Ma ve la ricordate la Fiera del Levante? Cominciava prima dei tornelli, con l’odore dei dolci nell’aria e le code ai botteghini. Si entrava con una lista di cose da vedere e la si dimenticava subito. La folla trascinava da uno stand all’altro: il padiglione della Germania, le merendine Aida, i banchi di dolciumi, gli assaggi offerti lungo i viali. Se provavi a camminare contromano, sembrava di affrontare un mare forza dieci. Ma nessuno aveva fretta di uscire.
Oggi, entrando dal lato agricoltura, la Campionaria appare diversa. Tutto è più ordinato, il passo dei visitatori più tranquillo. Ad accoglierti ci sono le concessionarie automobilistiche; poco oltre, grandi spazi dedicati a Esercito, Carabinieri, Guardia di finanza e Polizia di Stato. Il loro impegno per la sicurezza merita rispetto. Resta però una domanda: quanto spazio occupano le imprese in una manifestazione nata per raccontare il lavoro e le energie produttive del Mezzogiorno?
Alcuni luoghi familiari resistono, come il padiglione dell’arredamento e quelli delle nazioni. È cambiato, invece, il paesaggio dei viali. Gli stand enogastronomici, un tempo sparsi ovunque, sono meno presenti. Nel mercato di Coldiretti ritroviamo quel rapporto diretto che rendeva speciale una passeggiata in Fiera: qualcuno ti invita ad assaggiare, ti racconta un prodotto, ti dice da dove viene.
Francesco Salcuno, dei Salumi Salcuno di Poggio Imperiale, partecipa alla Campionaria da ventidue anni. Ne ha visto cambiare le regole, ma continua a riconoscerne la forza: “Bari è sempre Bari e risponde bene”. Per lavorare qui percorre circa duecento chilometri. Per questo il pensiero corre alla Fiera di Foggia, che vorrebbe rivedere importante come un tempo: “Mi dispiace tantissimo dover arrivare a Bari quando potrei avere una fiera così vicino a casa”.
Anche Saverio Nitti, di Casanetti, a San Nicandro di Bari, racconta una manifestazione che si è trasformata. In passato gli espositori di Coldiretti erano nei padiglioni della Regione; negli ultimi quattro anni hanno creato uno spazio dedicato al cibo e ai prodotti a chilometro zero. “È una vetrina diversa”, spiega. “La Fiera rimane interessante e c’è ancora tanta gente che gira”. Ai suoi banchi arrivano anche turisti, sempre più incuriositi da Bari e dai sapori pugliesi.
Sono voci che ricordano quanto la Campionaria conti ancora per chi espone. Eppure, percorrendo i viali, si ha l’impressione che oggi il suo centro si sia spostato verso convegni e appuntamenti istituzionali. Si parla del futuro del territorio, mentre si sente meno il fermento commerciale che faceva incontrare, quasi per caso, imprese, venditori e visitatori. Anche l’ambizione di essere una porta sul Mediterraneo avrebbe bisogno di farsi vedere più chiaramente tra gli stand.
Forse è cambiata la Fiera. Forse siamo cambiati noi, che la ricordiamo con gli occhi dei bambini di allora. O forse ci manca la leggerezza con cui potevamo perderci per ore in quel caos. Perché la meraviglia non stava soltanto nei padiglioni o nella folla: stava nella certezza che, girato l’angolo, ci sarebbe stato ancora qualcosa da scoprire.
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