Vieste come Polignano a Mare, arriva il parkour e tornano i tuffi: "Qui si facevano già trent'anni fa"

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Lo sport che prova a superare la logica della competizione e si fa racconto del territorio, veicolato, perché no, anche da un’immagine che viaggia sui social, potente nella sua semplicità. Per dare ai “settembrini” un motivo per scegliere il Gargano quando l’estate canonica è già alle spalle, la città si affida a discipline che escono dai campi e dai palazzetti e si appropriano degli spazi urbani e naturali: i tetti del borgo, Marina Piccola, la falesia della Ripa, il mare. La manifestazione che meglio racconta questa ambizione è infatti anche quella meno convenzionale: Vieste Parkour, tornato per il secondo anno con atleti provenienti da diversi Paesi, dal Sudafrica al Giappone. Salti, evoluzioni, ostacoli superati utilizzando il corpo e l’architettura urbana: immagini che hanno già trasformato scorci familiari della città in scenografie sportive e che, nella prima edizione, hanno raggiunto un pubblico molto più vasto di quello presente fisicamente a Vieste. “Alcuni video l’anno scorso hanno fatto milioni di visualizzazioni - racconta a l’Attacco l’assessore allo Sport Gaetano Desimio -. Ci aspettiamo tanto dal parkour sia come evento sportivo sia come attrattore turistico e strumento di promozione del territorio”.
Quest’anno, però, il progetto compie uno step ulteriore: cambia la collocazione del villaggio del parkour, trasferito a Marina Piccola per renderlo più accessibile e visibile, e alla manifestazione si affianca Kings of the Cliffs, la gara di tuffi dalla Ripa in programma il 25 settembre. 
La nuova location della falesia suggerisce quasi spontaneamente un parallelismo con Polignano a Mare, che negli anni ha fatto dei tuffi dalle grandi altezze in una delle attività più riconoscibili della propria promozione internazionale. Vieste non intende replicarne semplicemente la formula, ma provare a costruire una propria identità, sfruttando una conformazione naturale che sembra fatta apposta per saldare gesto atletico e paesaggio. “L’obiettivo è far crescere sempre di più sia la gara dei tuffi sia il parkour - spiega Desimio -. Quest’ultimo è inserito in un circuito internazionale e in Italia non sono molti gli eventi di questo tipo. Più riusciamo a farlo crescere, maggiore sarà la promozione del territorio”. 

Il salto da un tetto all’altro con il mare sullo sfondo e la scogliera della Ripa resa una tribuna naturale restituisce immagini potenti, specialmente nell’epoca in cui una destinazione turistica viene scoperta anche attraverso pochi secondi di un video che rimbalza su smartphone e continenti. Non è un dettaglio che tra gli atleti arrivati per il parkour ci siano professionisti con un seguito internazionale (“perfino hollywoodiani”) ed è uno degli elementi sui quali insiste anche il sindaco Giuseppe Nobiletti, raggiunto da l’Attacco mentre si trova a Lignano Sabbiadoro per il Destination Summit del G20 Spiagge. “È una specialità particolare, soprattutto in America è molto diffusa e molto seguita, perché ci sono atleti del settore che hanno un seguito notevole sui social - osserva il Primo Cittadino - . Ci sono anche artisti internazionali, attori: è uno sport di nicchia che però altrove fa tantissima presa”.

La suggestione più interessante, tuttavia, nasce quando al parkour si aggiungono i tuffi e lo sguardo si sposta verso la Ripa. Il confronto con Polignano, secondo Sindaco e assessore, non è peregrino, anzi, nella memoria della città c’è persino un precedente che riporta indietro di decenni: “A Vieste i tuffi partirono già tanti anni fa e poi si trasferirono a Polignano - ricorda Nobiletti -. Parliamo di circa trent’anni fa. In qualche modo significa anche riprendere qualcosa che qui veniva fatto molto tempo fa”. La differenza la farà la capacità di rendere riconoscibile e continuativo l’appuntamento, perché un singolo evento può produrre attenzione, però una manifestazione che si ripropone anno dopo anno può arrivare a legarsi stabilmente al nome di una località. È la direzione tracciata da Desimio: “Quello che vogliamo è dare sempre maggiore visibilità a un evento che è già internazionale. L’anno scorso abbiamo avuto un ottimo riscontro sia in termini di promozione e visualizzazioni sia per la partecipazione. Quest’anno aggiungiamo la gara di tuffi e cambiamo location: il villaggio del parkour sarà a Marina Piccola, quindi più accessibile e più visibile”.

Dietro l’organizzazione c’è Frekt Movement, con Maurizio Tangari a coordinare una macchina che congiunge atleti e performer provenienti da diverse parti del mondo. Il Comune ha destinato 50mila euro all’organizzazione di Vieste Parkour 2026 e Kings of the Cliffs, oltre al patrocinio e a una serie di servizi logistici, motivando l’investimento anche con la possibilità di rafforzare il turismo sportivo e generare ricadute sull’economia locale. La spettacolarità, però, porta con sé anche un messaggio che Desimio vuole scandire senza ambiguità: guardare sì, improvvisarsi no. “È una disciplina molto dinamica, ma anche molto faticosa: richiede dedizione e tantissimo allenamento. Quello che dico sempre ai ragazzi è di non imitare questi atleti”, avverte l’assessore. “Chi vuole avvicinarsi al parkour deve farlo gradualmente, seguire dei corsi e prepararsi. Prima di arrivare a compiere quei salti servono anni di sacrificio e allenamento. È uno sport bellissimo, adrenalinico e scenografico, ma per chi è inesperto può diventare pericoloso”.

È anche il calendario a raccontare la strategia. Il parkour, i tuffi e le altre manifestazioni sono concentrati nella seconda metà di settembre, quando la pressione turistica dell’alta stagione è diminuita e ogni presenza aggiuntiva assume un peso diverso per alberghi, ristoranti e attività commerciali. “L’obiettivo di questa amministrazione - ci tiene a enfatizzare Desimio - è lasciare i grandi eventi fuori dai mesi centrali, quando ci sono già tante altre attrattive, e portarli nei periodi di bassa stagione per cercare di destagionalizzare”.
Una riflessione che Nobiletti collega direttamente al confronto in corso al G20 Spiagge: “Proprio oggi siamo usciti da un panel in cui si parlava di questo: degli eventi legati allo sport e all’enogastronomia e di come collocarli nei periodi che non sono quelli classici, ovvero maggio e settembre”. Esperienze differenti, dimensioni e disponibilità economiche non sempre confrontabili, precisa il Sindaco, ma una questione comune alle grandi località balneari italiane: riuscire a non dipendere esclusivamente dai tre mesi centrali dell’estate. “Lo sport è un volano importante”, riassume Nobiletti.

È una strategia che Vieste sta provando ad applicare su più fronti, dal nuoto al windsurf, dal parkour ai tuffi, alla ricerca di un’identità che non separi lo sport dalla destinazione. Non un impianto chiuso che potrebbe trovarsi ovunque, ma il contrario: competizioni che lasciano il segno proprio perché disputate qui. La Ripa, il borgo, Marina Piccola e il mare diventano parte dell’evento, mentre l’evento diventa una vetrina per quei luoghi. Per questo l’analogia con Polignano assume una sua valenza: non si tratta di inseguire un’altra località, ma di capire se anche Vieste possa associare progressivamente uno spettacolo sportivo a una propria immagine-simbolo. 
“Vieste si presta molto, grazie alle sue bellezze naturali, a ospitare eventi sportivi che hanno una ricaduta turistica e d’immagine”, conclude Desimio. La seconda edizione del parkour e il ritorno dei tuffi rappresentano il tentativo di cominciare a costruire quell’associazione. Difatti, se un salto dura pochi secondi, l’immagine della Ripa che rimane dall’altra parte dello schermo può viaggiare molto più lontano.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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