Si allarga l’impianto accusatorio a carico di Andrea Diurno, 33 anni, volontario della Protezione civile Pegaso di Vieste, arrestato dai Carabinieri forestali nell’ambito dell’inchiesta sugli incendi che hanno colpito il Gargano tra luglio e agosto. L’uomo, attualmente in carcere, è gravemente indiziato di aver appiccato ben otto incendi boschivi in diverse località tra Vieste e Peschici, nel perimetro del Parco nazionale del Gargano.
Le indagini, coordinate dalla Procura di Foggia, hanno consentito agli investigatori di ricostruire i movimenti dell’indagato attraverso videoriprese e altri strumenti tecnici, fino a documentarlo - stando a quanto riferiscono i forestali - mentre appiccava il fuoco in più aree per poi allontanarsi a bordo della propria autovettura.
Ma c’è un ulteriore particolare che rende la vicenda ancora più clamorosa: Diurno era anche tra i candidati per entrare a far parte del nucleo dei vigili del fuoco volontari, il gruppo ancora in fase di avvio e per il quale è prevista la formazione attraverso specifici corsi. Una candidatura maturata proprio nel mondo del volontariato antincendio, insieme al gruppo con il quale il 33enne operava da anni.
L’associazione, alla luce di quanto accaduto, lo ha sospeso, invitando alla prudenza in attesa degli sviluppi giudiziari. Il vicepresidente Giuseppe Mascia ha ricordato che Diurno collaborava con la Pegaso dal 2013 e che era “sempre stato un ragazzo disponibile”.
Il contrasto tra il profilo pubblico e le accuse è ciò che continua a lasciare più sgomento tra chi lo frequentava: persone a lui vicine lo descrivono come un lavoratore, padre di famiglia, spesso presente negli interventi e mai considerato problematico. Proprio per questo, la notizia dell’arresto e soprattutto l’estensione delle contestazioni a otto roghi hanno avuto l’effetto di un terremoto nell’ambiente del volontariato.
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