Foggia: "mia moglie e mia figlia respinte da una libreria, un episodio che abbiamo vissuto come razzismo"
Sono foggiano e vivo da anni in Svizzera. Eppure, ogni volta che torno a Foggia sento ancora le farfalle nello stomaco. È la città nella quale ho trascorso la mia giovinezza, quella dei miei ricordi e di una parte importante della mia vita. Foggia oggi è cambiata e conosco bene le difficoltà che attraversa, ma continua a essere la mia città. Proprio per questo ciò che è successo alla mia famiglia lo scorso 10 luglio 2026 mi ha ferito particolarmente. Quel giorno mia moglie Ganga e mia figlia Asia, di 12 anni, si sono recate al Bookstore di Corso Roma 15, a Foggia. Io non ero con loro e quindi, per correttezza, preciso che quanto accaduto in quel momento mi è stato raccontato da entrambe.
Secondo il loro racconto, quando hanno cercato di entrare nella libreria, il proprietario si sarebbe messo davanti all’ingresso, impedendo loro di entrare e mandandole via con un secco: "Via, via, via". Nessuna spiegazione. Nessuna possibilità di entrare. C’è un particolare fondamentale per comprendere perché abbiamo vissuto questo episodio come un atto di discriminazione: mia moglie Ganga è originaria dello Sri Lanka e ha la pelle scura; nostra figlia Asia ha la carnagione olivastra. Non posso entrare nella testa di un’altra persona e affermare con certezza quale fosse la ragione del suo comportamento. Ma davanti a due persone fermate sulla soglia e mandate via senza alcuna spiegazione, è stato inevitabile per noi domandarci se il colore della loro pelle avesse avuto un ruolo.
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