Inter U23-Foggia non è una primizia assoluta. Quando domenica le due squadre si ritroveranno di fronte nella nuova dimensione della Serie C, il filo della memoria riporterà inevitabilmente a una sfida che, nel calcio italiano, ha assunto quasi il valore di una leggenda. Ma la storia dei confronti tra nerazzurri e rossoneri è assai più ampia: in Serie A le due formazioni si sono affrontate 22 volte, in undici differenti stagioni. Il bilancio racconta la netta prevalenza nerazzurra: 13 vittorie, 8 pareggi e appena una vittoria del Foggia.
Quell’unico successo è però quello che ancora oggi campeggia più in alto nella memoria foggiana: 31 gennaio 1965, Foggia-Inter 3-2. Non era un’Inter qualunque. Era la squadra di Helenio Herrera, campione d’Italia, d’Europa e del mondo, una delle formazioni più forti del calcio internazionale. Eppure allo Zaccheria il Foggia di Oronzo Pugliese riuscì nell’impresa. Lazzotti e Nocera portarono i rossoneri avanti, Peirò e Suarez ristabilirono l’equilibrio, quindi ancora Nocera firmò il gol del 3-2.
Quella squadra era il simbolo della prima grande scalata del Foggia. La promozione in A del ‘64, con Pugliese in panchina e Domenico Rosa Rosa presidente, aveva portato la Capitanata per la prima volta stabilmente nel grande calcio. Il Foggia sarebbe rimasto in A fino al ‘67, tornando poi nella massima serie nel ‘69-70 e vivendo negli anni Settanta una continua alternanza tra A e B. È proprio dentro questa stagione di oscillazioni, ma anche di grande vitalità societaria e tecnica, che va collocato il secondo capitolo della storia che interessa più direttamente il confronto che sta per andare in onda.
La stagione 1974-75 fu particolare. Il Foggia era appena precipitato in Serie B dopo la vicenda disciplinare che aveva coinvolto il club e il Verona: la penalizzazione finì per pesare sulla classifica e costrinse i rossoneri a ripartire dai cadetti. La società, guidata da Antonio Fesce, non smantellò. Al contrario, cercò di conservare un’ossatura competitiva, affiancandole elementi giovani e interessanti. Arrivarono, tra gli altri, Carlo Bresciani, Giovanni Lodetti, Giuseppe Doldi e Renato Sali. Il campionato però fu tutt’altro che trionfale: il Foggia chiuse ottavo, mentre Bresciani conquistò il titolo di capocannoniere della Serie B con 13 gol. Parallelamente maturò una delle esperienze più interessanti della storia del settore giovanile rossonero: la formazione Under 23 allenata da Roberto Balestri arrivò fino alla finale del campionato nazionale. Ed è qui che il confronto con l’Inter assume un significato speciale. Il campionato U23 era una competizione che, in quegli anni, rappresentava una sorta di ponte tra settore giovanile e prima squadra. Dal ‘73-74 aveva preso il posto del vecchio campionato De Martino, e coinvolgeva formazioni delle società di Serie A, B e C. Non era dunque una semplice Primavera nel significato moderno, ma un torneo nel quale potevano trovare spazio ragazzi già vicini al calcio professionistico, insieme a giocatori che le società intendevano mantenere in orbita prima squadra. L’albo d’oro di quel periodo conferma la dimensione nazionale della manifestazione. Il Foggia di Balestri arrivò sino all’ultimo atto della competizione dover ad attenderlo c’era proprio l’Internazionale di Milano. Furono due gare assai tirate e combattute.
Allo Zaccheria all’andata finì 1-2, al ritorno fu 1-1, e a trionfare furono i nerazzurri. In campo fra i rossoneri due prodotti del vivaio interista: Fabbian e Doldi. Dall’altra parte Canuti, Cesati, Muraro e Cerilli, tutta gente che avrebbe poi calcato a lungo i campi di A. Dietro quella squadra Under 23 c’era un Foggia che stava costruendo il proprio futuro. Roberto Balestri non era soltanto un tecnico del vivaio: sarebbe diventato il protagonista della stagione successiva. Nel ‘75-76, dopo l’esonero di Cesare Maldini, sarebbe infatti passato dalla panchina delle giovanili a quella della prima squadra, conducendo i rossoneri alla promozione in Serie A.
E' uno dei casi più belli di continuità tra vivaio e prima squadra nella storia del club. E molti dei nomi di quel periodo raccontano proprio questa politica. Il Foggia disponeva di un vivaio considerato importante, dal quale sarebbero emersi o transitati giocatori destinati a carriere significative.
La società di Fesce, pur muovendosi in un calcio nel quale le distanze economiche con le grandi erano evidenti, provava a costruire attraverso giovani, esperienza e valorizzazione interna. Ecco perché quella doppia finale Under 23 merita di essere riletta oggi. Non fu semplicemente un confronto tra due seconde squadre. Fu una fotografia di due società alle prese con il ricambio generazionale, quella sconfitta conteneva anche un’indicazione sul futuro: il lavoro di Balestri e del vivaio avrebbe prodotto, nel giro di un anno, la squadra capace di tornare in Serie A. La storia, in fondo, avrebbe riproposto più volte lo stesso tema. Il Foggia avrebbe continuato a vivere sull’altalena tra A e B, mentre l’Inter avrebbe mantenuto una dimensione stabilmente nazionale. I precedenti in massima serie lo raccontano con chiarezza: dopo il 3-2 del 1965 arrivarono altre sfide, fino ai confronti degli anni Settanta e poi alla parentesi degli anni Novanta, quando il Foggia di Zdeněk Zeman tornò a incrociare i nerazzurri in Serie A. Ma quella semifinale del ‘74-75 resta un capitolo particolare: il Foggia non vinse il titolo, ma arrivò abbastanza vicino da trasformare quella sconfitta in una promessa. Dodici mesi più tardi, con Balestri passato dalla panchina dei giovani a quella dei grandi, quella promessa avrebbe trovato la sua prima compiuta realizzazione: il ritorno in Serie A.
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