di Brisco: “Siamo quelli che aprono la pista a determinate tematiche, però non ci può essere solo TEDxFoggia”

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L’interrogativo che l’Attacco si è posto è se TEDx riesca davvero a sedimentare nella comunità foggiana i contenuti e gli spunti emersi durante l’evento al Teatro Umberto Giordano, oppure se le idee condivise sul palco siano destinate a rimanere intrappolate tra le pareti della sala, senza riuscire a oltrepassarle. Chi ha seguito alcune edizioni di TEDx a Foggia ne muove una critica netta. I temi affrontati, seppur interessanti e approfonditi da illustri speaker, rischiano di rimanere circoscritti alla platea dell’evento. Perché possano produrre un effetto concreto, avrebbero bisogno di essere elaborati, discussi e metabolizzati dall’intera comunità, e non soltanto da chi ha acquistato un biglietto per assistere all’evento. “A mio modo di vedere, è l’ennesima declinazione di una formula globale che, dopo anni di repliche, comincia inevitabilmente a mostrare i segni del tempo. Il meccanismo è ormai noto: un palco, una scenografia studiata, tempi rigorosamente scanditi, una successione di speaker, biografie da raccontare, cadute e risalite, esperienze personali trasformate in pillole di ispirazione. Poi gli applausi, le fotografie, i video, i social. E soprattutto gli speech: brevi, confezionati, emotivamente efficaci, spesso impeccabili nella forma. Non mi ha mai appassionato: quella che qualche anno fa poteva apparire come una formula innovativa oggi rischia di sembrare una formula globalizzata, standardizzata e persino un pò vecchia. Un format replicabile quasi identico in qualunque città del mondo, nel quale cambiano i protagonisti ma non cambia davvero la grammatica dello spettacolo. Si riduce ad un evento piacevole, che trasmette qualche ispirazione individuale e una lunga serie di contenuti da condividere sui social, allora bisogna avere l’onestà di chiamarlo per quello che è: uno spettacolo. Legittimo, certamente. Ma pur sempre uno spettacolo. Cosa rimane alla comunità quando le luci si spengono, il palco viene smontato e gli speaker sono ripartiti? La risposta, troppo spesso, è: poco. A volte nulla. Rimangono le fotografie, i video, i post sui social, qualche frase sottolineata mentalmente, l’emozione di una testimonianza, magari la soddisfazione di aver assistito a uno spettacolo ben costruito. Quindi a mio giudizio TEDx lascia una scia utile per il mondo dei social e poco altro”.

Della stessa opinione è un secondo intervento, secondo cui, se qualche anno fa il TED poteva rappresentare un prodotto originale e innovativo, oggi il format rischia di essere già saturo e di aver perso parte della sua capacità di suscitare interesse. “Nati nel 1984 nella Silicon Valley, i TED hanno rivoluzionato il modo di pensare alle conferenze. Non più noiose e lunghe disquisizioni con delle slide fatte male, ma interventi interessanti, storie belle da ascoltare e da cui trarre insegnamento. Dal TED Talk annuale sono nati i TEDx, eventi organizzati indipendentemente dalla casa madre. Chi vuole può organizzarne uno, acquista i diritti di utilizzo del marchio e si organizza il proprio evento seguendo le regole del TED Talk. Un successone. Migliaia di eventi, decine di migliaia di speaker, diffusione mondiale e nascita di format collaterali. Succede che il format va benissimo ma sta diventando ripetitivo. Ormai trovare uno speech davvero interessante da ascoltare è difficile, e anche se magari l’argomento ha valore viene sommerso da molti altri interventi che non aggiungono nulla o sono semplici lezioncine. E a nessuno piacciono le lezioncine”.

Giuseppe di Brisco, chief curator di TEDxFoggia, apre tuttavia una prospettiva ben più ampia. Va ricordato, infatti, che TED è un’organizzazione senza scopo di lucro e apartitica, dedicata alla scoperta, al confronto e alla diffusione di idee capaci di stimolare il dialogo, approfondire la comprensione e promuovere cambiamenti significativi. Per questo, non può sostituirsi a chi ha il compito e la responsabilità di alimentare e innescare il dibattito pubblico.

È proprio questo il punto che di Brisco affida al suo intervento ai microfoni de l’Attacco: “Noi siamo un pò quelli che aprono la pista a determinate tematiche. Però non ci può essere solo TEDxFoggia. Questo è compito anche degli accademici, che devono cogliere l’occasione per organizzare workshop e seminari. Noi non possiamo essere tutto e, per riuscire a fare questo, avremmo la necessità di fare altro. Penso, per esempio, alla costruzione di hub tecnologici e spazi di coworking. Tuttavia, la forza generativa di quell’impatto io non l’ho mai vista nel singolo TEDx, ma la vedo nella forza di fare tanti TEDx in diverse città d’Italia”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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