Foggia Calcio e un patrimonio che non va disperso: gli 11mila del derby non devono restare un episodio isolato

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Diecimilatrecentoquarantotto spettatori paganti, 5.329 abbonati. Numeri da capogiro per la Serie C, che raccontano molto più di una partita. Raccontano una città che ha ancora fame di calcio e un popolo che, nonostante anni di delusioni, non ha mai smesso davvero di sentirsi rossonero. Il derby di Capitanata ha restituito allo Zaccheria un’immagine che sembrava perduta: spalti pieni, passione, rumore, entusiasmo.

Un vero evento. In questo momento soltanto Catania, con oltre 16mila presenze fatte registrare per la sfida contro il Cosenza, riesce a fare meglio. Ma il dato più significativo non è la classifica degli spettatori. È quello che quei 10.348 hanno detto al Foggia. Noi ci siamo ancora. Questo è il messaggio più forte arrivato domenica sera. Il popolo rossonero non si è dissolto, non ha smesso di amare la propria squadra. Si è solo allontanato. E la differenza è enorme. Gli anni di oscurantismo della precedente gestione hanno scavato una distanza profonda tra il Foggia e la sua gente, alimentando una progressiva fuga dallo Zaccheria. Una disaffezione che non si cancella con una campagna abbonamenti, con una vittoria o con una singola serata di entusiasmo. Si cancella soltanto ricostruendo, giorno dopo giorno, un rapporto basato su rispetto, credibilità e appartenenza. La gara col Cerignola ha dimostrato che la porta è ancora aperta. Adesso, però, bisogna attraversarla. Il rischio più grande sarebbe considerare quei 10.348 spettatori un semplice dato da celebrare. Non lo sono. Sono una responsabilità. La partita più importante, infatti, non sarà quella contro il grande avversario, quella del derby o quella capace di riempire lo stadio. Sarà la gara successiva. Quella meno affascinante, magari in un pomeriggio qualsiasi, contro un avversario senza particolare richiamo. Sarà lì che si capirà se il Foggia avrà davvero iniziato a ricostruire il rapporto con la sua gente. Perché uno stadio pieno una volta è una bella notizia. Uno stadio che torna sistematicamente a riempirsi è un progetto. E questa società ha il dovere di trasformare il primo dato nel secondo. Non basta chiedere al tifoso di tornare. Bisogna dargli un motivo per restare. Bisogna farlo sentire parte del Foggia, non semplicemente spettatore di una partita. Comunicazione, iniziative, attenzione alle famiglie, coinvolgimento dei ragazzi, rapporto costante con il territorio: tutto deve andare nella stessa direzione. Riportare la gente allo Zaccheria non può essere un’operazione occasionale. Deve diventare una priorità societaria. I 5.329 abbonati sono il cuore di questa ripartenza. Hanno scelto il Foggia prima ancora di conoscere il rendimento della squadra. Hanno investito sulla fiducia. Sono il patrimonio sul quale costruire, non una statistica da inserire nel bilancio della campagna abbonamenti. E intorno a loro bisogna ricostruire tutto il resto: quelli che hanno smesso di venire, quelli che si sono stancati, quelli che hanno preferito il divano allo Zaccheria perché negli ultimi anni non trovavano più una ragione sufficiente per esserci. Sono loro la vera partita da vincere

Per farlo, naturalmente, servirà anche la squadra. Perché il pubblico foggiano non pretende l’impossibile, ma pretende di riconoscersi in chi indossa quella maglia. Vuole vedere giocatori che lottano, che corrono, che soffrono, che comprendono il peso di una maglia che a Foggia non è mai stata una semplice divisa. Le sconfitte si possono accettare. La mediocrità vissuta senza appartenenza, molto meno.

Il tifoso vuole sentirsi rappresentato. Vuole avere la certezza che chi scende in campo sappia cosa significa farlo davanti a quello stadio, a quella curva, a quella città. La risposta del pubblico è già arrivata. Ed è stata inequivocabile. Adesso il Foggia ha davanti un’occasione che non può permettersi di sprecare. Perché ricostruire una passione è difficile; perderla di nuovo, invece, è facilissimo. Basta tornare a commettere gli stessi errori, basta smettere di ascoltare, basta dare per scontato chi ha dimostrato di esserci. E sarebbe imperdonabile.

Per anni si è parlato dello Zaccheria vuoto come di una fotografia inevitabile del declino. Il derby ha dimostrato esattamente il contrario: la gente c’è. La fame c’è. La passione c’è. Quello che ancora deve essere dimostrato è che esista un Foggia capace di meritarsi tutto questo. La stagione deve essere dunque molto più di un campionato da giocare. Deve essere la stagione della riconquista. La stagione nella quale il Foggia torna a prendersi la propria città e la città torna a riconoscersi nel Foggia. Il primo passo lo hanno fatto i tifosi. In 10.348. Adesso tocca alla società, alla squadra, a tutto il mondo rossonero dimostrare che quei 10.348 non sono tornati allo Zaccheria per una notte. Sono tornati per restarci. E il Foggia ha il dovere di non perderli più.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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