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Una piazza gremita e un autentico bagno di folla hanno segnato la prima serata della Festa per i 15 anni della Lista Civica “Uniti per Cambiare”, svoltasi sabato 12 settembre in Piazza Giovanni Paolo II ad Apricena.
Da anni il luogo scelto per la Festa de l’Unità a San Severo è quello della Villa comunale, il parco nel centro della città, che fa memoria delle folle che animavano questa festa. Oggi, invece, così come visto nelle altre città della provincia, la Festa si presenta più ridotta – magari riprendersi nel fine settimana - lontana da quelle passate. Un segno dei tempi, in cui le persone sono meno interessate alla politica, pochi giovani e tante persone mature, anche di una certa età, che danno l’idea di chi e cosa possa avere interesse a partecipare al dialogo, allo scambio d’idee, ed avere il coraggio civico di entrare nell’arena politica e assumersi l’onere, l’onore e la responsabilità di amministrare. Compito difficile, oggi, quello della politica con la “P” maiuscola. Se per un’antica definizione cinese la politica è “l'arte di governare”, in Grecia tra le varie definizioni spicca quella di Pericle per cui la politica è “l'arte di vivere insieme”, o quella di Aristotele “governare la polis per il bene di tutti”. Retorica o così come dovrebbe essere? Nel recente passato, spiccò chiaro il pensiero di papa Paolo Sesto, che parlò della politica come la forma più alta di carità - dopo la preghiera -. Ma oggi, anche per volontà popolare e dei social, conta il nome del candidato e mai nessuno è tornato a parlare di fatti concreti. Perché, poi, alla fine, aveva ragione il grande Alcide De Gasperi - protagonista della ricostruzione politica ed economica dell'Italia dopo la seconda guerra mondiale e leader dei governi di centro nati dal 1947 – quando diceva che “il politico pensa alle prossime elezioni, lo statista alle future generazioni”. Ergo: un politico pensa al successo personale e del partito; lo statista a quello della sua città, del suo Paese. Ma senza la politica, quella della rappresentanza popolare, non si può guardare al presente e ai bisogni della città, della comunità, altrimenti per amministrare ci sarebbero solo commissari. La Costituzione della Repubblica italiana dice, all’articolo 48 che: “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”. Se tutti avessero contezza di che valore abbia il segno tracciato sulla scheda elettorale, forse, ci sarebbe più attenzione a chi dare il voto, alle persone che possano assumersi la responsabilità e l’onestà di amministrare, in modo partecipato e trasparente, una comunità, tra presente e futuro.
“Nessun guanto di sfida, nessun ring, ma solo un sano confronto politico è quello che ci sarà domani sera alla Festa de L’Unità di Torremaggiore in Villa Comunale”, precisa a l’Attacco la segretaria cittadina del Pd Lucia Di Cesare.
Dopo la breve pausa estiva, riprendono le attività del Comitato Costituente Foggia 53 di Futuro Nazionale, con l’appuntamento al gazebo allestito all’isola pedonale in Piazza Giordano.
Fughiamo subito ogni dubbio, scaturito dopo la visione della locandina di presentazione dell’evento. Domani sera al giornalista moderatore Ciro Dattoli non toccherà arbitrare un incontro di pugilato, quando, a partire dalle ore 18, sul ring della Festa dell’Unità di Torremaggiore saliranno l’assessore regionale e dominus del Partito Democratico di Capitanata Raffaele Piemontese e il padrone di casa Enzo Quaranta. Niente scazzottate, dunque. Ci si augura, almeno. Piuttosto un duello leale e soprattutto vero, di quelli che raramente si vedono negli imbalsamati confronti pubblici dell’agone politico di oggi. Un uno contro uno che si fa tanto più interessante perché fu proprio Quaranta, in tempi non sospetti e molto prima delle regionali del novembre 2025, a lanciare attraverso un’intervista su queste colonne il guanto di sfida al plenipotenziario di Monte Sant’Angelo, aprendo una discussione sulla necessità di un Pd più aperto, plurale e capace di restituire centralità ai territori. Insomma, un partito meno arrotolato attorno alla figura di Piemontese. Dichiarazioni che sono valse all’allora assessore torremaggiorese un posto in grassetto nell’agenda nera del suo rivale. Agenda sulla quale sono finiti, nel corso del tempo, numerosi esponenti di spicco del Pd di Capitanata, poi costretti ad abbandonare il partito o a rimanerci con disagio. Da Elena Gentile a Paolo Campo, fino ai sangiovannesi Peppino Marcucci, Michele Crisetti e Giuseppe Siena. Ma, soprattutto, quell’intervista e la successiva guerra guerreggiata di Raf sono costate a Quaranta, con ogni probabilità, anche un posto in Consiglio regionale, appannaggio di candidati certamente meno incardinati nella storia del Partito del Nazareno in Capitanata, come la viestana Rossella Falcone. Il faccia a faccia di domani, dal titolo "Il quadro politico attuale: analisi e prospettive", arriva così nel momento più delicato della discussione interna ai circoli dem della provincia, al termine del viaggio che l’Attacco ha condotto per tutta l’estate raccogliendo quattordici voci tra dirigenti, amministratori, militanti, dissidenti ed ex esponenti. Intervista dopo intervista è emerso il malessere sui metodi di selezione della classe dirigente, sul rapporto tra circoli e vertici, sul peso dei leader, sulla gestione delle ultime competizioni elettorali e sul doppio incarico del segretario provinciale Pierpaolo d’Arienzo. Quattordici puntate hanno restituito un partito attraversato da una sorta di rivolta interna, spesso silenziosa e raramente organizzata, che domani arriverà sul palco di Torremaggiore. Quaranta avrà l’occasione di tornare sulle questioni da cui tutto è partito. Piemontese quella di rispondere, direttamente, alle domande che da mesi circolano dentro e fuori i circoli dem della Capitanata.
Antonio Potenza ha fatto ammainare la bandiera rossa dalle mura della “Stalingrado rossa”. Dopo decenni di amministrazioni di sinistra, Apricena ha deciso di svoltare a destra. Avremmo titolato così sulla prima pagina de l’Attacco dell’8 maggio 2012. Sono trascorsi oltre quattordici anni da quando la lista civica “Uniti per Cambiare”, guidata dall’allora trentenne Potenza, espressione di Forza Italia, si impose alle elezioni amministrative del maggio 2012. Un anno più tardi, però, Potenza rassegnò le dimissioni a causa delle tensioni interne alla coalizione, alimentate da alcuni esponenti della sua stessa maggioranza. Seguì poco meno di un anno di commissariamento, affidato alla dottoressa Daniela Aponte. Ristabiliti gli equilibri interni alla coalizione, Potenza tornò alla guida della Città della pietra, che amministrò per i successivi cinque anni. Nel frattempo, arrivò anche il passaggio da Forza Italia alla Lega, che lo rese il primo Sindaco leghista della Puglia. Alla ricandidatura per un nuovo mandato seguì la riconferma, con Potenza che si impose con il 71,52% delle preferenze. Un mese più tardi, però, fu arrestato e posto ai domiciliari nell’ambito di un’indagine della Procura di Foggia su presunte irregolarità nelle gare per l’aggiudicazione di commesse pubbliche. Dopo sei anni di vicende giudiziarie, e nel frattempo il ritorno in Forza Italia, appena un anno fa è stato assolto da ogni accusa. Due anni fa si è ricandidato per il terzo mandato consecutivo, uscendo nuovamente vincitore dalla sfida con il candidato Sindaco Alfonso Zuccarino. Potenza ha ottenuto circa il 6,5% di preferenze in meno rispetto alla precedente tornata elettorale, ma ha comunque stravinto la competizione, confermandosi saldamente alla guida della città. Lo scorso 3 settembre era stato annunciato il programma della grande festa per i 15 anni della lista civica “Uniti per Cambiare”, in programma oggi e domani. Due giornate aperte a tutti e completamente gratuite, dedicate alla musica, alla comunità, alla politica, alle imprese e al futuro. È proprio per questo che l’Attacco si è recato ad Apricena, per toccare con mano il consenso che, a distanza di oltre quattordici anni, non sembrerebbe essersi affievolito, almeno a giudicare dai commenti che continuano a circolare sui profili social ufficiali del Sindaco. Eppure, il quadro emerso dalle conversazioni con i cittadini di Apricena è tutt’altro che favorevole a Potenza. Prima di entrare nel merito, tuttavia, è necessario fare alcune premesse. Il lavoro svolto nella mattinata di giovedì scorso non nasce con l’intento di delegittimare Antonio Potenza, né tantomeno di favorire l’opposizione, ma rientra nella più autonoma espressione dell’attività giornalistica: ascoltare il territorio e raccogliere direttamente le voci dei cittadini. È evidente, inoltre, che intervistare oltre 12.000 residenti sarebbe pressoché impossibile. Per questo abbiamo scelto di ascoltare un campione, seppur necessariamente ridotto – circa venti persone –, con l’obiettivo di raccogliere impressioni, opinioni e punti di vista differenti. Si tratta, dunque, di una fotografia parziale del sentiment raccolto sul territorio, che può comunque offrire spunti di riflessione e prestarsi a un’analisi di natura politica. Giunti nella Città della pietra intorno alle ore 10.30, Apricena si presenta quasi come una città spettrale. Il ritorno a scuola, gli adulti al lavoro e il rientro degli emigrati contribuiscono a restituire uno scenario desolante. Alcune serrande sono ancora abbassate, i bar della piazza centrale sono completamente vuoti e per le strade del centro cittadino si incontrano soltanto poche, sporadiche presenze.
Non ce l’ha fatta più a resistere e, alla fine, il vulcano del commercialista (e tesserato PD) Nicola Mele ha eruttato lava sul primo cittadino Domenico la Marca. Con una lettera pubblica indirizzata al Sindaco, ha esternato tutta la delusione che ha accompagnato la sua esclusione dalle nomine del Collegio sindacale e del revisore unico ASE. Ne ha fatto parte fino alle nuove nomine che, a suo avviso, sarebbero state in qualche modo influenzate – a suo danno – da “un chiaro atto censorio da parte di un esponente politico non più verde di età che se non erro è stato tra l’altro citato anche nella ormai già per molti dimenticata relazione di scioglimento per presunte infiltrazioni mafiose del Comune di Manfredonia”. In quella relazione, c’erano decine di nomi di ex amministratori, perciò sono disparate le ipotesi per individuare costui o costei. Quelle che vanno per la maggiore sono due, per i quali il fattore comune – oltre ad aver amministrato la città nel passato più o meno recente – è rappresentato dall’attività professionale. In ogni caso, le nomine del Collegio sindacale ASE sono state accompagnate da un acceso scontro interno alla maggioranza di governo cittadino. Sottolineando – ancora una volta – che, nonostante l’avviso pubblico sia stato pubblicato online, le delibere di nomina non risultano né sul sito del Comune di Manfredonia e né su quello di ASE. Per conoscere i nomi dei nuovi organi di controllo è necessario ricorrere alle fonti confidenziali: è incredibile ma è vero. Il presidente individuato è Franco Troiano, il cui nome ha fatto saltare dalla sedia i democratici. “Dopo aver egregiamente curato la rendicontazione elettorale del Sindaco”, come aveva già sottolineato Angelo Riccardi, è stato voluto alla guida dell’organo sindacale ASE. Una scelta che non era per niente condivisa dal Partito Democratico sipontino, men che meno dall’assessora Rita Valentino. Secondo le confidenze raccolte, l’assessora all’Ambiente avrebbe posto un aut aut al Sindaco: o desisteva dalla nomina di Troiano, oppure lei avrebbe riconsegnato le proprie deleghe. Sarebbe stata vista percorrere i corridoi di Palazzo di San Domenico mentre agitava tra le mani i fogli che aveva stampato con le sue dimissioni. Non è noto per quale motivo abbia poi desistito ma i rapporti con il primo cittadino non sono rimasti idilliaci.
Ieri, in V Commissione in Regione Puglia, si è parlato delle risultanze della conferenza dei servizi relativa ai lavori di adeguamento della Strada Provinciale 109, l’importante arteria (ex Strada Statale 160) che collega il versante tirrenico con il casello A16 di Candela e quello adriatico con il casello A14 di San Severo, passando per una città importante come Lucera.
“Chiederò al Ministero dell’Interno, con una interrogazione parlamentare, come intenderà muoversi per garantire il ripristino urgente di tutte le telecamere di videosorveglianza distrutte nei 5 Reali Siti”. L’onorevole Giorgio Lovecchio di Forza Italia interviene dopo aver appreso la notizia della distruzione delle telecamere di sicurezza in alcuni comuni della provincia di Foggia.
Dopo aver raccolto nelle ultime ore numerose testimonianze e segnalazioni sulla situazione della Foce Schiapparo, il Partito Liberaldemocratico – PLD Puglia compie un nuovo passo e porta la questione sul piano istituzionale e tecnico. Sono state infatti trasmesse tre distinte richieste formali di informazioni e documentazione all’Ente Parco Nazionale del Gargano, ad ARPA Puglia e al CNR-IRBIM di Lesina. L’obiettivo è semplice: passare dalle testimonianze ai fatti e dalle domande alle risposte ufficiali.
“Dopo vent’anni di attese, il collegamento tra la diga del Liscione e l’invaso di Occhito, il cosiddetto “tubone”, compie finalmente un passo decisivo verso la realizzazione. Oggi è una giornata importante, una giornata di festa per il Molise e per la Puglia”. Lo dichiara la senatrice Anna Maria Fallucchi, commentando il passaggio istituzionale che si è concretizzato nella giornata odierna.
“Le parole pronunciate dalla sindaca Episcopo alla festa del Pd di Martina Franca non coincidono con la realtà di Foggia - dichiara Fratelli d’Italia Foggia -. Non serve prendersela con la stampa se l’Amministrazione resta immobile e prigioniera di laceranti conflitti interni, tra livelli politici e livelli istituzionali che si paralizzano a vicenda invece di lavorare per la città”.
Sono Miriam Ventura e Filippo Ferrara i nuovi commissari cittadini di Sud Chiama Nord per le Autonomie rispettivamente a Foggia e a Bari. L’annuncio è arrivato venerdì mattina, 4 settembre, nel corso della conferenza stampa convocata alle 11:30 al Wasabi Cafè di via Gramsci dal coordinamento provinciale della Capitanata. Accanto ai due neonominati, il commissario provinciale Giusy Di Tullio, il commissario regionale Donato Amoruso e la presidente nazionale del movimento, l’ex parlamentare e già viceministra dell’Economia Laura Castelli.
L’appuntamento arriva a poco più di un mese dall’evento-laboratorio “Microfono aperto” del 24 luglio all’Hotel Cicolella e segna un passaggio più operativo: dotare la struttura territoriale di figure di riferimento stabili nelle due principali città pugliesi.
Ad aprire i lavori è stato Amoruso, che ha legato le nomine alla crescita organizzativa del progetto nazionale. Il commissario regionale ha insistito sull’autonomia come strumento di governo e non come bandiera, richiamando il principio costituzionale delle autonomie locali.
Ventura, che fa parte della dirigenza nazionale del MEDA, movimento europeo che si occupa di diversamente abili, ha indicato nella disabilità il primo terreno del mandato. “Non è assolutamente concepibile che il CAT sia a Lucera e quindi queste famiglie debbano spostarsi per avere delle terapie”, spiega a l’Attacco, riferendosi al Centro Territoriale per l’Autismo dell’ASL Foggia, unico in Capitanata. La sua proposta è una consulta permanente sulla disabilità: “Un polo scientifico, divulgativo, non solo assistenzialistico”.
Un’attenzione che si estende alla mobilità accessibile e alle barriere architettoniche, con la Regione come interlocutore. Ma il perimetro, aggiunge, è più ampio: “C’è il tema della sicurezza, c’è il tema del lavoro, c’è il tema dello spopolamento, il tema dei giovani che vanno via”. Il primo obiettivo resta l’ascolto: “Andare tra la gente, magari anche con il taccuino in mano”.
Ferrara descrive un movimento in fase di organizzazione. “Il nostro compito è quello di organizzare sul territorio la presenza per capire quali sono le idealità da poter sviluppare per ricomporre la comunità regionale che al momento vediamo anche assente nelle urne”, dichiara a l’Attacco. Il riferimento è all’astensionismo, letto come frattura con la rappresentanza.
Una festa per celebrare il Governo, un palco per raccontare Giorgia Meloni. Alla fine, spente le luminarie, chiusi gli stand e cominciato il non semplicissimo deflusso delle migliaia di persone arrivate al porto di Bari, la fotografia politica della serata è rimasta questa. Doveva essere il compleanno di un esecutivo diventato il più longevo della storia repubblicana, è diventata inevitabilmente anche la rappresentazione plastica dei rapporti di forza dentro il centrodestra. Una festa di coalizione nella definizione, molto più meloniana nella sostanza. E forse per capire fino in fondo quello che è accaduto venerdì sera bisogna fare un’operazione apparentemente scolastica ma politicamente utile: scomporre la frase, fare l’analisi logica del Governo Meloni. Perché Bari ha messo insieme quasi tutti gli elementi necessari: soggetto, predicato, verbi servili, complementi oggetto, subordinate e perfino un’avversativa. Ma soprattutto ha mostrato chi occupa realmente ogni posto nella frase. Il soggetto è Giorgia Meloni. Non soltanto perché era lei la festeggiata politica, ma perché intorno a lei è ruotato praticamente tutto. L’attesa, gli applausi, i telefoni alzati per riprenderla, i cori, il palco, il racconto dei risultati e quello del futuro. La stampa del giorno dopo fotografa una mobilitazione arrivata da tutta Italia e perfino dal Texas, tra luminarie e una partecipazione che ha sfidato anche l’afa barese. Il predicato verbale è naturalmente governare. Ma a Bari il verbo più importante è diventato un altro: durare. Perché i giorni trascorsi a Palazzo Chigi non sono più soltanto una misura cronologica. Meloni li ha trasformati in un argomento politico. Il record serve per dire che l’Italia, dopo la lunga stagione dei governi che nascevano e cadevano dentro la stessa legislatura, avrebbe ritrovato una continuità. Non a caso la stabilità è stata elevata dalla premier a “prima grande riforma”, accompagnata dalla promessa di mettere il Paese al riparo dai ribaltoni. Ed è questa forse la parte più interessante del racconto meloniano: non celebrare il tempo trascorso, ma trasformarlo in un risultato. Durare significa, nella narrazione proposta dal palco, essere affidabili. Significa programmare, assumere impegni internazionali, presentarsi in Europa senza l’incognita di un esecutivo destinato a cadere dopo pochi mesi. Anche Raffaele Fitto ha legato il tema italiano alla dimensione europea, sostenendo che la stabilità del Paese faccia bene all’Europa.
Il dibattito sul fine vita entra ufficialmente nell’agenda del Consiglio regionale pugliese e lo fa anche per iniziativa del centrodestra o almeno parte di questa. Dopo quanto avvenuto in Veneto, in Puglia sono i consiglieri regionali Napoleone Cera della Lega e Marcello Lanotte di Forza Italia a spingere perché la Regione intervenga per colmare quello che definiscono un vuoto normativo, mettendo però al centro del percorso anche cure palliative, hospice e libertà di scelta. In conferenza stampa nella Sala Campione del Consiglio i due consiglieri hanno spiegato il motivo per cui indipendentemente dall’indirizzi dei rispettivi partiti si è deciso di avviare un processo autonomo perché hanno spiegato i valori etici prescindono dalle ideologie partitiche.
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Una piazza gremita e un autentico bagno di folla hanno segnato la prima serata della Festa per i 15 anni della Lista Civica “Uniti per Cambiare”, svoltasi sabato 12 settembre in Piazza Giovanni Paolo II ad Apricena.
Da anni il luogo scelto per la Festa de l’Unità a San Severo è quello della Villa comunale, il parco nel centro della città, che fa memoria delle folle che animavano questa festa. Oggi, invece, così come visto nelle altre città della provincia, la Festa si presenta più ridotta – magari riprendersi nel fine settimana - lontana da quelle passate. Un segno dei tempi, in cui le persone sono meno interessate alla politica, pochi giovani e tante persone mature, anche di una certa età, che danno l’idea di chi e cosa possa avere interesse a partecipare al dialogo, allo scambio d’idee, ed avere il coraggio civico di entrare nell’arena politica e assumersi l’onere, l’onore e la responsabilità di amministrare. Compito difficile, oggi, quello della politica con la “P” maiuscola. Se per un’antica definizione cinese la politica è “l'arte di governare”, in Grecia tra le varie definizioni spicca quella di Pericle per cui la politica è “l'arte di vivere insieme”, o quella di Aristotele “governare la polis per il bene di tutti”. Retorica o così come dovrebbe essere? Nel recente passato, spiccò chiaro il pensiero di papa Paolo Sesto, che parlò della politica come la forma più alta di carità - dopo la preghiera -. Ma oggi, anche per volontà popolare e dei social, conta il nome del candidato e mai nessuno è tornato a parlare di fatti concreti. Perché, poi, alla fine, aveva ragione il grande Alcide De Gasperi - protagonista della ricostruzione politica ed economica dell'Italia dopo la seconda guerra mondiale e leader dei governi di centro nati dal 1947 – quando diceva che “il politico pensa alle prossime elezioni, lo statista alle future generazioni”. Ergo: un politico pensa al successo personale e del partito; lo statista a quello della sua città, del suo Paese. Ma senza la politica, quella della rappresentanza popolare, non si può guardare al presente e ai bisogni della città, della comunità, altrimenti per amministrare ci sarebbero solo commissari. La Costituzione della Repubblica italiana dice, all’articolo 48 che: “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”. Se tutti avessero contezza di che valore abbia il segno tracciato sulla scheda elettorale, forse, ci sarebbe più attenzione a chi dare il voto, alle persone che possano assumersi la responsabilità e l’onestà di amministrare, in modo partecipato e trasparente, una comunità, tra presente e futuro.
“Nessun guanto di sfida, nessun ring, ma solo un sano confronto politico è quello che ci sarà domani sera alla Festa de L’Unità di Torremaggiore in Villa Comunale”, precisa a l’Attacco la segretaria cittadina del Pd Lucia Di Cesare.
Pd e Movimento Cinque Stelle, nuovo capitolo di una telenovela politica che da Roma finisce inevitabilmente per proiettare i suoi strali sui territori. Elly Schlein o Giuseppe Conte: chi guiderà davvero il centrosinistra verso le Politiche del 2027? La domanda non è più soltanto materia per retroscena romani. Dietro il dibattito sulle primarie, sul possibile candidato federatore e sulla tenuta del cosiddetto campo largo si nasconde infatti un braccio di ferro dalla posta altissima: stabilire chi avrà l’ultima parola nella coalizione. Se Roma discute, Foggia non è da meno. Anzi. Proprio la Capitanata, terra natia di Giuseppe Conte, rischia di diventare uno dei laboratori più interessanti del confronto tra dem e pentastellati. Qui il leader del M5S deve fare i conti con il peso politico dell’area riconducibile a Raffaele Piemontese, riferimento storico del Pd foggiano e protagonista degli equilibri politici e istituzionali costruiti negli ultimi anni. E il terreno sul quale oggi si misura la forza dei due schieramenti ha un nome preciso: Sanitaservice ASL Foggia. La società in house foggiana è ancora in attesa della definizione della nuova governance. L’incarico di Angelo Tomaro, nominato amministratore unico il 12 giugno 2023, era stato fissato per tre anni, fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2025. Sanitaservice Foggia è infatti senza amministratore da oltre 45 giorni, termine indicato per procedere alla nomina di un nuovo amministratore o alla conferma di quello uscente. Nel frattempo è il revisore dei conti a svolgere le funzioni necessarie a garantire l’ordinaria gestione. Il nodo della successione è diventato soprattutto politico. Sul tavolo si confronterebbero due opzioni. Da una parte quella attribuita all’area Pd e, in particolare, a Piemontese: la riconferma dello stesso Tomaro. Dall’altra la posizione riconducibile al Movimento Cinque Stelle, che guarderebbe invece al professor Massimo Russo, docente di Statistica dell’Università di Foggia e già amministratore di Sanitaservice durante la prima legislatura Emiliano, il cui operato alla guida della società viene giudicato positivamente da più parti. Il suo nome sarebbe visto di buon occhio anche dal consigliere regionale di Per la Puglia Antonio Tutolo. Russo, in passato vicino all’ex assessore regionale Leonardo Di Gioia e candidato nel 2018 al Senato nell’area progressista, viene oggi considerato vicino al mondo pentastellato. È inoltre particolarmente attivo nel dibattito politico cittadino, dove, ha più volte assunto posizioni fortemente critiche nei confronti dell’amministrazione guidata dalla sindaca Maria Aida Episcopo costantemente alle prese con i dissidi interni della sua stessa maggioranza. Una nomina, dunque, che vale molto più di una semplice casella.
Il Consiglio dell’Unione dei Comuni dei Cinque Reali Siti ha eletto oggi alla presidenza dell’Ente Domenico Di Vito, Sindaco di Orta Nova, che guiderà l’istituzione per il triennio 2026-2029. L’elezione è avvenuta contestualmente alla presentazione del Documento Programmatico intitolato “Una visione comune per il futuro”. Nata nel 2008 per coordinare l’azione delle amministrazioni locali di Orta Nova, Carapelle, Ordona, Stornara e Stornarella, l'Unione si avvia a raggiungere i vent'anni di attività. Un passaggio storico che il neo Presidente intende valorizzare rilanciando il ruolo dell'Ente sul territorio.
Paolo Giovanni Grieco lascia la Capitanata, il momento ufficiale del congedo dal territorio si è avuto ieri mattina con una conferenza stampa nel Salone di Rappresentanza della Prefettura con cui il Prefetto ha incontrato i giornalisti per trarre un bilancio sul lavoro effettuato nei 18 mesi di attività. Secondo indiscrezioni a succedergligià prima di Ferragosto, potrebbe essere Michele Lastella, attuale Prefetto di Pordenone, barese, classe 1966. Dal 15 dicembre 2021 Viceprefetto Vicario della Prefettura di Torino. Nominato Prefetto della Repubblica dal Consiglio dei Ministri in data 17 settembre 2024, dal 2 ottobre ha assunto le funzioni di Prefetto di Pordenone. Grieco, sessantasei anni, socio Lions, originario del salernitano, ha sostenuto gli aspetti positivi del territorio della provincia di Foggia, avente un'economia agricola di grande pregio, oltre ad evidenziare la necessità dello strumento dell'interdittiva laddove vi siano le condizioni per poterla emettere. “L’interdittiva antimafia è un buon segnale di attenzione dello Stato nei confronti di quelle situazioni altamente inquinanti, ma non è un giudizio, né una condanna. Purtroppo Foggia sconta anche residui di anni di condizionamenti e quindi con l’attività giudiziaria e dei Prefetti spesso vengono alla luce elementi, ma devo dire che il territorio foggiano ha grandi potenzialità, si tratta di una provincia potenzialmente ricca dal punto di vista agricolo, di trasformazione alimentare ed industriale. Ci sono grandi capacità e delle eccellenze che dovranno essere sempre di più valorizzate. Il nostro intervento non va a limitare l’imprenditoria, ma anzi ne aiuta quella onesta a poter lavorare in una situazione di tranquilla concorrenza”. Grieco difende il suo operato e alla domanda posta da l'Attacco circa il numero di interdittive anti-mafia emesse, Grieco ha risposto che sono in tutto “una quarantina. Il lavoro in questo anno e mezzo c’è stato, abbiamo esaminato molte situazioni, molte venivano anche dal passato su cui ci siamo soffermati dando delle soluzioni. Siamo usando nei limiti del possibile, lo strumento della collaborazione preventiva che aiuta l’impresa a continuare a lavorare ma che apre un monitoraggio della stessa da parte nostra”.
Il dibattito sul fine vita entra ufficialmente nell’agenda del Consiglio regionale pugliese e lo fa anche per iniziativa del centrodestra o almeno parte di questa. Dopo quanto avvenuto in Veneto, in Puglia sono i consiglieri regionali Napoleone Cera della Lega e Marcello Lanotte di Forza Italia a spingere perché la Regione intervenga per colmare quello che definiscono un vuoto normativo, mettendo però al centro del percorso anche cure palliative, hospice e libertà di scelta. In conferenza stampa nella Sala Campione del Consiglio i due consiglieri hanno spiegato il motivo per cui indipendentemente dall’indirizzi dei rispettivi partiti si è deciso di avviare un processo autonomo perché hanno spiegato i valori etici prescindono dalle ideologie partitiche.
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