Emma Bonino, storica leader radicale e figura centrale delle battaglie civili italiane, è morta a 78 anni dopo un nuovo ricovero d’urgenza a Roma. La fondatrice di +Europa, già ministra, commissaria europea e parlamentare per oltre mezzo secolo, era stata soccorsa nella sua abitazione il 7 settembre e trasportata in codice rosso all’ospedale Santo Spirito, dove le sue condizioni erano apparse critiche. Negli ultimi anni aveva affrontato diversi problemi respiratori, dopo aver superato nel 2023 un tumore al polmone diagnosticato nel 2015. 

La nuova fiammata di femminidi registrata negli ultimi giorni in Italia, praticamente a tutte le latitudini del Paese, sta portando ancora una volta al dibattito nazionale che anche numericamente non accenna a diminuire, nell’ambito di un contesto di sopraffazioni che per fortuna non sempre sfociano in tragedie e gesti definitivi. Uno di questi casi recentissimi è sicuramente quello dell’altro giorno a Lucera, dove un uomo di 46 anni è stato arrestato dai carabinieri di Lucera per maltrattamenti in famiglia, lesioni personali aggravate e violenza sessuale aggravata, secondo quanto rilevato dal pubblico ministero della procura di Foggia che ha chiesto e ottenuto dal gip del tribunale la detenzione in carcere, dopo le indagini condotte dai militari della locale Stazione. E proprio da Via San Domenico hanno rinnovato l'invito a riferire situazioni di difficoltà subite personalmente: ormai tutte le forze dell'ordine (e l'Arma in particolare che dispone di strutture e professionalità interne appositamente formate) sono preparate a gestire i casi da “Codice Rosso” che purtroppo si verificano sempre più frequentemente. Negli ultimi due anni, solo nel territorio della Compagnia di Lucera, i provvedimenti eseguiti sarebbero circa una quarantina.
La ricostruzione dell’arresto di giovedì scorso parla addirittura di 25 anni di vessazioni, umiliazioni, insulti e minacce (anche di morte) nei confronti della moglie, con la quale l’uomo era divorziato seppur convivente sotto lo stesso tetto del quartiere Porta Croce, atteggiamenti che spesso sarebebro stati tenuti anche davanti ai due figli, a loro volta vittime di soprusi e angherie ingiustificate.

Aveva 24 anni ed era un lavoratore tunisino regolarmente presente in Italia. Il 28 agosto si è tolto la vita nella foresteria per lavoratori stranieri del Villaggio Don Bosco, in agro di Lucera. Il giovane proveniva dal ghetto di Borgo Mezzanone. Sulla vicenda è intervenuta la Flai Cgil, che ha espresso cordoglio per la morte del ragazzo e ha collegato il dramma alle condizioni di vita e di lavoro vissute da molti migranti impiegati nelle campagne della Capitanata. Secondo Matteo Bellegoni, responsabile delle politiche migratorie e della legalità del sindacato, non si tratterebbe di una fatalità isolata, ma dell’esito di un contesto segnato da precarietà, sfruttamento, difficoltà burocratiche e marginalità sociale.

È stato sufficiente un annuncio su internet privo di quel codice che oggi rappresenta una sorta di “carta d’identità” di qualunque struttura destinata agli affitti turistici, per aprire una porta dietro la quale la Polizia Locale di Vieste e la Guardia di Finanza hanno trovato molto più di una semplice irregolarità formale. Alla vigilia di Ferragosto, nell’ambito dei controlli sulle attività ricettive e sull’imposta di soggiorno, gli agenti hanno individuato quella che, per dimensioni, può essere assimilata a un piccolo residence: circa dieci appartamenti, per una capacità stimata attorno ai quaranta posti letto, completamente sconosciuti agli uffici comunali. L’attività veniva pubblicizzata online, ma agli atti del Comune non risultava la documentazione necessaria per esercitarla: non vi era alcuna Scia, nessuna comunicazione di avvio, nessun Codice identificativo nazionale, né - conseguentemente - la sua esposizione nell’annuncio. Mancavano inoltre gli adempimenti relativi all’imposta di soggiorno e la comunicazione delle persone alloggiate attraverso il sistema previsto per le strutture ricettive. “Non c’era nulla, nemmeno la comunicazione di inizio attività”, sintetizza a l’Attacco la comandante della Polizia Locale Caterina Ciuffreda. La struttura - sita sulla litoranea Vieste-Peschici, spiega, è stata intercettata durante una più ampia attività svolta assieme alle Fiamme Gialle, già impegnate nel controllo dell’evasione dell’imposta di soggiorno e nella verifica di codici identificativi sospesi o cessati. Il punto di avvio è stato un annuncio su Subito.it: “In ogni annuncio deve essere indicato il CIN - viene illustrato dal personale che ha materialmente seguito il controllo - poiché chi intende prenotare deve poter verificare il codice attraverso i sistemi ufficiali e avere contezza della struttura a cui si sta rivolgendo”. 
Proprio l’assenza del CIN ha fatto scattare il primo campanello d’allarme e il conseguente sopralluogo, effettuato il 14 agosto, ha consentito di verificare che quella posta in essere era un’attività articolata su più unità abitative (una decina, di cui nove destinati a locazione turistica - tenendo a mente che il proprietario risiederebbe nello stesso complesso), per una stima fatta dagli agenti di circa quaranta di posti letto complessivi da riempire.



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