Migliorano i conti del Consorzio ASI di Foggia, il cui cda finalmente il 21 luglio scorso ha approvato il bilancio 2025. Come proposto dal riconfermato presidente Agostino De Paolis, il risultato dell’esercizio pari a 499.968 euro è stato destinato alla copertura delle perdite di esercizi precedenti e, per la differenza, alle riserve. Le attività sono pari a 45.973.415 euro, passività per 44.766.239 euro; il patrimonio netto (incluso utile dell’esercizio) ammonta a 1.207.176 euro. Il valore della produzione (ricavi non finanziari) è di 5.207.543 euro, mentre i costi della produzione (costi non finanziari) sono indicati in 4.394.425 euro.

La proposta di piano di adeguamento e ampliamento dell'agglomerato industriale ASI Incoronata, circa 279 ettari di nuova estensione apre ormai più interrogativi di quanti ne risolva, in un contesto segnato da degrado, scarsa illuminazione e assenza di un vero piano di sviluppo. A dichiararlo sono i consiglieri comunali di Fratelli d’Italia Amorese, Accettulli, Soragnese e Fusco che spiegano: "Non siamo contro l'ampliamento della zona industriale, se questo prevede realmente un piano di sviluppo capace di attrarre nuovi investimenti e insediamenti produttivi, con reali ricadute occupazionali e ambientali per l'intera città". Ma la fretta con cui si procede accende troppi dubbi. Manca innanzitutto trasparenza: né cittadini, né operatori economici, né associazioni di categoria risultano coinvolti. Si tratta, di fatto, di una variante urbanistica al buio, scollegata dal redigendo Piano Urbanistico Generale, la cui approvazione l'Amministrazione Episcopo rinvia da tre anni. Non si comprendono i criteri di perimetrazione dell’area interessata all’ampliamento. In particolare, per i 116 ettari destinati alle attività produttive. Non esiste, inoltre, un piano di sviluppo della zona ASI né una valutazione delle ricadute per Foggia: quali aziende hanno davvero chiesto di insediarsi?

Da un lato una “peculiare vicenda personale e abitativa, caratterizzata da profili di fragilità sociale e sanitaria documentati in atti”, come sottolineato dalla giudice del Tribunale di Foggia Giulia Varriale. Dall’altro un ordine di rilascio dell’immobile ERP di Arca Capitanata abitato da anni senza titolo. E’ la vicenda del 38enne foggiano Francesco Mucelli, che dal 2008 risiede in una casa popolare di via Mazzini 36, ospitato dagli assegnatari, a poca distanza dall’ospedale D’Avanzo di viale Ofanto. Un caso che la giunta comunale Episcopo ha dovuto affrontare lo scorso 10 settembre perché ieri era prevista l’udienza a Palazzo di giustizia. La giudice però, sin da luglio, aveva invitato le parti a valutare la definizione conciliativa della controversia con abbandono del giudizio e integrale compensazione delle spese tra le parti.

Trentasei anni dopo, il nome di Nicola Ciuffreda torna a porre una domanda a cui Foggia non è mai riuscita a dare una risposta. È possibile tornare a indagare, alla luce di quanto emerso negli anni successivi, su quell’omicidio? È la questione che l’assessore alla Legalità Giulio De Santis ha da tempo riportato al centro del dibattito pubblico sulla mafia foggiana e che ha riproposto ieri, in occasione della commemorazione dell’imprenditore edile, ucciso il 14 settembre 1990 con otto colpi di pistola mentre entrava nel suo cantiere insieme al figlio. La ricorrenza si è trasformata così in qualcosa di più di un semplice appuntamento con la memoria. La giornata, organizzata dall’Associazione nazionale magistrati, dal Comune di Foggia attraverso gli assessorati alla Sicurezza e Legalità e alla Cultura, dal presidio di Libera “Nicola Ciuffreda e Francesco Marcone” e dall’Istituto comprensivo “Foscolo-Gabelli”, ha riportato in primo piano una vicenda rimasta senza esecutori e mandanti individuati. Proprio da quella pagina giudiziaria muove l’impegno di De Santis. “All’epoca dell’omicidio di Ciuffreda non c’era ancora quella stagione di antimafia sociale maturata dopo gli omicidi di Falcone e Borsellino”, ha detto l’assessore a l’Attacco. “Foggia non era pronta a reagire e non reagì. Rimase in silenzio. Oggi abbiamo la necessità di ricordarlo e di fare in modo che si riaprano le indagini per arrivare agli esecutori dell’omicidio”. La riflessione di De Santis parte dal processo Panunzio. “È emerso successivamente che l’uccisione di Giovanni Panunzio era collegata a quella di Nicola Ciuffreda”, ha affermato. Il riferimento è alla sentenza della Corte d’Appello di Bari del 15 luglio 1997, richiamata anche dalla Commissione parlamentare antimafia nella ricostruzione della vicenda Ciuffreda. In quel procedimento venne affrontata la storia della criminalità organizzata foggiana e, secondo quanto riportato negli atti richiamati da De Santis, l’omicidio di Ciuffreda era stato deciso dagli stessi soggetti che avrebbero poi ordinato l’uccisione di Panunzio. “Il Comune non può sostituirsi alla magistratura nell’individuazione dei responsabili, né può stabilire autonomamente se esistano i presupposti giuridici per riaprire un procedimento. Può però riportare pubblicamente l’attenzione su una vicenda che, nel 1991, arrivò alla richiesta di archiviazione per gli autori dell’omicidio rimasti ignoti”, ha spiegato l’assessore. La storia di Ciuffreda era quella di un imprenditore sottoposto a richieste estorsive molto pesanti. Prima due miliardi di lire, poi cinquecento milioni. Secondo la ricostruzione della Commissione parlamentare antimafia, che richiama gli atti del processo Panunzio, Ciuffreda non si arrese e rifiutò di pagare. La sua morte arrivò in una Foggia nella quale la consapevolezza della presenza mafiosa era ancora lontana da quella maturata negli anni successivi. Le organizzazioni criminali del territorio erano già in grado di esercitare una forte pressione sull’economia e sugli imprenditori, mentre la reazione sociale e istituzionale non aveva ancora assunto la dimensione che avrebbe conosciuto dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio. “Allora non lo si diceva che a Foggia c’era la mafia, invece c’era e sparava”, ha sintetizzato De Santis. Da qui la scelta di portare la vicenda nelle scuole. “Una memoria che portiamo nelle scuole per insegnare ai ragazzi a non piegarsi all’illegalità e al crimine”, ha concluso. La giornata è iniziata a Parco San Felice, sul muro perimetrale della piscina comunale di viale Candelaro, con l’inaugurazione del murale antimafia realizzato dall’Anm. Un segno visibile dedicato alla memoria e collocato in uno spazio della città frequentato quotidianamente da giovani e famiglie. Poco dopo, l’iniziativa si è spostata nell’Istituto “Foscolo-Gabelli”, dove il presidio scolastico di legalità “Francesca Morvillo” ha organizzato l’incontro in ricordo di Ciuffreda, al quale hanno partecipato i figli dell’imprenditore assassinato. La commemorazione arriva peraltro dopo una discussione che negli ultimi tempi ha riportato la vicenda al centro dell’attenzione anche attraverso il confronto tra le famiglie Ciuffreda e Panunzio.

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