Alla fine i trasferimenti sono stati eseguiti, uno dopo l’altro, a piccoli gruppi, fino a lasciare vuoto il reparto della Fondazione Filippo Turati di Vieste dal quale, nei mesi scorsi, era partita una battaglia istituzionale per evitare che pazienti presenti nella struttura da anni venissero spostati altrove. La destinazione è il Don Uva di Foggia, individuato per il mantenimento di tipo 2. Quella che fino a poche settimane fa era una decisione contestata, sulla quale il Comune aveva chiesto un confronto con la Regione, oggi è dunque un fatto compiuto.
Tuttavia per la prima volta la direzione strategica dell’Asl Foggia, ha voluto chiarire pubblicamente le ragioni del provvedimento, intervenendo con una nota stampa nella quale si riconduce la scelta alla necessità di garantire l’appropriatezza del setting assistenziale.
L’azienda sanitaria ribadisce che i pazienti erano ricoverati da “svariati anni” in riabilitazione con setting prevalentemente classificato come “in grave”, nonostante quella prestazione sia per sua natura temporanea. Il mantenimento di tipo 2, invece, è destinato a persone non autosufficienti che necessitano di assistenza continuativa a lungo termine e, sottolinea l’Asl, soltanto dal dicembre 2025 sono diventati disponibili i primi posti accreditati per questa tipologia. Una spiegazione che puntualizza il fondamento sanitario e normativo dei trasferimenti, ma che non fornisce risposte sul futuro della Turati. La Fondazione si è resa disponibile a ricollocare nuovi pazienti nei posti rimasti liberi e l’Asl assicura che l’accreditamento e la continuità occupazionale non sono messi in discussione. Intanto, però, perdura il silenzio della Regione, denunciato dal sindaco Giuseppe Nobiletti, che aveva chiesto un incontro proprio per discutere la vicenda. “Assolutamente no, nessuna risposta”, dice oggi a l’Attacco. Il Primo Cittadino intende tornare alla carica, questa volta direttamente con la direzione generale dell’Asl: “Dobbiamo capire che fine vogliono far fare alla Turati. Se deve stare qui, deve essere anche valorizzata”. Sul caso si muoverà anche la consigliera regionale Graziamaria Starace, che annuncia a l’Attacco l’intenzione di incontrare i vertici della Fondazione e approfondire il dossier: “Con la ripresa delle attività, farò assolutamente un passaggio in Regione”.
L’Asl di Foggia parte dalle regole. La riabilitazione residenziale prevista dall’articolo 26 della legge 833 del 1978, si esplicita nella nota, “non è concepita dalla disciplina vigente come forma di ricovero residenziale a tempo indeterminato”, ma come prestazione sanitaria limitata nel tempo. La normativa regionale prevede ordinariamente 40 o 60 giorni, con possibilità di proroga eccezionale e un progressivo abbattimento della tariffa oltre il periodo standard, proprio per scoraggiare permanenze non appropriate. Il problema è che i pazienti interessati dal provvedimento erano alla Turati da anni, con una permanenza che, secondo l’Asl, aveva ormai determinato “una vera e propria inappropriatezza”, perché il tipo di ricovero non corrispondeva più alle loro necessità assistenziali. Lasciarli lì, sostiene l’Azienda, avrebbe implicato “privare i pazienti stessi di un setting più adeguato alle loro reali condizioni cliniche”.
Quel setting è il mantenimento di tipo 2, disciplinato dal Regolamento regionale 12/2015 e destinato a pazienti non autosufficienti che necessitano di assistenza continuativa a lungo termine.
Su questo, l’Asl introduce un elemento temporale decisivo: i primi accreditamenti per strutture di questo tipo sono arrivati soltanto nel dicembre 2025, quando Universo Salute è stata accreditata per cento posti derivanti dalla riconversione degli ex istituti ortofrenici. L’Asl precisa inoltre che le famiglie non dovranno sostenere alcun aggravio economico, poiché non si tratta di nuove prese in carico, ma del trasferimento di pazienti già assistiti dal Servizio sanitario regionale verso un setting ritenuto maggiormente appropriato. Sul piano sanitario la ricostruzione dell’Azienda è dunque netta, sebbene ci sia ancora un interrogativo riguardo ciò che sarebbe potuto accadere prima di arrivare allo spostamento definitivo, considerato che durante le interlocuzioni precedenti era stata prospettata anche la possibilità di adeguare l’offerta della struttura viestana. “La Turati si era resa disponibile a rivedere alcune cose, a dotarsi dell’accreditamento necessario. Se questi pazienti erano lì da dieci anni, forse la scelta più corretta sarebbe stata aspettare qualche mese e verificare se fosse possibile consentire alla Turati di ottenere quel setting”, sostiene il sindaco di Vieste, Giuseppe Nobiletti.
È proprio il fattore tempo a rendere la vicenda difficile da digerire a Vieste: un regolamento risalente al 2015, pazienti rimasti nella struttura per anni e un trasferimento diventato necessario dopo che, alla fine del 2025, si è resa concretamente disponibile una destinazione con il nuovo setting. Per Nobiletti, prima di svuotare il reparto si sarebbe potuta approfondire fino in fondo la possibilità di adeguare la stessa Turati: “In alcuni casi, la Regione è stata molto celere con gli accreditamenti”, rileva. Il Comune, ricorda il Sindaco, aveva chiesto un confronto istituzionale, ma dalla Regione: “Alla nostra richiesta non abbiamo avuto riscontro, assolutamente”.
Anche noi de l’Attacco abbiamo provato a contattare la dott.ssa Elena Memeo, dirigente regionale per l’assistenza socio-sanitaria, ma l’esito è stato altrettanto infruttuoso, così come per quanto concerne la componente politica regionale.
L’Asl, dal canto suo, dedica una parte della nota proprio al futuro dei posti lasciati liberi. La Fondazione Turati, scrive l’Azienda, “ha da subito avviato l’interlocuzione con il dipartimento” affinché i pazienti possano essere ricollocati nel setting adeguato e i letti liberati vengano immediatamente occupati da nuovi pazienti ex articolo 26 provenienti dal territorio provinciale. Questo dovrebbe garantire la continuità nell’utilizzo dei posti e scongiurare ripercussioni sui lavoratori. Una rassicurazione importante, ma che adesso dovrà misurarsi con ciò che accadrà realmente. Infatti, dopo l’uscita degli ultimi assistiti, il reparto è rimasto senza quei pazienti e ora c’è la stringente necessità di individuare nuove persone che abbiano effettivamente i requisiti compatibili con l’accreditamento della Turati. “Adesso proveremo a parlare anche con la nuova direzione generale dell’Asl per capire che fine vogliono far fare alla Turati”, annuncia Nobiletti. Il riferimento è alla direttrice generale Tiziana Dimatteo, alla quale il Sindaco intende sottoporre la vicenda, ereditata dalla precedente gestione dell’azienda sanitaria: “Dobbiamo capire quali siano le strategie da adottare e cosa si possa fare per potenziare la struttura, visto che dalla Regione risposte non sono pervenute”. Il timore del Comune si estende infatti oltre il singolo reparto: “La Turati, se deve continuare ad esserci, deve essere valorizzata. È un’opportunità per la Puglia e per il territorio, non qualcosa da chiudere”, insiste il Sindaco, che aggiunge: “Non ci sono altre strutture di questo tipo. Una volta persa la Turati, abbiamo perso sul Gargano. Sarebbe un’assurdità penalizzarla, perché vorrebbe dire penalizzare il Gargano”.
Per giunta, il dossier è potrebbe presto essere anche sul tavolo politico regionale. Graziamaria Starace, contattata da l’Attacco, spiega che aveva già programmato durante l’estate un confronto con i referenti della Fondazione, poi non avvenuto, e che adesso intende recuperarlo prima di intervenire sulla vicenda con cognizione della documentazione amministrativa. “Contavo di incontrare di persona i vertici della Turati per poter affrontare la questione, perché è chiaro che occorre una conoscenza approfondita anche dei temi amministrativi e della documentazione”, spiega la consigliera regionale. L’appuntamento non si è concretizzato durante l’estate, ma l’impegno rimane: “Adesso, con la ripresa delle attività dopo la pausa estiva, farò assolutamente un passaggio in Regione. Questo è sicuro”. Il caso, dunque, non si chiude con l’ultimo trasferimento. Per l’Asl si è portato a compimento un percorso di appropriatezza, senza nuovi costi per le famiglie e senza mettere in discussione, almeno nelle intenzioni, posti letto e occupazione alla Turati. Per Vieste, invece, proprio adesso comincia la parte più delicata: capire come e con chi riempire quei posti, quale ruolo assegnare alla struttura e se esista una strategia regionale per il suo futuro. Nobiletti non nasconde quale sia il limite oltre il quale il Comune non vuole arrivare e, alla domanda se si debba ormai lavorare per scongiurare lo scenario peggiore, la risposta è immediata: “Ci dobbiamo provare per forza”. Lo scenario peggiore ha un nome semplice: la chiusura.
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