Foggia Calcio e criticità di stagione tutta da decifrare: rossoneri in ritardo, ma le attenuanti non mancano

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Sei giornate di campionato sono poche per emettere sentenze, ma bastano per mettere a fuoco alcune criticità. Anche se le attenuanti non mancano. La prima è strutturale: Auteri non ha avuto una squadra vera e propria sulla quale lavorare fin dall’inizio. La riammissione in Serie C, arrivata a fine luglio, ha inevitabilmente condizionato mercato e preparazione.

Il gruppo è stato completato progressivamente, e il ds Casella ha ricordato come l’organico sia stato formato nella sua totalità soltanto una ventina di giorni fa. Il risultato è una squadra ancora in costruzione. E alcune disfunzioni che si sono manifestate in queste prime giornate possono essere ricondotte proprio alla mancanza di lavoro collettivo.

UNA SQUADRA ANCORA DA AMALGAMARE
La prima criticità riguarda la continuità del gioco. Il Foggia ha mostrato momenti anche interessanti, soprattutto nelle prime uscite: la vittoria di Crotone e il pareggio interno con la Salernitana avevano fatto intravedere una squadra capace di proporre calcio, aggredire e arrivare con una certa frequenza negli ultimi trenta metri. Il problema è stato trasformare quegli sprazzi in una costante.

Con il passare delle giornate si è vista una squadra più lunga, meno compatta tra i reparti e talvolta costretta a giocare a strappi. È una conseguenza abbastanza comprensibile per una formazione che non ha potuto consolidare automatismi e distanze durante la preparazione. Ma è anche il primo aspetto sul quale Auteri dovrà intervenire.

Non basta avere una filosofia di gioco: bisogna renderla riconoscibile anche quando la partita diventa sporca, quando l’avversario alza la pressione o quando il Foggia perde palla. IL PROBLEMA DELLA CONCRETEZZA OFFENSIVA
È probabilmente la criticità più evidente. Il Foggia ha prodotto gioco e conclusioni, tanto che Auteri ha sottolineato come la squadra sia seconda nel girone per tiri effettuati e abbia creato, secondo i dati statistici citati dal tecnico, occasioni per un numero di gol attesi decisamente superiore a quelli realizzati. Il problema, quindi, non sembra essere esclusivamente quello della produzione offensiva, ma della trasformazione della produzione in gol.

Il Foggia arriva spesso negli ultimi metri senza trovare la giocata risolutiva, oppure costruisce situazioni che non vengono accompagnate dalla necessaria cattiveria. Lo stesso Ravasio, dopo il successo di Crotone, aveva riconosciuto la necessità di essere più incisivi.

E qui entra in gioco anche l’emergenza dell’organico. L’assenza contemporanea o parziale di uomini come Luciani, Ravasio, Oviszach e Del Sole ha privato Auteri di alternative e caratteristiche differenti nel reparto avanzato. In alcune gare il Foggia è sembrato dipendere eccessivamente dalle iniziative individuali, con Haoudi spesso chiamato ad accendere la luce della manovra. Quando manca l’ultimo passaggio, manca la profondità o non arriva la giocata individuale, la squadra rischia di diventare prevedibile. LA GESTIONE DEGLI SVANTAGGI
Un’altra difficoltà emersa è la capacità di cambiare pelle quando la partita prende una direzione diversa da quella desiderata. Il Foggia ha mostrato una certa efficacia quando può impostare la gara secondo i propri principi, ma ha fatto più fatica quando è stato costretto a rincorrere. Contro Cerignola e Monopoli, ad esempio, sono arrivate due sconfitte per 0-2 e 1-0, con la squadra incapace di trovare una risposta offensiva adeguata. Non è soltanto una questione tecnica. È anche una questione di alternative, esperienza, condizione atletica e capacità di leggere rapidamente la partita. GLI ERRORI INDIVIDUALI E LA SOLIDITÀ DIFENSIVA
La difesa, paradossalmente, non rappresenta il principale problema numerico: dopo sei giornate il Foggia ha incassato sette reti, ma il numero dei gol subiti non racconta tutto. Il problema è che alcune reti sono arrivate dopo errori evitabili, disattenzioni o letture non perfette. Auteri, dopo la sconfitta con l’Inter U23, ha parlato esplicitamente della necessità di diventare più solidi e di ridurre i “regali” concessi agli avversari. Il Foggia, in questo momento, sembra avere bisogno di una partita quasi perfetta per non pagare gli errori commessi. Quando arriva una disattenzione, spesso la squadra non ha ancora gli automatismi e la forza offensiva necessari per compensarla. L’INFERMERIA COME FATTORE AGGIUNTIVO
Qui il discorso diventa particolarmente delicato. Il Foggia ha perso, in momenti diversi, giocatori importanti per la struttura della squadra. Di Pasquale, Luciani, Ravasio, Oviszach, Del Sole e altri hanno avuto problemi fisici o hanno attraversato fasi di recupero che ne hanno limitato l’impiego. A fine settembre la situazione sembra in miglioramento, ma l’emergenza ha già inciso sulle prime giornate. L’ultima conferma è arrivata dalla gara con l’Inter U23: Smeraldi è stato costretto a uscire dopo appena tredici minuti per un nuovo problema alla caviglia, mentre Gallo ha dovuto essere sostituito nella ripresa dopo un colpo al costato. Il problema non è soltanto perdere un singolo calciatore. È perdere continuità negli undici titolari, costringendo l’allenatore a modificare continuamente uomini e soluzioni. E per una squadra che deve ancora costruire i propri automatismi, la continuità degli interpreti diventa ancora più importante. IL CENTROCAMPO E LE DISTANZE TRA I REPARTI
Un altro aspetto da monitorare è la capacità del centrocampo di tenere insieme la squadra. Quando il Foggia riesce a mantenere le distanze, il pressing funziona e la squadra recupera palla in avanti. Quando invece i reparti si allungano, aumenta la distanza tra centrocampo e attacco e diventa più complicato sia aggredire sia proteggere la difesa. È un problema che si collega direttamente alla preparazione incompleta: movimenti coordinati, pressing, riaggressione e occupazione degli spazi richiedono ripetizione. Non possono essere semplicemente trasmessi in aula o in allenamento in pochi giorni. IL TEMPO È UN’ATTENUANTE, MA NON PUÒ DIVENTARE UN ALIBI
Questa è probabilmente la chiave per interpretare il momento. Il Foggia ha una giustificazione oggettiva: è partito in ritardo, ha costruito la rosa progressivamente e ha dovuto fare i conti con un numero significativo di problemi fisici. Casella ha spiegato che il mercato tardivo ha prodotto anche carichi di lavoro differenti tra i giocatori, contribuendo agli acciacchi successivi. Ma il tempo, inevitabilmente, ridurrà progressivamente il valore di questa attenuante.

Il Foggia dovrà quindi dimostrare una crescita riconoscibile: maggiore continuità, meno errori gratuiti, più concretezza negli ultimi metri, migliore gestione dei momenti della partita e soprattutto maggiore compattezza tra i reparti. La sensazione, oggi, è quella di una squadra che non ha ancora espresso una fisionomia definitiva. Ci sono state prestazioni incoraggianti e altre più problematiche; numeri offensivi che raccontano una produzione superiore ai gol realizzati, ma anche una difficoltà evidente nel concretizzare; una difesa che concede relativamente poco ma che continua a pagare alcune disattenzioni.

Il vero giudizio sul Foggia, dunque, non può prescindere dal contesto. Ma proprio perché le attenuanti sono concrete, le prossime settimane diventano ancora più importanti: con il recupero degli infortunati e una maggiore continuità nel lavoro, Auteri dovrà iniziare a trasformare un cantiere in una squadra riconoscibile. Perché se l’inizio è stato inevitabilmente condizionato dalle circostanze, la crescita dovrà adesso diventare visibile anche nei risultati e soprattutto nella qualità delle prestazioni.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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