Da Foggia a Praga, vent’anni da avvocato: “Qui ho trovato spazio, opportunità e un’altra vita, non tornerò”

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Quando lasciò Foggia, nell’aprile del 2006, aveva poco meno di trent’anni e la pratica forense appena conclusa. Davanti aveva un foro affollatissimo. Dietro, un Paese che allora contava meno di ottomila avvocati in tutto: non una provincia, l’intera Repubblica Ceca. Massimiliano Pastore ci si trasferì e non è più tornato. Foggiano di nascita e di formazione, Pastore si è laureato in giurisprudenza in città in un momento preciso della storia dell’ateneo: la sede distaccata dell’Università di Bari era appena diventata Università di Foggia. “Ricordo anche il passaggio con la carta intestata”, racconta a l’Attacco: la sua laurea è già foggiana, il corpo docente era ancora quello barese.
Finita la pratica conseguì un master in Europa centrale e orientale, in parte a Berlino, e con quello la possibilità di uno stage a Praga finanziato dal programma europeo Leonardo. “Rimasi stregato dalla bellezza della città”. Aveva già visto la Polonia nell’estate del 2003, alla vigilia dell’allargamento dell’Unione, e quel viaggio lo aveva “vaccinato” sulla regione. Il resto lo mise lo spirito da esploratore che dice di aver preso dagli scout, di cui fa parte da quando aveva meno di dieci anni. Curriculum agli studi legali di Foggia non ne mandò. “Volevo esplorare nuovi percorsi”: pensava di fare un’esperienza lontano da casa e tornare. Si trovò bene, e a Praga trovò più spazio di quanto pensasse. L’esame da avvocato lo sostenne quando era già in Repubblica Ceca, mentre imparava come funzionava il sistema del posto e si inseriva in uno studio legale che aveva già qualche cliente italiano. C’è un aspetto della sua storia che vale per chiunque abbia una laurea in giurisprudenza e stia valutando l’estero: la professione è esportabile quasi senza attriti. Il titolo italiano è riconosciuto in modo automatico, spiega Pastore: basta produrre il certificato di iscrizione all’ordine di provenienza, nel suo caso quello di Foggia, e si viene iscritti all’albo degli avvocati europei. Quello che non è automatico viene dopo: “Le leggi sono di ispirazione comune, i principi sono comuni, ma è una legge diversa”. Serve la lingua locale. Oggi si occupa soprattutto di diritto societario, e quasi tutte le società che segue hanno un legame con l’Italia: proprietà italiana, o gestione italiana. Accanto c’è il diritto internazionale privato europeo, e una docenza alla University of New York in Prague, ateneo privato in partenariato con l’università statale di New York. Vive a Teplice, in Boemia, verso il confine tedesco, e a Praga ci sta due o tre giorni a settimana, perché i clienti e le udienze sono lì. La scelta è voluta: “Col passare degli anni ho iniziato ad avvertire il desiderio di una città un po’ più piccola”.

In vent’anni la comunità italiana è cambiata. Nel 2006 era piccola e ci si conosceva quasi tutti, ricorda, c’era perfino un raduno degli italiani di Praga. Poi sono arrivate le assunzioni delle multinazionali e con quelle i giovani connazionali, spesso di passaggio. Oggi, osserva, a Praga ci sono tutte le fasce: imprenditori, professionisti, camerieri, cuochi, ballerini, impiegati. Nella vicina Dresda, dove pure vivono famiglie italiane, di professionisti e imprenditori non ce ne sono. Con Foggia, in vent'anni, non ha mai lavorato. Nessuna occasione professionale legata alla sua città gli si è mai presentata, e non dice di averla cercata. L'unico contatto fu con un pastificio di cui non ricorda con certezza la provenienza: “Non sono sicuro che fosse proprio di Foggia”, e comunque non se ne fece nulla. In due decenni, zero pratiche, zero clienti, zero collaborazioni con studi della sua provincia.

“Ricordo che quando lasciai Foggia c’erano almeno tremila avvocati iscritti all’albo. Arrivai in un Paese che ne aveva forse ottomila in tutto”, dice. “C’era veramente un’inflazione di avvocati”. E aggiunge: “Non so se adesso è cambiata la realtà”. Sul versante ceco le cifre ufficiali gli danno ragione: la Camera degli avvocati tiene statistiche dal 2005 e quell’anno gli avvocati attivi nell’intero Paese erano 7.553, poco più di 7.800 due anni dopo. Sul foro di Foggia il ricordo anticipa il presente: gli iscritti erano quasi 2.500 nel 2012, oltre 3.500 nel 2019, e circa 3.100 alle ultime elezioni dell’Ordine, nel gennaio 2023. “Grande nostalgia”, risponde quando gli si chiede del rapporto con la città natale. “Torno sempre di meno”. Il padre non c’è più, la famiglia si è spostata al nord, la madre vive a Torino. L’ultima volta è stata una visita lampo tra Natale e Capodanno, due anni fa. Resta il legame con gli amici degli scout, “gli amici della vita”, gli Scout d’Europa – Foggia 1 della parrocchia Spirito Santo, ci tiene a sottolineare Pastore, e con il quartiere vicino agli Ospedali Riuniti dove ha vissuto gli ultimi anni prima di partire. Sulla città di oggi è meno severo di chi ci vive. Qualche zona gli è sembrata degradata, quella della stazione in particolare. Ma i suoi amici foggiani si lamentano molto più di lui: “Per me che invece ci vado solo per qualche giorno non la vedo radicalmente cambiata in peggio”, dice, e anzi qualcosa gli era parso persino migliorato.

Quello che gli è mancato, in vent’anni, sono gli amici e il cibo. Il secondo si è risolto da sé, con i negozi di prodotti italiani aperti ovunque. Quello che ha trovato è l’opportunità professionale, la puntualità e servizi pubblici che giudica di alto livello, insieme a una cortesia “a volte un po’ fredda”. Nel tribunale di Foggia, dice, tra colleghi c’era più cordialità. A un giovane laureato consiglia anzitutto di provare ciò che lo incuriosisce di più: è stato quello a funzionare per lui, e con il tempo si è rivelata l’intuizione giusta. Ma aggiunge una raccomandazione che, alla luce del foro di Foggia in calo, suona meno scontata di quanto sembri: mantenere comunque i contatti con i professionisti della zona di provenienza, “perché non si sa mai come cambia il mercato del lavoro”.
A Foggia non tornerà: “È praticamente impossibile”. In Italia, forse, un giorno. Nel frattempo si tiene un vantaggio che nessuno gli 
aveva pronosticato.  Il ceco lo studiò già a Foggia, prima di partire. È una lingua in cui moltissime parole fanno a meno delle vocali, e Pastore ne è convinto al punto da averlo scritto anche in un articolo per la rivista dell’Ordine forense di Foggia: un foggiano le pronuncia meglio degli altri italiani, perché il dialetto lo ha allenato.

di Luca De Marco.

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