Da insegnante a Madre Generale, il ritorno di Tina Salierno a San Nicandro Garganico: “Porte aperte a tutti”

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Le comunità garganiche della Congregazione delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore, stanno vivendo, in questi giorni, la presenza della Madre Generale Tina Salierno, che sta visitando la “sua” San Nicandro Garganico visto che c’era stata la prima volta dal 1978 al 1981, come docente, per poi tornarci cinque anni fa. In qualità di Madre Generale, suor Tina Salierno deve far visita a livello mondiale, a tutte le congregazioni in cui c’è la presenza delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore.  Sono cinque le comunità garganiche che vedono la presenza delle suore, impegnate nel territorio, all’accoglienza, all’ascolto delle famiglie, a supportare minori e anziani, oltre a chi versa in uno stato di disagio. “Sono arrivata a San Nicandro il 10 settembre, visitando la scuola paritaria ‘Mario Zaccagnino’, i suoi bambini, le insegnanti, e la vicina Casa di Riposo. Poi andrò a San Giovanni Rotondo, quindi a San Marco in Lamis ed a Vieste. Al termine, tornerò a Roma. Ma da gennaio (la Madre Generale lo è a livello mondiale, ndr) sarò in visita alle congregazioni nelle Filippine, in India, in Argentina, Colombia, Venezuela. Il mio compito è restare vicino alle consorelle e alle loro attività rivolte all’infanzia, agli anziani, alle persone che vivono in uno stato di disagio”. Madre Tina Salierno, in quest’intervista esclusiva a l’Attacco, descrive il suo compito nell’area garganica, considerando che a San Nicandro, c’era già stata quarant’anni fa, come insegnate alla Zaccagnino: “C’è stata commozione, quando ho incontrato alcuni ex alunni, della leva 1978-81, che oggi hanno cinquant’anni – ha ripreso Madre Tina -. Le suore, però, operano nel territorio da un secolo, e si occupano dell’accoglienza, dell’ascolto, della formazione, dell’assistenza agli anziani e sono presenti in parrocchia. Oggi, nelle congregazioni presenti su Gargano, operano una ventina di suore e tante consorelle, arrivano anche da Paesi extra UE e sono laureate in Scienza della Formazione. Facciamo anche corsi di aggiornamento alla didattica, nella nostra sede di Roma”. 

Comunità della Congregazione delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore che vivono nelle realtà in cui operano e sono ricambiate con grande fiducia ed affetto filiale, a significare ciò che sono i concetti di carisma e spiritualità. “La nostra è, e rimane, un’agape fraterna dove proviamo, nella semplicità che ci caratterizza, a condividere il dono più prezioso che abbiamo ricevuto da Dio attraverso lo Spirito Santo: la vocazione. Essere religiosa Riparatrice significa essere legata a Dio, essere tutta di Dio, servirlo e glorificarlo”, ha spiegato Madre Tina a l’Attacco che sta continuando la sua missione in terra garganica. Realtà in cui ha notato, come a San Nicandro, il ritorno dopo cinque anni con alcune differenze: “C’è un calo di bambini, visto quello che accade a livello nazionale ma al Sud e nelle aree interne in particolare. Ci sono tanti giovani che, purtroppo, vanno via perché manca il lavoro – ha ripreso Madre Tina Salierno -. Ho notato che c’è anche meno partecipazione, delle comunità, alle funzioni religiose e ciò che è la vita della parrocchia. Uno dei problemi principali è quello dell’iperconnessione e delle interfacce digitali che distraggono anche se non le demonizziamo, ci mancherebbe. Andrebbero usate nella giusta misura. Siamo sempre vicino ai bambini, alle persone anziane – che aumentano – ed a chi a noi si rivolge. Ci mettiamo in ascolto con i genitori, visto che la famiglia è la prima agenzia educativa. Ma le comunità garganiche sono particolarmente vive e siamo vicini l’uno con le altre”.

Uno dei capisaldi, per la Congregazione delle Suore Riparatrici del Sacro Cuore è quello dell’accoglienza: “Le nostre porte sono sempre aperte a tutti, iniziando da poter mangiare con noi, per condividere anche il cibo. Il nostro messaggio, quello che vorrei lasciare alle comunità, è la crescita nell’accoglienza, in ciò che dice il Vangelo. Un’accoglienza libera, senza distinzione. Per spiegarlo meglio porto sempre l’esempio la parabola di Gesù e la samaritana al pozzo, a cui chiede l’acqua perché aveva sete e inizia il dialogo anche spirituale – ha concluso Madre Tina -. Quindi, senza accoglienza e dialogo tra le persone, non può esserci quello spirituale. Dobbiamo prima parlare, aprirci, per poter poi pregare. Se vedo la persona che soffre, mi metto in ascolto e provo a capire il problema della sua sofferenza”. La storia della Congregazione Suore Riparatrici del Sacro Cuore ha come elemento centrale la figura della fondatrice Isabella de Rosis. “Ciò significa aprirsi a quell’amore cristiano che è la base del percorso intrapreso dalla stessa Isabella”. Le suore si prodigano nell’esercizio delle opere di carità: assistenza e istruzione delle orfanelle, convitti, educandati, orfanotrofi, asili infantili, scuole catechistiche e laboratori.

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