“Non è accettabile che, dopo mesi di lavoro e di impegno al servizio del territorio, tanti lavoratori si ritrovino nuovamente a fare i conti con l’incertezza. Chi ha garantito la propria disponibilità e ha contribuito alle attività dell’ARIF merita ben più di una comunicazione che sancisce la fine del rapporto di lavoro”. È la posizione espressa da Antonio Ligorio, segretario generale della FLAI CGIL Puglia, in merito alla decisione dell’Agenzia Regionale per le Attività Irrigue e Forestali (ARIF) di non prorogare i contratti dei lavoratori stagionali a tempo determinato.

La pioggia ha rischiato di guastare anche la protesta ma alla fine il cielo ha concesso una tregua e una ventina di trattori si sono ritrovati ieri pomeriggio nel parcheggio del lungomare Europa, a Vieste. Agricoltori, olivicoltori, qualche cartello e una richiesta: poter continuare a lavorare senza rimetterci. Assenti i frantoiani, in una mobilitazione che i promotori vogliono estendere ben oltre i confini cittadini. "Noi chiediamo semplicemente di lavorare. Lavoriamo onestamente, ma abbiamo costi troppo elevati", spiega a l’Attacco Paolo Latorre, uno degli organizzatori. "Gasolio, concimi, corrente: siamo arrivati a spese di gestione insostenibili. Non ce la facciamo ad andare avanti". Il problema è anche dall’altra parte della filiera, quando arriva il momento di vendere. "Con l’olio a 3,80 euro al litro è impossibile lavorare", denuncia l’olivicoltore Sandro Germinelli. "Ci siamo messi tutti in regola, con i mezzi e tutto il resto, e adesso non riusciamo più a coprire le spese".

La protesta degli agricoltori lambisce anche Vieste: trattori, striscioni, clacson e trombette hanno accompagnato il presidio di ieri, giovedì 15 ottobre, organizzato per richiamare l’attenzione sulla crisi che sta mettendo in ginocchio il settore agricolo. La mobilitazione ha interessato il lungomare Mattei, il lungomare Europa e la statale 89, in località Pietà. Nonostante i timori, mezzi e vetture hanno continuato a circolare, seppure con qualche rallentamento, e gli studenti sono andati regolarmente a scuola.

“La bomba sanitaria e sociale rappresentata dall’insediamento abusivo di migranti in via Candela, a Cerignola, è stata disinnescata grazie all’intervento di polizia locale e forze dell’ordine: come avevo pubblicamente auspicato in precedenza, i lavoratori stranieri, che gradualmente hanno abbandonato l'accampamento per trovare temporaneamente, presso propri connazionali, ripari più sicuri sul territorio, sono stati comunque identificati e sono attualmente oggetto, in base al quadro normativo vigente, di accertamenti per verifiche sulla loro regolarità in Italia. Continuo però a ribadire, in primis a garanzia degli stessi lavoratori, che, in simili iter di approfondimento della posizione di ognuno di essi, è necessario il pronto coinvolgimento, e sono certa che sarà così, anche degli organi competenti per tutti gli accertamenti utili a verificare la situazione contrattuale di questi lavoratori stranieri: per comprendere, cioè, se non siano vittime di sfruttamento lavorativo e dell’odioso fenomeno del caporalato ad esso connesso”.

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