Sono costretti a tenersela. Almeno fino alle Politiche del 2027. Perché Episcopo, piaccia o meno, è diventata il simbolo foggiano del primo laboratorio politico del campo largo, quello che Pd e M5S hanno utilizzato per dimostrare che l’alleanza strutturale tra i due principali partiti dell’opposizione a Meloni può funzionare anche al governo del Paese. Schlein e Conte hanno dunque tutto l’interesse a preservare l’esperimento fino alla prossima tornata nazionale, evitando che Foggia diventi proprio alla vigilia delle Politiche la fotografia del fallimento del campo largo. Ma, una volta superato quell’appuntamento, per i vari Piemontese, Furore e Barone la prospettiva sarebbe già un’altra. Lasciar cadere la sindaca già nei giorni immediatamente successivi, a prescindere dall’esito elettorale, impedendole così anche di costruirsi una seconda vita politica autonoma attraverso proprie liste civiche. Del resto, le crepe sono disseminate lungo tutta la consiliatura. Già nella formazione della Giunta, alla fine del 2023, Episcopo e Furore arrivarono a uno scontro durissimo, con la sindaca che intimò all’europarlamentare di occuparsi del proprio gruppo e rivendicò per sé la scelta degli assessori. Il M5S contestava sia la nomina dell’assessore barese Giuseppe Galasso, fedelissimo di Antonio Decaro e d’area Pd, sia quella della dem Lia Azzarone alla presidenza del Consiglio comunale. Le prime due partite che i pentastellati avrebbero perso contro il vorace alleato. Poco tempo dopo, proprio Azzarone sarebbe finita nel mirino della sindaca-preside per aver calendarizzato la discussione sull’housing sociale senza che Episcopo ne fosse, a suo dire, informata. A distanza di un mese, sullo stesso dossier, sarebbe toccato al contiano Giovanni Quarato incassare una dura reprimenda della prima cittadina dopo aver parlato di "confusione totale" e sostenuto che la vicenda avrebbe potuto mettere in discussione il prosieguo della consiliatura. Nel Pd, intanto, cresceva il malessere dell’istrionico consigliere Italo Pontone, che a poco a poco diventava una delle voci più critiche della maggioranza, denunciando lo scollamento tra Giunta e Consiglio e chiedendo, tra ironie varie, di "darsi una mossa". Celebri gli interventi sulla "madre di sette figli", sul console romano Quinto Fabio Massimo e il suo temporeggiare e sui concetti epicurei di Aponia e Atarassia utilizzati in una circostanza da Episcopo. Maldipancia che, nel frattempo, covavano anche negli altri consiglieri piddini, Pasquale Dell’Aquila, protagonista di aspre critiche all’operato della sindaca, e Anna Rita Palmieri, spesso meno esuberante ma non meno incisiva. Nel Movimento la situazione non è stata migliore. Anzi. Il capogruppo Mario Dal Maso e i consiglieri Giovanni Quarato e Francesco Strippoli hanno più volte chiesto un cambio di passo, maggiore condivisione e un rapporto meno conflittuale tra Giunta e Consiglio. Questi ultimi due sono arrivati a non partecipare al voto sul rendiconto e, nei mesi successivi, hanno contestato apertamente l’operato dell’amministrazione. Quarato, in particolare, è diventato uno dei volti del dissenso pentastellato, fino alla richiesta di un "reset totale" della maggioranza, mentre ancora oggi, insieme a Dal Maso, affida spesso ai social critiche e distinguo sull’operato dell’esecutivo. Anche l’assessora contiana Simona Mendolicchio è finita spesso al centro di accesi alterchi con la sindaca. Lo stesso mini-rimpasto di giugno, effettuato da Episcopo, con la nomina di Michele Salatto, considerato d’area Pd, all’Urbanistica, ha aperto una nuova crepa con il M5S, che ha scelto di non assumersi la responsabilità politica della designazione, riservandosi di valutare gli atti uno per uno, e decretato di fatto l’ennesima sconfitta dei contiani nel braccio di ferro con gli alleati dem. Poi è arrivato lo scorso 8 giugno, con il Consiglio comunale senza numero legale, la maggioranza ridotta ai minimi termini e le dimissioni della sindaca, che in quella sede ebbe un duro confronto con la presidente Azzarone. Nei giorni successivi i capigruppo hanno sottoscritto un documento per convincere Episcopo a ritirare le dimissioni, ma la prima versione, nella quale si riconoscevano esplicitamente "differenti sensibilità politiche e criticità" nel percorso amministrativo, è stata modificata su richiesta della sindaca. Episcopo è tornata in sella, ma il prezzo della tregua è stato alto. Furore, che della candidatura della sindaca era stato uno dei principali artefici, ha lasciato la guida provinciale del Movimento proprio dopo il ritiro delle dimissioni, in dissenso con la gestione della crisi e con una soluzione nella quale le istanze pentastellate non erano state accolte. Una lunga sequenza di scontri, dunque, che tuttavia sembra avere una data di scadenza già scritta sul calendario. Ma i problemi di Episcopo non sono ascrivibili esclusivamente a Pd e M5S. Anche le forze minori della sua maggioranza, infatti, quelle che nel 2023 contribuirono a costruire il campo largo, hanno progressivamente presentato il conto. Il caso più evidente è quello dei socialisti.
Da tempo Mino Di Chiara ha ingaggiato con la sindaca un lungo braccio di ferro, più volte sfociato in richieste di maggiore considerazione e profonde critiche alla gestione dell’amministrazione. A maggio scorso, insieme a Stefania Rignanese, arrivò anche l’astensione su alcuni provvedimenti, con i numeri della maggioranza ridotti all’osso. La storia di Rignanese è però diversa. La consigliera, dopo aver lasciato il Psi nell’estate 2025 insieme al padre Riccardo, si è progressivamente avvicinata alla sindaca, al punto da essere accusata dallo stesso Di Chiara di essere al centro di una "campagna acquisti". Ma anche questo rapporto si è incrinato. Durante la crisi di giugno scorso, a un appello al dialogo della consigliera, Episcopo replicò pubblicamente con una stoccata durissima: "Non dare ricette anti-crisi non presentandoti in Consiglio. Almeno astieniti".
C’è poi il capitolo Antonio De Sabato, passato dalla netta bocciatura di quello che nel 2024 definiva un "campo santo" all’avvicinamento ad Alleanza Verdi Sinistra, attraverso la candidatura alle Regionali a sostegno di Decaro. Ma il passaggio dall’opposizione alla maggioranza non ha cancellato le vecchie ruggini con la sindaca. In una riunione con la componente rosso-verde, Episcopo punse il consigliere, paragonandolo alla stessa Rignanese e prendendolo quasi in giro con una serie di frecciate al vetriolo. Naturalmente, anche i fedelissimi Paolo Frattulino e Azione, alla lunga, hanno finito per rompere con la prima cittadina. Il rimpastino di giugno, come noto, ha portato alla revoca degli assessori Lorenzo Frattarolo e Daniela Patano, provocando la reazione del partito e sancendo una rottura, se non formale, quantomeno di fatto.
Discorso analogo per i Verdi, con i co-portavoce Alessandro Scolozzi e Rosa Menga che, dopo l’elezione di febbraio, hanno accompagnato la componente ambientalista verso una posizione sempre più critica. Fino al 30 giugno, quando Europa Verde ha ritirato formalmente il sostegno a Episcopo, denunciando mesi di proposte rimaste senza seguito e contestando soprattutto le politiche su verde, rifiuti e decoro urbano. Ma i rapporti della sindaca sono compromessi anche con lo stesso presidente della Regione Puglia Decaro e con il presidente della Provincia di Foggia Giuseppe Nobiletti, a seguito delle discussioni avute durante la conferma di Agostino De Paolis alla presidenza dell’Asi.
Di fatto, dunque, la consiliatura sembra già arrivata al capolinea, anche se resta da superare lo scoglio delle Politiche del 2027. Episcopo, ormai, appare sempre più isolata dentro quella stessa coalizione che l’aveva portata a Palazzo di Città e che difficilmente potrebbe riproporla alla guida del centrosinistra. Ma il problema non riguarda soltanto la sindaca. Con lei, infatti, rischiano di essere inevitabilmente travolti da questa esperienza anche gli uomini e le donne della sua amministrazione, chiamati a condividere il bilancio politico di un fallimento che, al momento, nessuno sembra volersi intestare.
(seconda parte, fine).
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