Il ritorno di Antonello ed Emiliano Francavilla al regime di 41 bis può essere letto come il segnale di una svolta investigativa che punta a dimostrare come la batteria Sinesi‑Francavilla abbia continuato a operare nonostante arresti, processi e periodi di detenzione domiciliare. La decisione del ministro della Giustizia, arrivata su richiesta congiunta di Dda Bari e Dia, fotografa un quadro che gli inquirenti definiscono “di persistente operatività”: intercettazioni, pedinamenti e riscontri mostrerebbero che i due fratelli, pur ai domiciliari, avrebbero mantenuto rapporti con affiliati, dirimendo contrasti e orientando le strategie della “Società”.
La novità più rilevante riguarda però il materiale investigativo emerso negli ultimi mesi. Nei faldoni dell’inchiesta compaiono le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia — tra cui i cugini Ciro e Giuseppe Francavilla, pentiti tra fine 2023 e inizio 2024 — che stanno ridisegnando la struttura interna del clan.
I racconti, ancora in fase di riscontro, ricostruiscono alleanze, gerarchie e una serie di episodi di sangue che attraversano quasi trent’anni di storia mafiosa: omicidi irrisolti, tentati agguati, rapporti con gruppi del Gargano e tensioni interne mai sopite. È un mosaico che, secondo gli investigatori, spiega perché la batteria Sinesi‑Francavilla sia riuscita a mantenere un ruolo centrale anche nei periodi di apparente indebolimento.
Il 41 bis, in questo contesto, non è solo una misura di contenimento. È la risposta istituzionale a un’organizzazione che, secondo le Procure, avrebbe dimostrato una capacità di rigenerarsi e comunicare anche attraverso canali minimi: incontri fugaci, telefonate clandestine, summit gestiti a distanza. Le restrizioni — un colloquio al mese, niente telefonate, socialità ridotta — mirano a interrompere definitivamente quel filo che, per gli inquirenti, continua a legare i Francavilla ai loro presunti complici.
La stagione investigativa aperta dal blitz dell’8 giugno sembra dunque destinata a proseguire. Le nuove testimonianze, la convergenza delle dichiarazioni e il recupero di vecchi dossier stanno ampliando l’orizzonte dell’inchiesta, riportando alla luce dinamiche che affondano le radici nell’omicidio di Mario “il nero” Francavilla del 1998 e nelle successive guerre di mafia. È un passato che ritorna, ma con un elemento in più: oggi, per la prima volta, a raccontarlo sono uomini cresciuti dentro la stessa famiglia criminale.
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