Audace Cerignola, è sempre festa nel derby di Capitanata: la rivincita di tanti foggiani doc (e di adozione)

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A notte fonda, quando il rumore del derby aveva ormai lasciato spazio al silenzio delle strade, il Cerignola ha ricevuto il regalo più bello. Quello della sua gente. La squadra è rientrata in città nel cuore della notte e ad attenderla ha trovato una folla di tifosi festanti, pronti a trasformare l’arrivo del pullman in una seconda celebrazione. Abbracci, cori, bandiere e l’orgoglio di chi sa di aver firmato una delle vittorie più significative della stagione. Perché battere il Foggia allo Zaccheria non è mai una partita come le altre. Farlo con una prestazione di personalità, organizzazione e intelligenza tattica rende l’impresa ancora più preziosa.

Il Cerignola ha vinto il derby di Capitanata probabilmente nel modo in cui lo aveva immaginato Raimondo Catalano. Che la partita l’ha preparata in tutte le sue sfumature.

L’Audace non si è limitata ad affrontare il Foggia: lo ha studiato, analizzato e aggredito nei suoi punti deboli, costruendo una gara nella quale ogni dettaglio aveva una sua ragione. Le distanze tra i reparti, i tempi della pressione, la capacità di chiudere determinate linee di passaggio e quella, fondamentale, di ripartire appena recuperato il pallone, hanno raccontato di una squadra arrivata al derby con un piano preciso.

Catalano ha indovinato praticamente tutto. Ha preparato i suoi uomini a una partita nella quale sarebbe stato necessario alternare momenti di aggressività ad altri di pazienza, senza concedere al Foggia la possibilità di prendere ritmo. E l’Audace è stata brava a non farsi trascinare sul terreno preferito dai rossoneri, ha accettato anche di soffrire, quando necessario, ma senza mai perdere l’ordine. Una qualità che nei derby vale doppio, perché l’aspetto emotivo rischia spesso di prendere il sopravvento su quello tattico. Questa volta, invece, il Cerignola ha mantenuto la testa fredda. Ha interpretato la gara con maturità, dimostrando di conoscere perfettamente l’avversario e di sapere dove colpirlo. Il risultato è stato il premio a una settimana di lavoro nella quale ogni particolare è stato evidentemente pesato. Non soltanto la disposizione iniziale, ma anche le letture durante la gara, le correzioni, la gestione dei momenti delicati. L’Audace ha saputo rimanere dentro la partita fino all’ultimo, senza smarrire convinzione quando il Foggia ha provato a reagire. Ma questa vittoria ha un sapore particolare anche per gli uomini che compongono la grande famiglia gialloblù. Il derby, del resto, era pieno di incroci, storie personali e appartenenze. Una delle più significative è quella di Elio Di Toro. Il direttore sportivo dell’Audace è foggiano d’adozione e conosce bene il peso, le emozioni e le dinamiche che accompagnano una sfida di questo tipo. In estate il suo nome era stato accostato con insistenza alla possibilità di passare proprio sulla sponda Foggia.

Una prospettiva che sembrava poter trasformare il derby in un incrocio ancora più speciale. Poi qualcosa è cambiato, quella strada non si è concretizzata e Di Toro è rimasto a Cerignola. Il destino gli ha restituito una serata difficile da dimenticare: vincere a Foggia, proprio contro quella squadra che nei mesi precedenti avrebbe potuto tornare ad essere la sua casa professionale. Una soddisfazione inevitabilmente doppia, soprattutto per chi ha costruito con pazienza una squadra capace di imporsi in uno degli appuntamenti più sentiti dell’intera stagione. E poi ci sono i tanti foggiani doc che oggi lavorano per l’Audace. Professionisti che il derby lo vivono con una sensibilità diversa, perché dall’altra parte c’è una città che conoscono, un ambiente nel quale hanno vissuto o lavorato, persone con cui hanno condiviso percorsi professionali e umani.

A cominciare dal tecnico in seconda Sergio Di Corcia, parte integrante dello staff di Catalano, e dal preparatore dei portieri Antonio Cagnazzo. Due figure che conoscono perfettamente il contesto foggiano e che, proprio per questo, possono aver offerto alla preparazione del derby una conoscenza preziosa di ambiente, dinamiche e caratteristiche dell’avversario.

È uno degli aspetti più curiosi di questa sfida: il Cerignola ha costruito una parte della propria forza anche attraverso uomini che conoscono bene l’altra faccia della Capitanata. Un patrimonio di conoscenze che, in una partita nella quale ogni dettaglio può fare la differenza si è rovelato un vantaggio. E nell’elenco degli incroci non può mancare Diego Valente. Il team manager è un altro dei volti foggiani dell’Audace, un ulteriore filo che lega le due realtà e che rende questo derby qualcosa di molto più articolato della semplice contrapposizione fra due maglie. Sono storie personali che si intrecciano, professionisti che hanno scelto di vivere la propria esperienza dall’altra parte, con un comune denominatore: la Capitanata. Alla fine, però, a parlare è stato il campo. E il campo ha premiato ancora una volta l’Audace. Perché se gli incroci hanno aggiunto emozione alla vigilia, la vittoria è arrivata soprattutto grazie a una squadra capace di interpretare il derby con attenzione, coraggio e consapevolezza.
  

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