Negli ultimi tempi, a Foggia, si discute più del solito di integrazione, sicurezza, immigrazione e della connessione tra questi elementi. Il dibattito attraversa la politica, i quartieri e i social, soprattutto attorno alla zona Ferrovia, spesso raccontata come simbolo delle difficoltà della città nel gestire convivenza, marginalità e legalità. Alla discussione, di recente, si sono aggiunte le polemiche, provenienti soprattutto dai settori più identitari della destra locale, nate attorno alla proposta di una moschea cittadina e alla trasformazione ormai evidente di parte del tessuto urbano, con la nascita di nuovi locali etnici, attività commerciali straniere e comunità sempre più radicate nel territorio. È dentro questo clima che l’arrivo a Foggia di due studenti palestinesi provenienti dalla Striscia di Gaza assume un significato che va oltre il semplice fatto accademico. Basel Abu Amro e Wed Alsaba, marito e moglie, sono arrivati in città grazie al programma Iupals promosso dal Ministero degli Affari Esteri insieme a Crui e Ministero dell’Università. Lui è medico, lei farmacista. Proseguiranno gli studi all’Unifg, nel corso magistrale di Clinical and Experimental Biology grazie a due borse di studio finanziate nell’ambito dei cosiddetti corridoi universitari destinati agli studenti palestinesi. La loro presenza a Foggia è stata presentata ieri mattina nell’auditorium di Palazzo Ateneo. Ma il punto, inevitabilmente, non è soltanto universitario. Perché mentre Gaza continua a essere devastata dalla guerra e i suoi abitanti massacrati dall’offensiva israeliana, la scelta di accogliere studenti provenienti dalla Striscia diventa anche un messaggio politico, culturale e umano. Il rettore Lorenzo Lo Muzio lo ha rivendicato con chiarezza. “L’Università di Foggia ha colto al volo la proposta del Mur di accogliere questi studenti provenienti dalla Striscia di Gaza e permettere loro di completare qui gli studi e la formazione. Per noi è un momento importante, che dimostra quanto il nostro ateneo sia reattivo su questi temi”, ha spiegato a l’Attacco. E sulla risposta della città e della comunità universitaria ha aggiunto di essere convinto. “La nostra comunità accademica sarà certamente entusiasta di accogliere questi studenti”. Poi l’annuncio di un ulteriore arrivo. “A breve arriverà una terza studentessa sempre dalla Striscia di Gaza”. Parole che si inseriscono dentro una discussione cittadina molto più ampia. Perché il tema dell’integrazione esiste e non può essere banalizzato.