Seconda sconfitta consecutiva, zero gol segnati negli ultimi 180’ e 4 punti dopo le prime quattro giornate che non soddisfano completamente. Il Foggia esce dal San Nicola di Bari battuto di misura dal Monopoli e, soprattutto, con la sensazione che il tempo delle attenuanti stia progressivamente diminuendo. Non è ancora il momento dei processi, perché il campionato è appena cominciato e questa squadra è stata costruita praticamente da zero. Ma è arrivato il momento delle domande.
Il dato più evidente è che il risultato non cambia, nonostante Gaetano Auteri abbia provato a cambiare uomini e assetto rispetto alla sconfitta interna contro il Cerignola. Il tecnico ha modificato quattro interpreti, cercando di dare nuove energie a una squadra chiamata a reagire dopo il primo passo falso stagionale allo Zaccheria. La risposta, però, è stata ancora una volta insufficiente in zona gol.
Il Foggia ha perso 1-0 una partita sostanzialmente equilibrata, decisa da Capone al 36’. Un altro episodio, un’altra disattenzione difensiva che finisce per pesare sull’intero risultato.
È un refrain che comincia a diventare preoccupante: contro il Cerignola erano stati due gli errori individuati dallo stesso Auteri come determinanti per la sconfitta; a Monopoli è bastato un altro momento di scarsa attenzione per compromettere una gara nella quale i rossoneri erano riusciti almeno a mantenere l’equilibrio. E qui si apre il primo interrogativo: quanto può permettersi il Foggia di pagare così caro ogni errore? La risposta, almeno per il momento, è: molto poco. Perché la squadra non sembra ancora avere la forza offensiva necessaria per rimediare alle proprie disattenzioni. Il problema non è soltanto aver subito un gol evitabile. È che, una volta andato sotto, il Foggia non ha trovato la capacità di costruire una reazione realmente pericolosa.
La produzione offensiva è stata modesta e la sensazione è che negli ultimi metri manchino ancora automatismi, brillantezza e soprattutto i titolari Luciani e Ravasio. Auteri, nel dopo gara, ha parlato di una buona, addirittura ottima prestazione, sottolineando l’intensità e l’atteggiamento della squadra e invitando a tenersi stretta la prestazione. Il tecnico ha però riconosciuto anche il difetto principale: il Foggia non è stato abbastanza risoluto. È una lettura che può essere condivisa soltanto in parte. Sì, rispetto al disastroso approccio con il Cerignola qualcosa è cambiato. Il Foggia è apparso più compatto, più dentro la partita, meno vulnerabile. Non ha concesso una gara dominata dall’avversario e ha mantenuto l’equilibrio per lunghi tratti. Ma una squadra che ambisce a rientrare fra le prime 6/7 (come sostiene il suo allenatore, ndr) deve trasformare una buona prestazione in qualcosa di concreto.
Il calcio, soprattutto in Serie C, premia chi sa accompagnare l’organizzazione con la capacità di incidere nelle aree di rigore. Ed è proprio nelle due aree che il Foggia deve crescere. Davanti, perché creare poco significa esporsi al rischio che un singolo episodio negativo diventi decisivo. Dietro, perché concedere un errore determinante praticamente a ogni partita significa obbligare l’attacco a una rincorsa continua che oggi non sembra essere nelle condizioni di sostenere.
Naturalmente ci sono le assenze, e sarebbe ingeneroso ignorarle. La situazione dell’infermeria ha condizionato le scelte di Auteri già alla vigilia della trasferta: Di Pasquale, Oviszach, Luciani e Ravasio erano tutti alle prese con problemi fisici o di condizione. Per una rosa appena assemblata, perdere contemporaneamente elementi importanti significa ridurre possibilità di scelta e, soprattutto, rallentare la costruzione degli automatismi. Questa è un’attenuante reale. Ma deve restare un’attenuante, non diventare una spiegazione universale. Anche perché il Foggia è una squadra che deve ancora trovare la propria identità. La rosa è stata ricostruita in tempi strettissimi dopo la riammissione in Serie C e Auteri stesso ha definito il progetto come un “anno zero”. Quattro punti dopo quattro giornate non sono un verdetto, ma sono un campanello d’allarme. La classifica non è ancora compromessa, ma il margine per continuare a rimandare l’appuntamento con la vittoria si riduce. Il Foggia ha vinto soltanto a Crotone, ha pareggiato con la Salernitana e poi ha perso contro Cerignola e Monopoli. Quattro gare nelle quali sono arrivati appena due gol fatti e tre subiti. Numeri che raccontano una squadra ancora lontana dalla fisionomia che il suo allenatore immagina. Adesso arriva immediatamente l’occasione per cambiare il corso delle cose. Domani lo Zaccheria riaprirà le porte per il match col Savoia, nel turno infrasettimanale. È una partita che arriva nel momento migliore possibile soltanto se il Foggia saprà trasformare la pressione in energia.
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