Noi siamo piccoli, ma non ci arrendiamo”. Potrebbe essere questo lo slogan capace di unire i piccoli paesi dell’Appennino Dauno, impegnati in una sfida che va ben oltre la sopravvivenza dei singoli borghi: quella contro lo spopolamento, l’abbandono e il rischio concreto di estinzione. Non è più una scommessa che si gioca soltanto sui tavoli delle istituzioni, ma un’azione condivisa che coinvolge sempre più le comunità locali, ormai consapevoli della portata del fenomeno e della prospettiva, tutt’altro che astratta, di perdere pezzi della propria storia, della propria identità e del proprio futuro. Lo ha dimostrato Celle di San Vito, il più piccolo comune della Puglia, dove i suoi 144 abitanti hanno scelto di mettersi in gioco e di prestarsi alla costruzione di un vero e proprio almanacco di biografie, presentandosi a viso aperto e raccontando sé stessi e il paese in cui vivono. “People, oltre i numeri i paesi sono delle persone”, il nome dell’evento conclusivo del progetto social nel quale, attraverso brevi video, ciascuno è diventato cantastorie di un mondo dal sapore antico, restituendo voce e volto a una collettività che, nonostante i numeri, rivendica il diritto di esistere e di farsi conoscere. L’iniziativa, realizzata per Officineventi dal videomaker e regista Niki Dell’Anno, in stretta collaborazione con le operatrici dell’Infopoint comunale, ha raccolto un risultato sorprendente: quasi un milione e mezzo di visualizzazioni. Ma il successo non si è fermato alla rete. L’attenzione suscitata dai video si è tradotta anche in presenze concrete: il B&B e l’albergo comunale del paese hanno registrato il tutto esaurito. Un successo che ha portato il piccolo borgo dell’Appennino Dauno ben oltre i suoi confini, fino al Tg1, che ha dedicato al progetto un servizio in una recente edizione delle 13:30. Una vetrina nazionale per un paese che per numero di abitanti potrebbe stare tutto dentro un grande condominio, dove non ci sono né la scuola né un presidio sanitario. Ci sono un piccolo alimentare, un bar ristorante e l'ufficio postale, che apre a giorni alterni. Il medico di base si contatta su whatsapp e sale in paese una volta a settimana.
Stessa attenzione mediatica nazionale ha conquistato anche Petramontecorvino, 2350 abitanti, dove la riapertura dello storico Caffè Basile, unico punto di riferimento e di incontro, è diventata una piccola parabola di riscatto. Chiuso a gennaio scorso dopo 138 anni di ininterrotta attività, riapre oggi ufficialmente i battenti col come di “Ce vedeme ò cafè”; principale artefice del progetto, accolto dal Comune di Pietramontecorvino, è stata l’associazione “Dalla parte dei paesi”, fondata e guidata da Gianfilippo Mignogna, che ha raccolto le richieste dei cittadini e si è dato una missione: riaprire, restituire a quello spazio la funzione sociale, aggregativa e conviviale che ha sempre avuto.
Ma il resto dell’area interna non è stata di certo a guardare, e tutti hanno aperto i propri centro storici, i propri vicoli e le proprie piazze per accogliere iniziative nelle quali molto spesso si è discusso anche di declino demografico e della necessità di trovare nuove ragioni per restare.
Ne sa qualcosa Virgilio Caivano che nel suo incessante vagabondare nella geografia della terra natìa, promuove il suo libro “Radice Meridionale”, divenuto a sua volta occasione per riportare al centro del dibattito il destino dei piccoli paesi e delle comunità che li abitano. Caivano, portavoce nazionale dell’Associazione dei Piccoli Comuni, sostiene da anni, in ogni sede istituzionale, la necessità di una legislazione differenziata capace di riconoscere le specificità e le fragilità dei piccoli centri. Nell’ultima stagione del suo impegno, il suo percorso si è arricchito di una nuova prospettiva: mettere in relazione il pensiero meridiano con le politiche dedicate alle aree interne: l’idea di fondo è quella di rovesciare la prospettiva con cui per decenni è stato guardato il Mezzogiorno: non più un Sud da assistere, da compensare nelle sue debolezze o da proteggere dal rischio di un definitivo impoverimento, ma un territorio chiamato a diventare protagonista delle proprie scelte e del proprio futuro.
Come tutto ciò sia possibile è difficile da prevedere. A ricordare quanto sia ancora lunga e accidentata la strada ci ha pensato, proprio nel pieno del periodo ferragostano, Lucilla Parisi, Sindaca di Roseto Valfortore, con un lungo e accorato sfogo che è diventato un vero e proprio grido d’allarme per la mancanza di servizi e per l’abbandono che continua a segnare il territorio. “Basta demagogia, servono concretezza e coraggio”, ha tuonato Parisi evidenziando la rabbia e la frustrazione di chi vive e gestisce i territori. Burocrazia e vincoli sono i veri nemici impossibili da battere e le cause dello spopolamento non sono solo naturali, ma sono il risultato di decenni di scelte politiche e amministrative sbagliate: si è progressivamente depotenziata la capacità di programmare lo sviluppo energetico, si è lasciato indietro il sistema infrastrutturale - l’orrore delle strade dell’Appennino Dauno è forse la fotografia più impietosa di questo fallimento - e non si è investito abbastanza nella crescita e nella modernizzazione dei servizi necessari a sostenere il turismo e a renderlo una vera economia, non soltanto una parentesi stagionale. Non fa sconti a nessuno, Lucilla Parisi. Proprio nei giorni di Ferragosto, una vasta area dei Monti Dauni è rimasta senza connessione internet, isolando comunità e turisti nel momento di maggiore presenza sul territorio. Una circostanza stigmatizzata dalla senatrice Gisella Naturale, che più che una semplice anomalia tecnica restituisce l’ennesima fotografia delle difficoltà quotidiane con cui devono fare i conti le aree interne. Le comunità ci sono, ci mettono la faccia. Mancano le condizioni per farle vivere. E tra la riscossa e la fatica di restare, il futuro resta appeso a un filo.
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