L’avviso di sfratto è già stato recapitato dalla Regione Puglia all’amministratore unico di Arca Capitanata Pippo Liscio. Stando ai beninformati, risale allo scorso 10 agosto la nota arrivata da Bari per comunicare la revoca dell’incarico che all’ex dirigente cerignolano di Sanitarservice, in quota alla civica emilianista CON, fu conferito da Michele Emiliano il 27 dicembre 2022, pochi giorni prima che Liscio raggiungesse l’età pensionabile. La questione è stata già da mesi dettagliata su queste colonne e ora è arrivata allo snodo finale. Nella nota si farebbe riferimento, secondo quanto trapela, proprio al mancato possesso dei requisiti soggettivi per ricoprire tale ruolo. Ma c’è di più: a Liscio sarebbe stata inoltre chiesta anche la restituzione di una somma assai rilevante, quella delle somme illegittimamente percepite in quanto in età pensionabile, violando la legge regionale. Si tratterebbe di centinaia di migliaia di euro. La replica dell’amministratore unico uscente di Arca è stata, a detta dei rumors, finalizzata a prender tempo, anticipando dapprima l’invio di controdeduzioni e poi l’impugnazione del provvedimento finale di revoca dinanzi al TAR Puglia. Nel frattempo Liscio sta continuando ad agire nella sede dell’ex IACP di via Caggese come se niente fosse, da ultimo – come spiegato ieri da l’Attacco – nominando De Devitiis quale nuovo direttore, individuando la commissione del travagliato concorso per due dirigenti e avviando l’iter di stabilizzazione di un istruttore tecnico (presumibilmente l’ex vicesindaco di Manfredonia Salvatore Zingariello, anch’egli esponente di CON). Era apparso chiaro da subito che Decaro avrebbe voluto disegnare all’insegna della discontinuità il suo nuovo corso dopo quello emilianista. I ripetuti interventi del suo capo di gabinetto Davide Pellegrino sul concorso per due dirigenti indetto da Liscio – costretto a revocare in autotutela due propri atti inerenti alla durata dei termini di partecipazione e alla commissione - hanno rappresentato solo l’antipasto. Ora la volontà di Decaro è sanare l’illegittima situazione di un amministratore che ha superato da anni l'età pensionabile.
Sono state due, mesi fa, le direttive inviate da Pellegrino, anticipando l’imminente rinnovo dei vertici di agenzie e società pubbliche. Il punto di partenza è che la legge vieta alle pubbliche amministrazioni di conferire incarichi a pensionati, a meno che non siano gratuiti e - per i dirigenti - limitati a un anno. Ebbene, Pellegrino ha scritto nella prima direttiva che “il gabinetto del presidente ha riscontrato casi in cui alcuni esponenti aziendali hanno raggiunto, nel corso del mandato, l’età di collocamento in quiescenza, ovvero la hanno già superata”.
Ciò solleva due ordini di problemi: il primo in termini di responsabilità patrimoniale, per cui sarebbe obbligatoria la segnalazione alla magistratura contabile oltre che la richiesta di restituzione delle somme percepite; il secondo in quanto “la prosecuzione dell’attività da parte di soggetti già collocati in quiescenza può determinare ricadute in ordine alla legittimità degli atti adottati”.
Ecco perché con la seconda direttiva si impone ai dipartimenti di inserire nell’istruttoria propedeutica alle nomine anche lo stato lavorativo dei candidati. È per questo che Pellegrino ha chiesto di effettuare un controllo sulle date di nascita di tutte le persone nominate dalla Regione in società, enti controllati ed agenzie.
La legge regionale pugliese n. 22 del 2014, quella che istituisce le agenzie Arca e ne disciplina il funzionamento, è inequivocabile sul punto. L'articolo 9, comma 3, stabilisce che l'incarico di amministratore unico “non può comunque protrarsi oltre l'età pensionabile”. Non si tratta di una norma di principio o di un'indicazione di massima: è un limite preciso e cogente, che non lascia margini interpretativi. Una volta raggiunta l'età pensionabile, l'incarico deve cessare, indipendentemente dal fatto che il quinquennio previsto dalla stessa norma non sia ancora scaduto. Liscio, nato il 15 gennaio 1956, ha raggiunto i 67 anni già dal gennaio 2023. Da quel momento in poi, la sua permanenza in carica sarebbe, secondo una lettura lineare della norma, una violazione continuativa e quotidiana della legge regionale.
Una situazione che l’Attacco aveva trattato già in precedenza, ma anche ora torna d’attualità alla luce delle nuove regole decariane.
Per capire come si è potuti arrivare a questa situazione occorre tornare agli ultimi giorni del dicembre 2022, quando la giunta regionale guidata da Michele Emiliano si mosse con una tempistica che, a mente fredda, dice molto sulle intenzioni di chi aveva orchestrato la vicenda.
Il 22 dicembre 2022 l’esecutivo approvò la delibera n. 1936 e designò Liscio come nuovo amministratore unico. Cinque giorni dopo, il 27 dicembre, Emiliano firmò il decreto di nomina n. 489 e quel giorno stesso Liscio presentò le dichiarazioni di insussistenza delle cause di inconferibilità e incompatibilità richieste per legge. Tutto si chiuse nel giro di poche ore, in piena pausa natalizia, con una celerità insolita per gli standard della burocrazia regionale. La ragione di tanta fretta era banale: Liscio avrebbe compiuto 67 anni il 15 gennaio 2023, appena tre settimane dopo. La nomina prima del compleanno significava, almeno formalmente, nomina di un soggetto ancora in età lavorativa.
Una mossa che aggirò nella sostanza ciò che la legge aveva inteso vietare: la gestione di un ente pubblico da parte di chi ha superato i limiti anagrafici previsti per quegli incarichi. Non importa che la soglia pensionistica sia sopraggiunta poche settimane dopo la nomina: la legge dice che “non può protrarsi oltre l'età pensionabile”, e quella soglia è stata abbondantemente varcata.
Ancora più grave, forse, è ciò che non è accaduto dopo. Nessun dirigente regionale negli scorsi anni ha avviato un procedimento volto a verificare se quella permanenza in carica fosse ancora legittima. I pagamenti periodici dell'indennità di funzione spettante all'amministratore unico - che avrebbero dovuto costituire l'occasione naturale per una verifica di legittimità - sono proseguiti senza che nessuno sollevasse obiezioni. Eppure una permanenza in carica contra legem è esattamente il tipo di situazione che può configurare un danno erariale.
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