludere neppure una futura cessione. Sullo sfondo c’è una struttura considerata da più parti un presidio strategico per il Gargano, ma che oggi vive una fase di forte incertezza, tanto sul piano assistenziale quanto su quello societario. Cariglia arriva da un altro dossier che, per dimensioni e ambizioni, racconta bene il tipo di operazioni che intende costruire. Nei mesi scorsi si è aggiudicato l’ex Nicotel Gargano, struttura alberghiera chiusa da anni nella zona industriale di Manfredonia, al fine di renderla un polo turistico-ricettivo orientato al benessere e alla longevità. Un investimento che lui stesso immagina non isolato, ma inserito in una rete più vasta di servizi, sanità, accoglienza e turismo destagionalizzato, in un disegno più ampio nel quale la Fondazione potrebbe trovare spazio: “Sono in contatto con una rete di imprese per valutare la possibilità di rilevare la Turati”, afferma Cariglia, ponendo però una condizione precisa: l’operazione dovrebbe essere costruita insieme a “esperti della sanità pubblica”. Non si parla, dunque, di un’acquisizione già chiusa né di un accordo definito, però è un interesse reale, dichiarato, che per la prima volta porta la questione della possibile cessione della Turati fuori dal terreno delle indiscrezioni: “Mi sta a cuore, è una struttura d’eccellenza”.
Dal Belgio al Gargano per trascorrere un periodo di vacanza, senza interrompere le cure. È stato possibile grazie alla Struttura Semplice a Valenza Dipartimentale di Dialisi dell’ospedale “Teresa Masselli-Mascia” di San Severo. Nei mesi di luglio e agosto 2026, il Centro Dialisi del nosocomio sanseverese ha accolto, tra gli altri, un paziente dializzato proveniente dal Belgio, giunto in Italia per trascorrere un periodo di vacanza.
La vicenda della Fondazione Filippo Turati diventa il punto di partenza per una riflessione più ampia sul funzionamento della sanità pugliese, sui rapporti tra la Regione e le strutture private e, soprattutto, sul futuro dell’assistenza in provincia di Foggia. A intervenire è Potito Salatto, imprenditore della sanità privata e presidente di Confindustria Foggia, che ai microfoni de l’Attacco chiede chiarimenti sui criteri adottati per il trasferimento dei pazienti ospitati dalla Turati. Il riferimento è alla decisione di indirizzare gli assistiti verso il Don Uva di Foggia, struttura appartenente al gruppo Telesforo. Una scelta sulla quale Salatto precisa immediatamente di non voler esprimere alcun giudizio negativo nei confronti dell’operatore individuato. Il tema sollevato, chiarisce, non riguarda chi abbia accolto i pazienti, ma il metodo seguito per arrivare a quella soluzione. “Non ho nulla contro il Don Uva o contro il gruppo Telesforo – afferma – ma ritengo che sarebbe stato opportuno seguire un percorso diverso. Gli interlocutori della Regione siamo tutti noi operatori privati. Perché le altre strutture presenti sul territorio non sono state informate e consultate? Sarebbe stato utile verificare preventivamente quali disponibilità e quali servizi ciascun gruppo fosse in grado di offrire”. Una procedura più trasparente e condivisa, secondo il presidente degli industriali foggiani, avrebbe permesso di evitare dubbi e interpretazioni, oltre a costruire una risposta maggiormente aderente alle esigenze dei pazienti e delle loro famiglie. “Occorrono metodi capaci di garantire la massima chiarezza e di non lasciare spazio a sospetti. Sarebbe stato necessario interpellare tutti e capire chi potesse mettere a disposizione posti, personale e attrezzature adeguate”. Salatto pone anche un problema geografico. La provincia di Foggia è vasta, complessa e caratterizzata da collegamenti spesso difficili. Concentrare i trasferimenti nel capoluogo o, in alcuni casi, ancora più lontano rischia quindi di creare ulteriori disagi. “Bisogna domandarsi se sia davvero opportuno che pazienti provenienti dal Gargano vengano trasferiti a Foggia o addirittura nella Bat, senza aver prima verificato l’esistenza di soluzioni più vicine. Non si tratta semplicemente di spostare una persona da una struttura all’altra: bisogna considerare le famiglie, le distanze e la continuità dell’assistenza”.
Esiste un altro pezzo di città che racconta bene lo scollamento tra Episcopo e gli ambienti che avrebbero dovuto rappresentare degli interlocutori naturali della sua amministrazione. È quello economico-produttivo, dal mattone degli edili di Ance agli industriali di Confindustria. Anche qui, peraltro, la parabola parte dalle aspettative e arriva alla sfiducia. Il primo campanello d’allarme arriva già a giugno 2024, quando il presidente di Ance Foggia Ivano Chierici esprime "viva preoccupazione" per la lentezza dell’attività del Comune in materia di edilizia e urbanistica, lamentando tempi incompatibili con quelli delle imprese e degli investimenti. Ma il terreno più delicato diventa presto quello del Piano urbanistico generale, atteso da anni e destinato a diventare una delle questioni simbolo della consiliatura. Al convegno Ance del luglio 2024 il tema esplode pubblicamente, con il mondo delle costruzioni e delle professioni che torna a chiedere una pianificazione capace di restituire alla città un disegno e una prospettiva. Nel 2025 il confronto prosegue. Chierici riconosce finalmente un possibile cambio di passo, ma, davanti all’ipotesi di altri tre anni per completare l’iter del Pug, parla di "un’eternità", auspicando che il documento possa essere approvato entro la fine della consiliatura. È anche per colmare questo deficit di confronto che nasce l’Urban Center, con la partecipazione di Ance e delle categorie produttive. Ma il dato politico resta quello di una categoria che, insoddisfatta dell’operato della sindaca e della Giunta, continua a chiedere a Palazzo di Città di accelerare. Ancora più significativo è il rapporto con gli industriali di Confindustria e, in particolare, con il presidente Potito Salatto, perché qui la distanza assume una dimensione più squisitamente politica.
“Ho aspettato prima di scrivere queste parole perché, in questi giorni, ho avuto bisogno di capire cosa stessi provando davvero. Ho passato notti insonni. Ho pianto. E non mi vergogno a dirlo - le parole affidate alla pagina social della Mondadori Bookstore di corso Roma, a Foggia, dal libraio che era stato investito da polemiche nei giorni scorsi -. Ho pianto perché questa libreria non è semplicemente un negozio. È il frutto di anni di lavoro, di passione, di sacrifici, di giornate intere passate dietro un bancone, di preoccupazioni, di debiti contratti per tenerla aperta, di rate e impegni economici affrontati ogni mese. È il sudore della mia fronte e una parte enorme della mia vita. Vedere tutto questo improvvisamente associato a parole come “razzismo”, “fascismo”, discriminazione, leggere persone che non mi hanno mai incontrato descrivermi come qualcosa che non appartiene né alla mia educazione né alla mia natura, mi ha fatto male più di quanto riesca a spiegare”.
Se c’è un altro mondo che racconta bene la progressiva disconnessione sentimentale tra Episcopo e quei pezzi di società civile che avevano accompagnato la sua ascesa a Palazzo di Città, è quello della cultura. Anche qui la parabola parte dalle aspettative e dalla disponibilità al dialogo e arriva, nel giro di pochi mesi, alla contestazione pubblica. Una storia che ha avuto il suo episodio più simbolico nella vicenda di Vladimir Luxuria e della direzione artistica del Teatro Giordano. Nell’aprile 2024, al termine dello spettacolo "Princesa", fu la stessa sindaca a proporre a Luxuria la guida artistica del teatro. Una scelta presentata come il segnale di un’apertura e di una nuova stagione culturale. Luxuria, che aveva sostenuto la candidatura di Episcopo, accolse con entusiasmo la proposta. Ma quella nomina non si concretizzò e, nel frattempo, provocò la reazione di una parte del mondo teatrale cittadino. Cosimo Severo, della Bottega degli Apocrifi, contestò apertamente l’ipotesi, chiedendo quale fosse il criterio della scelta e sottolineando la scarsa attinenza di Luxuria con la direzione teatrale. Due anni dopo, nel pieno della crisi politica che ha investito l’amministrazione, è stata la stessa Luxuria a raccontare la propria delusione, ricordando quella proposta e descrivendo il successivo rapporto con la sindaca come quello tra "un’alunna e la preside". Ma la distanza non riguarda soltanto una vicenda personale. Già nel 2024 la Filiera Culturale della città aveva parlato di "annunci disattesi e aspettative deluse", contestando insieme all’assessora Alice Amatore una gestione giudicata poco partecipata e priva di una programmazione condivisa. Nei mesi successivi le critiche si sono moltiplicate, dal cartellone natalizio alle modalità di coinvolgimento degli operatori, fino alla gestione del Teatro Giordano e alla vicenda dell’evento dedicato allo schermidore Luigi Samele. Le associazioni e gli operatori chiedevano di essere considerati coprotagonisti del cambiamento promesso nel 2023. La risposta, secondo loro, è stata invece una progressiva marginalizzazione. Ed è forse questo il dato politicamente più significativo. Anche il mondo culturale, che aveva creduto nella promessa di "Tutta un’altra storia", è passato dalla richiesta di partecipazione alla critica. Una distanza che appare ormai difficile da liquidare come una semplice incomprensione tra amministrazione e categoria.
Una platea gremita di cittadini, professionisti, rappresentanti della sanità territoriale, amministratori provenienti da Foggia, dalla provincia e dalla Regione ha presenziato ieri, giovedì 10 settembre, alla cerimonia inaugurale della nuova struttura sanitaria Medilife Surgery, in Via Napoli 6 a Foggia. Uno degli elementi centrali del progetto è l’innovativa sala operatoria in classe ISO 5, tra le primissime in Puglia, realizzata per consentire attività chirurgiche anche ad alta invasività nelle discipline di Ortopedia, Ginecologia, Otorinolaringoiatria, Chirurgia Plastica e Oculistica, alle quali si affiancano le attività di Gastroenterologia.
Il centro ospita inoltre un servizio di diagnostica per immagini con Risonanza Magnetica dedicata all’apparato muscolo-scheletrico, con l’obiettivo di integrare nello stesso luogo le diverse fasi del percorso del paziente, dalla diagnosi al trattamento fino ai controlli successivi.
Una parte rilevante dell’investimento riguarda anche la digitalizzazione dei servizi. Medilife Surgery sta infatti sviluppando un ecosistema digitale basato sull’Intelligenza Artificiale, integrato con la piattaforma e con i dati della struttura, pensato per assistere il paziente dalla prenotazione alla prestazione, dalla consultazione dei referti fino alla fase successiva a un eventuale intervento chirurgico. Al centro del sistema è previsto un assistente conversazionale evoluto destinato a rendere più semplice e immediata l’interazione con i servizi sanitari.
Accanto all’attività clinica troverà spazio anche una scuola di formazione accreditata dalla Regione Puglia, che consentirà di mettere in relazione professionisti sanitari, giovani in formazione e nuove competenze. La vicinanza con gli ambienti clinici permetterà di sviluppare attività formative direttamente sul campo, anche attraverso la condivisione a fini didattici degli interventi chirurgici.
La presentazione è stata curata dall’ingegnere e imprenditore Giuseppe Sciretta, tra i promotori di Medilife Surgery, e dal dottor Michele Parracino, legale rappresentante della struttura. Sono intervenuti anche la consigliera regionale Rossella Falcone e l’assessore comunale Michele Salatto, che ha portato i saluti della sindaca Maria Aida Episcopo, assente per impegni istituzionali.
Un approfondimento dedicato alla nascita di Medilife, alle prospettive del nuovo centro e alla sfida di investire nella sanità e nelle professionalità del territorio saranno pubblicati nell’edizione di domani del quotidiano l’Attacco.
Il Comune di Foggia informa la cittadinanza che, nel periodo compreso tra lunedì 14 settembre e il mercoledì 30 settembre prossimi, per effetto della transizione al nuovo software gestionale dei servizi demografici potrebbero verificarsi rallentamenti dei sistemi informatici,
Non si fa politica-storia senza questa passione, cioè senza questa connessione sentimentale tra intellettuali e popolo-nazione", scrive Antonio Gramsci nei suoi Quaderni. "In assenza di tale nesso – prosegue il filosofo marxista – i rapporti dell’intellettuale col popolo-nazione sono o si riducono a rapporti di ordine puramente burocratico, formale. Gli intellettuali – dice Gramsci – diventano una casta o un sacerdozio. Se il rapporto tra intellettuali e popolo-nazione, tra dirigenti e diretti, tra governanti e governati, è dato da un’adesione organica in cui il sentimento-passione diventa comprensione e quindi sapere, solo allora il rapporto è di rappresentanza, e avviene lo scambio di elementi individuali tra governati e governanti, tra dirigenti e diretti, cioè si realizza la vita d’insieme che sola è forza sociale, si crea il blocco storico". Sarà pure un po’ velleitario rifarsi al padre nobile della sinistra italiana per ragionare di un piccolo contesto urbano, ma le acute riflessioni del teorico rivoluzionario aiutano a rappresentare bene ciò di cui si va a trattare. E cioè lo scollamento, costante e profondo, che dalla sua elezione, datata ottobre 2023, in poi si è andato configurando tra la giunta comunale guidata dalla sindaca Maria Aida Episcopo e il popolo foggiano, inteso in tutte le sue innumerevoli sfaccettature. Dal mondo della cultura, dove è rimasto agganciato alla prima cittadina solo chi gode di considerevoli e continui incentivi finanziari, a quello di chi si batte per la tutela ambientale e animale, con le associazioni d’area che per prime avevano sostenuto l’ascesa a Palazzo di Città del nuovo corso politico diventate, un po’ alla volta, tra le più feroci contestatrici dell’attuale assetto. Fino agli ambienti storicamente legati al centrosinistra foggiano, come quello delle costruzioni, in passato definito il partito del mattone, degli industriali locali, delle società controllate dal Comune di Foggia, del settore delle libere professioni e della rappresentanza sindacale. Passando per le intellettualità cittadine e accademiche. Insomma, un moto di disconnessione sentimentale, appunto, che ha preso forma a causa della crescente delusione di quei pezzi di società civile fiduciosi in una rottura con le ombre e le incrostazioni del recente passato – "Tutta un’altra storia" era il claim di Episcopo e dei suoi in campagna elettorale – e che invece hanno visto il laboratorio politico del campo largo, come ebbero a definirlo i vertici progressisti nazionali all’epoca, infrangersi come il battito continuo delle onde di Robert Michels contro lo scoglio dell’inguaribile sete di dominio dei vecchi.
Alla fine i trasferimenti sono stati eseguiti, uno dopo l’altro, a piccoli gruppi, fino a lasciare vuoto il reparto della Fondazione Filippo Turati di Vieste dal quale, nei mesi scorsi, era partita una battaglia istituzionale per evitare che pazienti presenti nella struttura da anni venissero spostati altrove. La destinazione è il Don Uva di Foggia, individuato per il mantenimento di tipo 2. Quella che fino a poche settimane fa era una decisione contestata, sulla quale il Comune aveva chiesto un confronto con la Regione, oggi è dunque un fatto compiuto.
Tuttavia per la prima volta la direzione strategica dell’Asl Foggia, ha voluto chiarire pubblicamente le ragioni del provvedimento, intervenendo con una nota stampa nella quale si riconduce la scelta alla necessità di garantire l’appropriatezza del setting assistenziale.
L’azienda sanitaria ribadisce che i pazienti erano ricoverati da “svariati anni” in riabilitazione con setting prevalentemente classificato come “in grave”, nonostante quella prestazione sia per sua natura temporanea. Il mantenimento di tipo 2, invece, è destinato a persone non autosufficienti che necessitano di assistenza continuativa a lungo termine e, sottolinea l’Asl, soltanto dal dicembre 2025 sono diventati disponibili i primi posti accreditati per questa tipologia. Una spiegazione che puntualizza il fondamento sanitario e normativo dei trasferimenti, ma che non fornisce risposte sul futuro della Turati. La Fondazione si è resa disponibile a ricollocare nuovi pazienti nei posti rimasti liberi e l’Asl assicura che l’accreditamento e la continuità occupazionale non sono messi in discussione. Intanto, però, perdura il silenzio della Regione, denunciato dal sindaco Giuseppe Nobiletti, che aveva chiesto un incontro proprio per discutere la vicenda. “Assolutamente no, nessuna risposta”, dice oggi a l’Attacco. Il Primo Cittadino intende tornare alla carica, questa volta direttamente con la direzione generale dell’Asl: “Dobbiamo capire che fine vogliono far fare alla Turati. Se deve stare qui, deve essere anche valorizzata”. Sul caso si muoverà anche la consigliera regionale Graziamaria Starace, che annuncia a l’Attacco l’intenzione di incontrare i vertici della Fondazione e approfondire il dossier: “Con la ripresa delle attività, farò assolutamente un passaggio in Regione”.
L’Attacco ha intervistato il presidente di Ataf Domenico Morsuillo per fare il punto sulla vertenza e sulle richieste avanzate dai sindacati.
Di fronte alla richiesta dei sindacati di azzerare il Cda, è disposto a fare un passo indietro?
Giustamente i sindacati, se non vengono accontentati, chiedono conseguenze. Non c’è nulla di strano. Con loro abbiamo già avuto un incontro dal Prefetto, dove sia noi come azienda sia il Comune come ente avevamo fornito delle rassicurazioni. Poi i sindacati hanno proseguito con la proclamazione dello sciopero. Noi avevamo dato un segno di apertura, ma si vede che non è stato sufficiente.
I lavoratori chiedono anche un piano per assunzioni e turnover. Qual è la situazione sul fronte del personale?
Siamo in un momento molto delicato, nel quale stiamo cercando di riqualificare il personale già presente all’interno dell’azienda. Stiamo cercando di fare al meglio il nostro lavoro. L’incarico che ci è stato affidato è quello di lavorare in maniera certosina su determinate dinamiche. Sarebbe facile assumere alla cieca quello che serve, chiunque lo richieda, ma noi non operiamo in questo modo. Cerchiamo di operare nel modo giusto, senza salti in avanti, come chiedono invece i sindacati.
Ci sono le condizioni per riaprire il confronto con i sindacati e arrivare a un punto d’incontro?
Noi abbiamo già rappresentato ai sindacati le nostre aperture come azienda e lo stesso ha fatto il Comune. Bisogna sicuramente trovare un punto d’incontro. Gli strumenti che i sindacati utilizzano servono a sollecitare alcune decisioni ed è giusto che portino avanti la loro posizione.
È il giorno dello sciopero all’Ataf. Otto ore di astensione dal lavoro per il personale dell’azienda di trasporto pubblico urbano di Foggia, proclamate da Filt Cgil Foggia-Bat e Faisa Cisal Foggia. Per gli operatori di esercizio lo stop è previsto dalle 8:30 alle 12:30 e dalle 15:30 alle 19:30, mentre per officine, impianti fissi, manutenzione e amministrazione riguarda le ultime quattro ore del turno. Il servizio sarà garantito nelle fasce previste dalla normativa. La protesta arriva al termine di una vertenza iniziata in primavera e progressivamente diventata uno dei tanti fronti problematici dell’amministrazione Episcopo. I sindacati contestano la mancata consegna del Piano industriale, attesa entro il 31 agosto, e della proposta sul Premio di risultato. Nel comunicato diffuso alla vigilia dello sciopero definiscono inadeguata la gestione del Cda e chiedono al Comune, socio unico di Ataf, di azzerarlo e di nominare un direttore generale tecnico e neutrale, con esperienza nel trasporto pubblico locale. Nel mirino ci sono anche l’affidamento in-house del servizio, la mancata applicazione degli accordi sottoscritti nel settembre 2025, la programmazione delle assunzioni e del turnover, la sicurezza del servizio e la contrattazione di secondo livello. Secondo Filt Cgil e Faisa Cisal, il Cda avrebbe rinviato più volte gli impegni assunti, fino a disattendere la scadenza del 31 agosto per Piano industriale e Premio di risultato. La vertenza parte tra aprile e maggio, con l’avvio delle procedure di raffreddamento e conciliazione. Il 22 maggio il tentativo di confronto in Prefettura si conclude senza un’intesa. L’8 giugno arriva il primo sciopero, di quattro ore, anche allora contro quello che i sindacati definivano immobilismo di Comune e vertici aziendali. Uno dei nodi principali della vertenza è l’affidamento in-house.
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L’Attacco ha cercato Giuseppe Chiumento, presidente di Global Care, per chiedergli conto degli elementi contenuti nella segnalazione inviata al Servizio Centrale SAI e dei rapporti tra la sua cooperativa e Aladino. Chiumento ha respinto le contestazioni, definendole infondate, e ha riferito di aver presentato una querela contro ignoti alla Procura della Repubblica.
L’immensa e selvaggia bellezza delle isole Tremiti, anche nell’estate che si avvia a conclusione, ha conquistato turisti arrivati in massa, col suo patrimonio naturalistico eccezionale. L’area marina protetta rappresenta senza ombra di dubbio il mare più bello dell’intera Puglia e uno dei posti più incantevoli d’Italia. Ma chi ha avuto modo di soggiornare nell’arcipelago ha dovuto anche constatare che diversi problemi restano irrisolti e che la visita di San Nicola - l’Isola madre come viene chiamata dai tremitesi – resta dopo anni deturpata dagli infiniti cantieri. Impossibile, ad esempio, entrare nell’abbazia di Santa Maria a mare per ammirare lo splendido mosaico sul pavimento. Dei 18 interventi iniziati anni fa e finanziati coi 20 milioni di euro arrivati dal Mibact nel 2016 per il recupero del complesso abbaziale e, più in generale, dell’isola, ad oggi ne è stato ultimato solo uno. Sono isole che vivono profonde contraddizioni. Agosto si è chiuso col successo del Tremiti Music Festival finanziato dalla Regione (ma assai poco o per nulla pubblicizzato dalla stessa), con la musica al tramonto del direttore artistico Giuliano Sangiorgi (frontman dei Negramaro), Tiromancino e Aiello, accompagnati dalle note jazz di Raffaele Casarano (che di festival se ne intende, come fondatore e direttore artistico del salentino Locomotive Jazz Festival) e della sua Locomotive Resident Band. Per l’occasione sono giunti sulle isole in tanti, tra cui la senatrice Annamaria Fallucchi, amica e sostenitrice della sindaca Annalisa Lisci, e il patron di Ferrovie del Gargano Vincenzo Scarcia Germano. Pochi giorni prima, il 20 agosto, c’era stato un annuncio importante da parte dell’agenzia regionale Asset: è stato redatto un progetto, portato avanti insieme a Conisma e Comune, per la trasformazione dell’abbandonata ex caserma dei Carabinieri sull’isola di San Nicola in ostello per ricercatori e studenti in formazione. L’idea era stata anni fa portata dal professor Angelo Tursi, presidente dell’Area Marina Protetta Isole Tremiti, all’attenzione del vertice uscente di Asset, Elio Sannicandro. Le isole Tremiti sono meta costante di studi e ricerche di varie Università non solo pugliesi, per l’estremo interesse scientifico che attrae ricercatori di numerose discipline.
L’inchiesta de l’Attacco sul sistema SAI in Capitanata prosegue. Dopo gli articoli dedicati al caso di Monteleone di Puglia e al funzionamento della rete di accoglienza sul territorio, emergono nuovi elementi che riguardano due cooperative attive nel settore, la Global Care – Cooperativa Sociale Onlus e la Società Cooperativa Sociale Aladino, quest’ultima già al centro degli approfondimenti della testata. Una segnalazione indirizzata al Servizio Centrale del SAI chiede una serie di verifiche urgenti sulle due realtà, prendendo in esame aspetti societari, organizzativi, amministrativi e gestionali. Il documento, predisposto sulla base di visure camerali ordinarie estratte dal Registro delle Imprese il 3 aprile 2026, verifiche dirette sul territorio e segnalazioni ricevute, sottopone all’organismo di coordinamento e controllo del sistema una serie di elementi definiti come criticità, anomalie e potenziali rischi gestionali. Si tratta di circostanze che la stessa segnalazione chiede all’organismo di accertare e che, allo stato, non possono essere considerate fatti definitivamente verificati. Per quanto riguarda la Global Care, la sede legale dichiarata è a San Giovanni Rotondo, in via Ildebrando Pizzetti numero 2. L’attività prevalente risultante dalla visura è quella dei corsi di formazione e aggiornamento professionale. La cooperativa dichiara inoltre l'operatività di unità locali destinate all'accoglienza di minori stranieri non accompagnati e richiedenti protezione internazionale. Secondo la segnalazione, la cooperativa è priva di un organo di controllo. La Aladino ha invece sede legale dichiarata a Monteleone di Puglia, in via Mancini numero 134. L’attività prevalente indicata nella visura è la gestione di una casa di riposo. Tra le attività dichiarate figurano unità locali destinate a centro di accoglienza per migranti, assistenza domiciliare, micronido e mense. Per la società risulta un collegio sindacale composto da cinque componenti. Il rapporto tra le due cooperative è documentato anche al di là degli elementi contenuti nella segnalazione. A Monteleone di Puglia le due realtà hanno lavorato insieme in due distinti progetti SAI. Nel progetto per minori stranieri non accompagnati, relativo al periodo 2023-2025, Aladino risultava mandataria del soggetto attuatore, mentre Global Care e Social Care erano mandanti. La collaborazione è proseguita nel progetto SAI ordinari, affidato dal primo maggio 2025 al 31 dicembre 2026, nel quale Aladino risulta mandataria e Global Care mandante. Le due cooperative sono inoltre insieme nel progetto SAI del Comune di Cerignola, denominato Cittàccoglienza. Dal primo marzo 2026, per il periodo 2026-2028, Aladino risulta mandataria e Global Care mandante per un progetto rivolto a 19 beneficiari, con un finanziamento complessivo di 940.188,27 euro. Un avviso pubblicato da Global Care nel marzo 2026 conferma il ruolo di ente attuatore mandante e la selezione di un operatore amministrativo destinato al progetto, con compiti anche di supporto alla rendicontazione e al monitoraggio.
Dall’assolvimento dell’obbligo scolastico alla laurea, passando per il diploma: il 5° Maxi Avviso ASMEL, pubblicato su InPA, si rivolge a candidati con differenti titoli di studio, in base al profilo professionale scelto. Le candidature saranno aperte dalle ore 12:00 del 15 settembre alle ore 12:00 del 30 settembre 2026 su Asmelab per la creazione e l’aggiornamento di 39 Elenchi di Idonei, utilizzabili dagli Enti Locali per assunzioni a tempo indeterminato e determinato.
Si avvicina l’ora delle elezioni per il rinnovo degli organi dei due Consorzi di bonifica della provincia di Foggia, attese in autunno. Nel caso del Consorzio per la bonifica della Capitanata la lunga presidenza affidata a Giuseppe de Filippo (ex numero uno di Coldiretti provinciale) sembra destinata a continuare, tant’è che i rumors parlano di una lista unica delle organizzazioni agricole: questa sarebbe l’intenzione dei vertici provinciali di Confagricoltura, Coldiretti e CIA, concordi nel ritenere che si sia ben lavorato in questi anni. Situazione, invece, del tutto diversa per quanto riguarda il Consorzio di bonifica montana del Gargano, che dall’insediamento della nuova governance nel dicembre 2021 ad oggi non ha mai conosciuto un clima sereno. L’assemblea dei consorziati è stata convocata per il 4 ottobre prossimo, quando chi invoca la discontinuità proverà a scalzare il duo carpinese formato dal presidente uscente Michele Palmieri e dal direttore/ex vicepresidente Michele Tabacco. Il consiglio scadrà il 14 dicembre e non è ancora stata pubblicata la modulistica per partecipare alle elezioni. Si sta lavorando ad un fronte compatto di Confagricoltura, CIA e Coldiretti. Quest’ultima appare più defilata, ma, nell’ambito di una intesa che consideri anche la lista unica per la continuità nel Consorzio foggiano, si mira a trovare la quadra. Quanto a Copagri è commissariata e ha peraltro perso una costola, persone che hanno seguito Palmieri, oggi espressione confindustriale e rimasto legato all’ex presidente Francesco Capacchione, di cui fu vice nell’associazione. Lo stesso Capacchione che accompagnò Palmieri mesi fa quando fu audito a Bari dalla commissione regionale agricoltura, su richiesta della consigliera regionale Pd Rossella Falcone e del presidente Antonio Tutolo. La volontà dell’uscente di ripresentarsi è data per scontata, mentre nello schieramento opposto i nomi di punta saranno – per quanto si sa adesso– quelli dell’ex presidente del Consorzio Giovanni Terrenzio, 67enne imprenditore di Rignano Garganico patron di Prima Bio, e del 37enne olivicoltore di Vico del Gargano Guido Cusmai. Il vichese, che come possibile nuovo vertice rappresenterebbe una ventata di novità e da tempo manifesta tutta la propria delusione di fronte all’operato del cda attuale (in cui rifiutò di subentrare, negli scorsi anni, proprio per dissociarsene), è presidente regionale dei giovani di CIA Puglia oltre che dell’OP olivicola APO Foggia.
“Sono consapevole di avere un’idea diversa da quella tanto dei colleghi garganici, quanto da quella dei colleghi di Lucera, parlo a titolo personale e non come presidente dell’ordine. Credo che gli elementi per ritenere inutile la riapertura della Procura di Lucera siano molti. Innanzitutto, la Procura di Foggia ha razionalizzato le risorse, in passato c’era una netta distinzione tra il lavoro che gravava sulle procure di Foggia e di Lucera, il cui bacino di utenza era limitato al Subappennino dauno, né va dimenticato l’allargamento delle competenze dei giudici di pace che porterà ad un ampliamento di quel decentramento che rende parzialmente inutile la riapertura di altre sedi. Io sono personalmente favorevole alla riapertura della sede distaccata di Rodi Garganico, ma oggi la politica si sta interessando alla riapertura della sede di Lucera come sede soppressa, un fatto che porterebbe a uno svilimento della qualità della giurisdizione”, ha affermato Gianluca Ursitti, presidente dell’Ordine del Foro di Foggia.
“Nelle città moderne, i Centri Comunali di Raccolta rappresentano un’infrastruttura fondamentale per rendere più efficiente il sistema della raccolta differenziata e favorire una gestione dei rifiuti sempre più sostenibile. Per questo la loro progettazione richiede particolare attenzione: non soltanto agli aspetti funzionali e gestionali, ma anche alla sicurezza, all’accessibilità per l’utenza, ma anche aspetti legati alla qualità dell’inserimento nel contesto urbano”, ha scritto GOMA Cooperativa di Ingegneria e Architettura.
Stop ai rifiuti non conformi: Sb Ecology e l’Amministrazione Comunale di San Giovanni Rotondo comunicano una svolta operativa nella gestione della raccolta differenziata sul territorio cittadino. L'obiettivo è tutelare l'ambiente e premiare i comportamenti virtuosi, nonché contrastare le cattive pratiche.
Nel periodo compreso tra il 22 luglio e il 5 agosto nelle zone della città di Foggia dove sono stati già installati i cassonetti intelligenti ovvero zona Centro (centro storico) e zona Sud (corso del Mezzogiorno/Macchia gialla) i dati della raccolta differenziata si attestano rispettivamente al 52,37% e al 59,96%. È quanto emerge dal monitoraggio effettuato da AMIU Puglia che mostra un trend positivo e incoraggiante.
Giuseppe D’Avolio, dirigente scolastico in pensione e oggi consigliere comunale a Vico del Gargano, intende riaccendere i riflettori su una battaglia che agricoltori e amministratori del territorio conducono da tempo: consentire, entro limiti precisi, l’abbruciamento delle frasche e dei residui di potatura anche nelle aree sottoposte ai vincoli del Parco nazionale. Una richiesta sulla quale nei mesi scorsi si erano mosse anche le istituzioni, in qualità di Città Gargano, chiedendo alla Regione Puglia l’apertura di un tavolo tecnico. L’incontro è poi avvenuto in primavera, intorno alla metà di aprile, con la partecipazione, ricorda D’Avolio a l’Attacco, anche dei vertici dell’Ente Parco e del Ministero: “Il punto che abbiamo posto è semplice: non può essere soltanto la Xylella a giustificare un intervento, bensì bisogna considerare l’orografia del territorio, come avviene in altre regioni d’Italia”. Una ricerca comparativa sulla questione richiama, tra gli altri, i casi di Toscana, Liguria, Veneto, Piemonte e Calabria, dove l’abbruciamento dei residui agricoli trova discipline differenti ma, secondo la ricostruzione prodotta dal comitato, maggiormente capaci di tenere conto delle condizioni territoriali. La proposta, dunque, non si configura come un “liberi tutti”: sono indicati periodi definiti, quantità limitate, piccoli cumuli, comunicazioni preventive e misure antincendio. “La Regione avrebbe dovuto predisporre il regolamento entro giugno - sostiene D’Avolio - ma finora non è stato fatto niente. Eppure al tavolo tecnico sia il commissario sia il direttore del Parco si sono dichiarati favorevoli”. Una posizione che, nella lettura del consigliere, rende ancora meno comprensibile lo stallo: “L’elemento chiave è questo: il Ministero e l’Ente Parco sono concordi e propensi. Quello che chiediamo alla Puglia è di disciplinare una pratica, non di consentirla senza condizioni”.
Sarà tutt’altro che meramente commemorativo il programma di appuntamenti organizzati dalla Casa della salute e dell’ambiente e dal Comune di Manfredonia in occasione del cinquantenario del più grave incidente che interessò il petrolchimico Anic/Enichem del Golfo, quello del 26 settembre 1976. Lo scoppio della colonna d’arsenico segnò la storia del territorio sipontino, con veleni che tuttora continuano ad avvelenare terreni e falda del SIN (Sito di interesse nazionale). “Manfredonia, 50 anni dopo: dalla memoria al futuro” è il titolo scelto per il programma, che si dipanerà tra giovedì 24 e domenica 27 settembre. Sarà presente anche il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, nel primo evento: giovedì 24, nel chiostro di Palazzo San Domenico, dalle ore 18,00 spazio alla conferenza “Salute e ambiente nel SIN di Manfredonia: evidenze, criticità, prospettive”, in cui interverranno anche il professor Annibale Biggeri (che dieci anni fa iniziò a guidare la ricerca epidemiologica partecipata voluta dal sindaco Riccardi), la presidente di Aress Lucia Bisceglia e la dottoressa Filomena Lacarbonara. Sarà l’occasione per discutere delle problematiche connesse alla salute dei residenti e del modello “One health citizen science”. Venerdì 25 settembre l’evento “Panorami distopici: la “normalizzazione” come arma dell’ingiustizia”, che si svolgerà dalle ore 19.00 nel Teatro Arena del porto turistico, promosso dalla compagnia teatrale Bottega degli Apocrifi, in collaborazione con l’Università di Padova, con la partecipazione di Biggeri, del dottor Roberto Giua e delle dottoresse Giulia Malavasi e Anna Maria Nannavecchia. Sabato 26 settembre è previsto “Quando la partecipazione incontra la ricerca: il popolo inquinato può far rifiorire i territori”, dalle ore 18,00 nel chiostro di Palazzo San Domenico. Sarà un incontro con i popoli dei territori inquinati, da vittime a protagonisti nella rinascita, con gli interventi delle dottoresse Cristina Mangia, Giulia Malavasi, Chiara Piccolo, Valentina Acquafredda e Lorenza Moretti. Ci sarà un intervallo intorno alle ore 19,00 con aperitivo e momento musicale e poetico. La serata si concluderà con un momento di commemorazione e raccoglimento in ricordo delle vittime, organizzato con la collaborazione del vescovo Franco Moscone e con la partecipazione della comunità Laudato sì e della Casa dell’Arte di Mattinata. Infine domenica 27 settembre “La piazza che cura: associazioni, memoria e futuro per Manfredonia”, dalle ore 19,00 in piazza Papa Giovanni XXIII. Un evento promosso dalla Casa della salute e dell’ambiente in collaborazione con Comune di Manfredonia, associazioni cittadine, organizzazioni ambientaliste, realtà sociali, culturali, sanitarie, educative e di volontariato del territorio. L’iniziativa trasformerà la piazza in uno spazio di incontro, ascolto e collaborazione, nella quale le associazioni potranno avere uno spazio per presentare le proprie attività, dialogare con la popolazione e costruire nuove reti attorno alle aree tematiche al centro dell’iniziativa: salute e prevenzione, ambiente e territorio, comunità e solidarietà, giovani, educazione e cultura.
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