Alla luce dei recenti e drammatici fatti di sangue che hanno profondamente colpito la comunità foggiana, su iniziativa della Senatrice Anna Maria Fallucchi, la Commissione Parlamentare di inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere sarà presente sul territorio pugliese per un articolato programma di lavori. La delegazione istituzionale sarà impegnata in un fitto calendario di incontri che abbraccerà l'intera Capitanata, la città di Foggia e l'area del Gargano, con l'obiettivo di affrontare in maniera capillare e sinergica i temi della tutela, della prevenzione e del contrasto alla violenza sulle donne.

La casa circondariale di Foggia è tra le più sovraffollate d’Italia. A certificarlo è il XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione negli istituti penitenziari italiani, che fotografa una situazione sempre più critica anche in Puglia. Secondo i dati contenuti nel dossier, il carcere foggiano registra un tasso di affollamento pari al 225%, secondo dato più alto a livello nazionale. Peggio fa soltanto Lucca, che supera il 240%. Dietro Foggia compaiono invece Grosseto, Lodi, Milano San Vittore, Brescia Canton Mombello, Udine e Latina, tutti istituti con percentuali superiori al 200%. Il report, intitolato “Tutto chiuso”, è stato elaborato dopo oltre cento visite effettuate dall’Osservatorio di Antigone nelle strutture penitenziarie italiane. Il quadro che emerge viene definito “allarmante”, con un peggioramento generale rispetto all’anno precedente praticamente su tutti i fronti: spazi insufficienti, personale carente e servizi sempre più sotto pressione.

"Una scritta agghiacciante è comparsa sui muri di Stornara: "Le femmine devono morire". Poche parole tracciate con lo spray che pesano come macigni e che non possono, in alcun modo, essere archiviate come un semplice atto di vandalismo o una bravata adolescenziale. Questa scritta è lo specchio di un fallimento educativo collettivo. Come adulti, come istituzioni, come società, dobbiamo avere il coraggio di ammetterlo: stiamo sbagliando qualcosa di profondo" - lo fa sapere, con rammarico, l'ARCI "Travel" APS.

Negli ultimi tempi, a Foggia, si discute più del solito di integrazione, sicurezza, immigrazione e della connessione tra questi elementi. Il dibattito attraversa la politica, i quartieri e i social, soprattutto attorno alla zona Ferrovia, spesso raccontata come simbolo delle difficoltà della città nel gestire convivenza, marginalità e legalità. Alla discussione, di recente, si sono aggiunte le polemiche, provenienti soprattutto dai settori più identitari della destra locale, nate attorno alla proposta di una moschea cittadina e alla trasformazione ormai evidente di parte del tessuto urbano, con la nascita di nuovi locali etnici, attività commerciali straniere e comunità sempre più radicate nel territorio. È dentro questo clima che l’arrivo a Foggia di due studenti palestinesi provenienti dalla Striscia di Gaza assume un significato che va oltre il semplice fatto accademico. Basel Abu Amro e Wed Alsaba, marito e moglie, sono arrivati in città grazie al programma Iupals promosso dal Ministero degli Affari Esteri insieme a Crui e Ministero dell’Università. Lui è medico, lei farmacista. Proseguiranno gli studi all’Unifg, nel corso magistrale di Clinical and Experimental Biology grazie a due borse di studio finanziate nell’ambito dei cosiddetti corridoi universitari destinati agli studenti palestinesi. La loro presenza a Foggia è stata presentata ieri mattina nell’auditorium di Palazzo Ateneo. Ma il punto, inevitabilmente, non è soltanto universitario. Perché mentre Gaza continua a essere devastata dalla guerra e i suoi abitanti massacrati dall’offensiva israeliana, la scelta di accogliere studenti provenienti dalla Striscia diventa anche un messaggio politico, culturale e umano. Il rettore Lorenzo Lo Muzio lo ha rivendicato con chiarezza. “L’Università di Foggia ha colto al volo la proposta del Mur di accogliere questi studenti provenienti dalla Striscia di Gaza e permettere loro di completare qui gli studi e la formazione. Per noi è un momento importante, che dimostra quanto il nostro ateneo sia reattivo su questi temi”, ha spiegato a l’Attacco. E sulla risposta della città e della comunità universitaria ha aggiunto di essere convinto. “La nostra comunità accademica sarà certamente entusiasta di accogliere questi studenti”. Poi l’annuncio di un ulteriore arrivo. “A breve arriverà una terza studentessa sempre dalla Striscia di Gaza”. Parole che si inseriscono dentro una discussione cittadina molto più ampia. Perché il tema dell’integrazione esiste e non può essere banalizzato.

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