Spartacus Puglia, il progetto triennale di inclusione socio-lavorativa ai migranti di Borgo Mezzanone

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

Tre anni di lavoro nel Foggiano per costruire percorsi di inclusione socio-lavorativa rivolti a migranti in condizioni di svantaggio sociale. È il progetto regionale Spartacus Puglia, promosso dall’Associazione Giuste Terre e finanziato da Fondazione Vismara e Fondazione con il Sud, che ha concentrato le proprie attività nell’area di Borgo Mezzanone, partendo dalla conoscenza diretta del territorio. L’iniziativa ha proposto un modello di accoglienza a 360 gradi: alloggi dignitosi, corsi di italiano, formazione tecnico-professionale e percorsi di inserimento lavorativo. Tra i partner c’è la rete No Cap, attraverso il coinvolgimento di aziende agricole etiche certificate. Hanno collaborato inoltre: la cooperativa Arcobaleno, con l’attivazione di percorsi formativi; la Scuola Fatoma, con corsi di italiano e classi di informatica; la comunità Emmaus, impegnata nei percorsi di accoglienza e inserimento abitativo. Il lavoro sul campo ha portato gli operatori a confrontarsi direttamente con Borgo Mezzanone e con il suo insediamento informale. “Conosco la realtà, ho visitato alcune volte il Borgo e anche l’insediamento informale. In questo momento sono a Foggia per fare un sopralluogo. Sfortunatamente è una realtà che persiste nel tempo, nonostante gli sforzi progettuali nostri, di Fatoma, di Intersos e di tantissime altre realtà che operano sul campo”, racconta Jacopo Gelli, coordinatore di progetto. “Le condizioni socio-economiche e politiche fanno sì che la tendopoli rimanga. È difficile interrompere un fenomeno così complesso”. “Il nostro è un progetto multiregionale che parte sette anni fa in Calabria e continua tuttora. Siamo molto presenti nell’insediamento informale di Rosarno e conosciamo bene la realtà di questi spazi, luoghi di abbandono dove paradossalmente emergono anche storie di soggettivazione di migranti che compiono scelte difficili da comprendere per noi addetti ai lavori”. Il riferimento è alle persone che scelgono di abbandonare i percorsi di accoglienza per tornare negli insediamenti informali, dove possono trovare maggiore autonomia e il sostegno delle proprie comunità. “Sappiamo benissimo come essere spinti fuori da un percorso di accoglienza legale, per esempio attraverso un foglio di via o un diniego da parte di una commissione territoriale, possa spingere le persone ai margini della società fino a trovarsi in queste situazioni”.

Il 25 settembre, presso la Sala Rosa del Palazzetto dell’Arte di Foggia, dalle 16 alle 20, si terrà una conferenza di chiusura del progetto.
“Non ci sarà la solita presentazione con slide statiche. Sono a Foggia con una collega per realizzare delle video-interviste ai partner del progetto, alle aziende agricole che sono state coinvolte positivamente e, soprattutto, agli ex destinatari che hanno avuto la possibilità di vivere anche storie di riscatto sociale attraverso l’aiuto che abbiamo fornito”.

Previsti anche un momento istituzionale con i finanziatori e una tavola rotonda con i partner dedicata ai risultati, ai limiti del progetto e alle prospettive future. “Vorrei insistere sulla prospettiva: capire quali rivendicazioni portare alle istituzioni e alla società civile e quali lezioni questo progetto può lasciare alle iniziative future”. Alla fine dell’evento verrà servita una cena con servizio catering nella sala conferenze.

Per Gelli, il superamento degli insediamenti informali non può essere affrontato soltanto attraverso interventi emergenziali. Occorre interrogarsi sulle cause economiche, sociali e legislative che producono marginalità e sfruttamento. “Forse c’è un certo livello di scetticismo nei confronti dei grandi progetti di superamento dei ghetti. Se ne riconosce la necessità, ma si rischia di curare il malanno senza domandarsi quali siano i sintomi”.

Tra le criticità viene indicato anche il sistema che regola l’ingresso e la permanenza dei migranti. “Negli ultimi anni rileviamo una nuova emergenza umanitaria legata ai decreti flussi. Ci sono molte truffe che portano persone a intraprendere viaggi lunghissimi per poi ritrovarsi sul territorio italiano senza i percorsi lavorativi e abitativi che erano stati loro promessi”. Situazioni che possono lasciare le persone con debiti e senza alternative, spingendole verso condizioni di irregolarità.

Ma il problema riguarda anche il modello economico dell’agricoltura. “Dall’altra parte c’è un sistema economico dell’agroindustria che fa sì che i piccoli produttori vengano messi sempre più ai margini. Finché esisteranno la grande distribuzione organizzata e la pratica delle aste al ribasso, il problema del bracciantato irregolare persisterà”.

Il progetto guarda dunque al superamento dei ghetti, senza perdere di vista le cause strutturali che continuano ad alimentarli. L’esperienza maturata nel Foggiano diventa così un’occasione per interrogarsi su come costruire politiche di accoglienza capaci di produrre autonomia. “Accogliamo con la volontà di collaborare ai progetti di superamento umanitario dei ghetti, ma siamo anche consapevoli del fatto che tutte le condizioni economiche, politiche e legislative che portano alla creazione di luoghi come questo persistono”.

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 

Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet