È partita dai ritardi nei pagamenti denunciati dai beneficiari e si è poi allargata ai rapporti tra le cooperative che gestiscono l’accoglienza e alle contestazioni contenute in una segnalazione trasmessa al Servizio Centrale del sistema SAI l’inchiesta de l’Attacco sul centro di accoglienza di Monteleone di Puglia. Nei primi approfondimenti la testata ha raccolto le versioni del nuovo sindaco Sebastiano Maraschiello e del presidente della cooperativa Aladino Andrea Chiacchiari, entrambi concordi sull’esistenza di un rallentamento nei pagamenti, pur ridimensionandone la portata. Successivamente sono emersi ulteriori elementi relativi alla gestione della Global Care, mandante di Aladino, e l’Attacco ha ascoltato il presidente Giuseppe Chiumento, che sulle contestazioni ha respinto ogni addebito senza entrare nel merito di alcuni dei rilievi sollevati. La testata ha quindi cercato Giovanni Campese, sindaco di Monteleone fino alla primavera scorsa, che per dieci anni ha seguito direttamente il progetto SAI durante la sua amministrazione.
Lei ha portato il progetto SAI a Monteleone e lo ha seguito per tutto il periodo della sua amministrazione. Che rapporto aveva il Comune con la cooperativa Aladino?
Il mio rapporto con la cooperativa Aladino è sempre stato ottimale. Non credo che le attuali difficoltà siano addebitabili alla nuova amministrazione comunale. Ammetto di non essere molto informato su quello che sta succedendo adesso, quindi parlo per quello che riguarda il mio periodo alla guida dell’ente. Durante tutto il mio mandato da sindaco non ho mai avuto problemi con la cooperativa e, a dire il vero, non credo che ne abbia neppure l’attuale primo cittadino.Global Care è entrata nel progetto come mandante di Aladino. Perché il Comune ritenne adeguata quella composizione?
Abbiamo fatto un regolare bando e non abbiamo mai avuto problemi, né dal punto di vista della sostanza né da quello della forma. Le cooperative che hanno operato a Monteleone sono sempre state all’altezza dei compiti che spettavano loro. Con noi non ci sono mai stati problemi, anche perché, essendo diventata un’azienda sociale che reggeva tutto l’indotto di Monteleone, teneva in piedi l’economia del paese. Stavamo molto attenti e cercavamo di risolvere rapidamente e insieme tutti i problemi, salvo quando c’erano ritardi nei pagamenti da parte del Ministero.Il progetto aveva quindi anche un peso economico rilevante per il paese?
Sicuramente aveva un peso importante. Per questo seguivamo molto da vicino quello che accadeva. Fino a maggio, quando sono stato io alla guida del Comune, non abbiamo mai avuto grossi problemi. Ci sono stati alcuni episodi legati a singoli ospiti. Ricordo alcuni nigeriani, uno dei quali picchiava la moglie, e fummo costretti, dopo un’attenta valutazione con il Servizio Centrale, ad allontanarli. Al di là di questi episodi, la gestione è sempre andata avanti senza particolari criticità.
Durante il suo mandato sono mai arrivate al Comune proteste dei beneficiari sul pocket money, sull’abbigliamento o sugli altri servizi?
Le competenze della cooperativa sono sempre state espletate in maniera positiva. I beneficiari hanno la possibilità di effettuare reclami ed esprimere il proprio parere sui servizi durante i monitoraggi e noi non abbiamo mai avuto sollevazioni di questo tipo. Può capitare che qualche famiglia chieda più di quanto le spetti e che poi si crei un po’ di scompiglio o di allarmismo. Se è accaduto questo non lo so, però fino a quando c’ero io queste situazioni le risolvevo tempestivamente. Verificavo se le lamentele fossero giustificate e, quando lo erano, contattavo la cooperativa per porre rimedio e risolvere la questione.
Quando emergeva un problema, con chi si confrontava, Andrea Chiacchiari o Giuseppe Chiumento?
Quando ho avuto dei problemi mi sono confrontato con entrambi. Chiumento è più presente sul territorio, quindi l’ho sempre messo al corrente delle iniziative che venivano messe in campo per risolvere i problemi.
Lei dice di aver seguito il progetto passo dopo passo. Quali controlli effettuava il Comune sulla gestione della cooperativa e sulla documentazione?
Non ho mai avuto problemi di questo tipo. Una volta mi fu chiesto dal maresciallo di avere la visura camerale e gliela consegnai. Sinceramente mi interessava poco dei movimenti delle cooperative a livello legale e amministrativo. Se nel momento in cui partecipavano ai bandi avevano tutti i requisiti in regola, cosa che controllava la commissione, per me andava bene. L’importante era che gli impegni presi fossero mantenuti.
Che cosa verificava personalmente?
Mi interessava sapere che i ragazzi e le famiglie dei centri ricevessero quello che era previsto. Che il cibo fosse confezionato bene, che la frutta fosse fresca, che l’abbigliamento venisse erogato secondo legge. Me ne rendevo conto anche direttamente, perché vedevo quando accompagnavano con le auto i ragazzi a fare acquisti al GrandApulia. Ero dentro a pieno titolo e seguivo passo dopo passo quello che accadeva. Non c’era la possibilità che mi potesse sfuggire nulla, per cui posso dire con certezza che le cose sono state portate avanti in maniera ottimale.
Aladino e Global Care continuano a lavorare insieme anche nel nuovo progetto SAI. Come valuta oggi la prosecuzione di questo rapporto?
Non mi sembra che al momento ci siano grosse criticità. Probabilmente i nuovi amministratori non hanno grande esperienza con i centri di accoglienza e quindi c’è bisogno di qualche mese per rodare il tutto. Non ho però la sensazione che ci sia stato un cortocircuito rispetto al passato.
Sono emerse contestazioni sulla sede legale di Aladino e sulla documentazione relativa al personale. Durante la sua amministrazione il Comune aveva mai riscontrato anomalie di questo tipo?
La mia amministrazione è stata capace di creare un sistema di centri di accoglienza di ottimo livello, collaborando con diversi Comuni limitrofi. È stato il fiore all’occhiello della nostra giunta. Parlarne negativamente adesso, solo perché c’è un’altra parte politica alla guida del Comune, sarebbe come demolire una casa che mattone dopo mattone si è costruita nel corso di dieci anni. Chi oggi getta discredito sul centro di Monteleone, a mio avviso, lo fa per motivi personali. Io ho ancora buone referenze da parte dei beneficiari. Nessuno mi ha detto, fino a oggi, che qualcosa non vada più come prima.
Alla luce delle contestazioni emerse nelle ultime settimane, ritiene che il progetto debba essere sottoposto a un controllo più approfondito del Servizio Centrale SAI?
Abbiamo sempre avuto un contatto costante e un ottimo rapporto con il Servizio Centrale. Monteleone di Puglia era una delle pochissime realtà che rispondeva a tutte le loro indicazioni. Facevamo incontri con l’Anci a livello regionale e, con il Comune di Bari, ricevevamo spesso encomi per essere tra i migliori Comuni nell’erogazione di questo servizio.
Quindi, secondo lei, le segnalazioni attuali non hanno alcuna rilevanza concreta?
Non vedo sostanza in quelle segnalazioni, vedo soltanto chiacchiere destinate a screditare qualcuno. Ho avuto modo di parlare con l’attuale sindaco e lui non mette in dubbio la bontà del nostro lavoro sul centro di accoglienza. Per questo non vedo per quale motivo vengano sollevati questi polveroni. Se poi c’è qualche operatore che, per motivi personali, ha qualcosa da ridire, io sono disponibile anche a un confronto pubblico per dimostrare il buon funzionamento del nostro centro di accoglienza.
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