Festa per Governo più longevo della Repubblica: “Più consenso di quando abbiamo iniziato a governare l’Italia”

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Il record è nei 1.413 giorni, ma Giorgia Meloni sceglie di non celebrare la durata. Rivendica piuttosto quello che considera un risultato politicamente più importante: essere arrivata fin qui con un consenso che, sostiene, è persino superiore a quello con cui aveva cominciato l’esperienza di governo. E dalla banchina 10 del porto di Bari trasforma così la festa per l’esecutivo più longevo della storia della Repubblica in un manifesto per il tratto di strada che conduce al 2027. “Non  dobbiamo andare fieri di governare da 1.413 giorni, ma di avere ancora un consenso più alto di quello che avevamo il primo giorno”, scandisce la presidente del Consiglio davanti alla platea del centrodestra. Da qui il passaggio dal bilancio al futuro. “Abbiamo ancora una lista di cose da fare”, assicura. E le cose ancora da fare Meloni comincia ad elencarle proprio da Bari. La prima parola è conti pubblici. La premier rivendica di averli mantenuti in ordine e lega la prudenza finanziaria a una precisa idea di responsabilità nazionale: “Lo abbiamo fatto perché siamo veri patrioti”, afferma, contrapponendo l’azione del suo governo a quella di chi, accusa, avrebbe “devastato i conti dello Stato con misure tipo Superbonus”. Un attacco politico che diventa anche la cornice nella quale collocare i prossimi interventi. A partire dai carburanti. Dopo il taglio delle accise, Meloni annuncia infatti che “altri provvedimenti sono in arrivo”, anticipando però un cambio di impostazione: saranno misure mirate. “Non possiamo permetterci di spendere soldi per darli a chi non ne ha bisogno o viene a fare benzina dalla Francia”, spiega. Ma è soprattutto dal Sud che parte una delle proposte economicamente più significative della serata: estendere il modello della Zes a tutto il territorio nazionale. “Non abbiamo protetto le nostre imprese dai dazi Usa per lasciarle in balia della burocrazia italiana”, afferma Meloni. La premier indica quindi nella Zona economica speciale sperimentata nel Mezzogiorno un modello da replicare: un unico sportello per gli imprenditori e procedure più rapide, senza dover “aspettare anni e implorare un timbro”. Poi la stoccata al Partito democratico: “Sono contenta che il Pd prima diceva che era un carrozzone e ora dice che vuole estendere la Zes. Sono contenta perché voteranno con noi”.

Non solo economia. Da Bari Meloni mette sul tavolo anche uno dei dossier destinati ad animare l’ultimo tratto della legislatura: la nuova legge elettorale. L’obiettivo dichiarato è legare in maniera più stringente il voto degli italiani alla durata del governo. La proposta, spiega, è consentire ai cittadini di scegliere “coalizione, programma e candidato premier da proporre al capo dello Stato”, assicurando a chi vince i numeri necessari per governare cinque anni. “Niente ribaltoni, niente governi nel palazzo, niente compromessi, ma governi scelti dai cittadini”, è la linea indicata dalla presidente del Consiglio, che anche su questo terreno attacca direttamente il Pd.

Il discorso programmatico arriva al termine di una giornata cominciata diverse ore prima, quando la banchina del porto ha iniziato a riempirsi di militanti, dirigenti e simpatizzanti arrivati da tutta Italia. C’è chi ha viaggiato tutta la notte. Da Genova, Torino, Roma e dalle città pugliesi, la banchina 10 si è progressivamente riempita. Food truck, musica, bevande e snack hanno accompagnato l’attesa.

Che la scelta di Bari non fosse casuale lo aveva chiarito Marcello Gemmato. Il sottosegretario alla Salute ha rivendicato quanto realizzato dall’esecutivo nel Mezzogiorno, ricordando i 55 miliardi destinati ai progetti per il Sud e, sul fronte sanitario, i 680 milioni arrivati negli ultimi tre anni attraverso il coefficiente di deprivazione inserito nel Fondo sanitario nazionale.

È stato Antonio Tajani a insistere su questo aspetto. “Dobbiamo essere fieri di essere italiani”, ha detto il vicepresidente del Consiglio, parlando di una “grande nazione tornata protagonista sul palcoscenico internazionale”. Una rivendicazione accompagnata da una precisazione: “Non sempre riusciamo a ottenere ciò che vogliamo, ma oggi l’Italia è più credibile di quando abbiamo incominciato”.

Un concetto ripreso da Raffaele Fitto, vicepresidente esecutivo della Commissione europea ed ex ministro del governo Meloni, secondo il quale la stabilità italiana rappresenta oggi anche un fattore di stabilità per l’Europa. Fitto ha ricordato le “acque internazionali molto agitate” nelle quali l’esecutivo si è trovato a governare: due guerre, crisi energetica e crisi delle materie prime.

Da remoto Matteo Salvini ha invece affidato alla memoria il passaggio più emotivo, ricordando Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, definiti “due giganti del centrodestra” che avevano iniziato questa legislatura e che oggi, nelle parole del leader leghista, “ci seguono e festeggiano da lassù”.

Alla fine, però, è il discorso di Meloni a dare alla festa il suo significato politico. Perché il messaggio che Meloni lascia a Bari è esattamente questo: il record appartiene già alla storia, ma la partita politica è tutt’altro che finita.
(Antonio Cardano - l’Attacco)

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