Un’organizzazione capace di far sparire un’automobile rubata, trasformandola in un mucchio di componenti pronte per il mercato nero dei ricambi. È quanto ha ricostruito la Procura di Foggia nell’ambito dell’operazione “Cannibal cars”, illustrata questa mattina dal procuratore Enrico Giacomo Infante, con i pubblici ministeri Claudia Pezone e Alessio Marangelli, e il dirigente della Polizia Stradale della Puglia, Luca Speranza. L’inchiesta ha portato a otto fermi il 22 settembre, convalidati e seguiti il 24 dalla custodia cautelare in carcere. Il decreto riguarda dodici persone: quattro irreperibili. “La piaga dei furti d’auto è davvero una delle piaghe maggiori di questo territorio” ha dichiarato Infante, ricordando come Foggia si contenda con Barletta-Andria-Trani e Napoli i primi posti delle classifiche nazionali per furti pro-capite. Da qui la scelta di risalire alla rete a monte: “Non basta il contrasto ai singoli furti. Bisogna comprendere chi è il ricettatore, chi il riciclatore, qual è la rete a monte”.
Ai fermati sono contestati associazione per delinquere, quarantacinque episodi di riciclaggio e un caso di ricettazione, tra maggio e agosto 2026. Alla guida del gruppo ci sarebbe Antonio Di Biase, 38 anni, gestore dell’autoparco “Autoricambi GTA” di Stornara, base logistica dove era custodita anche la pressa per distruggere le scocche. Le auto, rubate perlopiù nelle province limitrofe, venivano smontate in un canale di scolo, private dei pezzi di valore, bruciate e pressate. Decisive le telecamere installate già a maggio. L’associazione conta dodici persone, pur con otto soli fermati: “Qualcuno è riuscito a rendersi irreperibile” ha detto Infante, definendo “agrodolce” il dato sulla composizione del gruppo: “Quasi la metà sono italiani e quasi la metà di origine straniera”. Alcuni indagati, temendo di essere scoperti, avrebbero valutato la fuga all’estero.
Infante ha annunciato un incremento di organico per le forze dell’ordine e cinque unità in più per la Polizia Stradale di Foggia entro l’anno, oltre a nuove videocamere. Il dirigente Speranza ha sottolineato l’impatto sociale del fenomeno: “Uno degli effetti principali è l’aumento dei premi assicurativi, o l’impossibilità di assicurarsi contro il furto”. Nei prossimi giorni gli otto in carcere saranno sentiti in sede di interrogatorio di garanzia. Resta ferma la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza di condanna definitiva.
di Luca De Marco.
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