Sul progetto "Dopo di noi" della Fondazione dei Monti Uniti di Foggia esiste una storia parallela che porta molto indietro nel tempo e che oggi torna a bussare alla porta. A raccontarla a l'Attacco è l'ingegnere Rocco Di Stefano. "Con Pippo Cavaliere eravamo amici e venivamo entrambi da Sant'Agata di Puglia. Sul finire della Prima Repubblica lui era il professionista di riferimento del Partito Socialista, prendeva molti lavori e alla fine degli anni Ottanta era stato anche vicesindaco in quota socialista, legato a Don Pasquale Casillo, il re del grano. Io ho militato per quattro anni nel Psi. Oggi sono di area Movimento Cinque Stelle", inizia. "Una mattina, negli anni Ottanta, stavamo andando a Sant'Agata con la sua Mercedes bianca. Avevamo avuto entrambi un progetto dal Comune per delle frane, lui da una parte e io dall'altra del paese. Gli consigliai di utilizzare il vetiver, una pianta simile ai giunchi, molto grande e con un apparato radicale enorme, per fermare la frana. Cavaliere accostò subito, tirò fuori il suo Motorola e chiamò il giovane geometra che lavorava nel suo studio per fargli prendere un appunto. Ripartimmo e forse per ringraziarmi mi propose di entrare nel Tennis Club dove stava lui. Gli dissi che non avevo i suoi soldi e non potevo permettermi una tessera così costosa. Facevo solo qualche piccolo collaudo e qualche lavoretto per il Comune. Poi gli raccontai che però avevo anch'io un grosso lavoro in mano, anche se non sapevo quando sarebbe partito. Mi chiese di cosa si trattasse e, come un pappagallo, gli raccontai della Cittadella Francescana per la Vita di via Napoli. Da quel momento non mi fece più domande". Il racconto entra nel vivo. "Io facevo parte dell'associazione di volontariato Genoveffa De Troia dal maggio 1984, il mese dopo che mi ero sposato. Era mia moglie a frequentarla, poi chiesero un ingegnere e lei propose me. Sono entrato nell'associazione e ho fatto parte anche del Consiglio di amministrazione. A un certo punto volevamo costruire una struttura sul modello di quella per anziani di Maria Grazia Barone, però servivano i suoli. Trovammo alcune anziane disposte a donarci tre ettari di terreno. Il problema era che la donazione doveva essere accettata e noi non potevamo farlo perché non eravamo ancora un ente giuridico. Ci mettemmo allora d'accordo con il Terzo Ordine Professionale Francescano, il cui presidente era Mario Cusenza, all'epoca cancelliere capo del Tribunale di Foggia. Loro avrebbero accettato la donazione con l'impegno di realizzare su quei terreni la Cittadella Francescana per la Vita. Andammo dal notaio Augelli, sotto i portici di via Dante, e facemmo l'atto costitutivo. L'accordo prevedeva una gestione al 50% tra noi e loro, con la presidenza che restava all'associazione Genoveffa De Troia. Facemmo il progetto e venne accettato. Eravamo alla fine degli anni Ottanta. Poi arrivarono Tangentopoli e tutto quello che successe negli anni Novanta e il progetto venne congelato", prosegue l'ingegnere. "All'inizio degli anni Duemila ci incontrammo con Mario Cusenza davanti al Comune di Foggia per ripresentare la domanda. Con lui c'era un giovane ingegnere del Terzo Ordine. Io dovetti andare via per un impegno e loro salirono a depositare la domanda, che venne accettata. Nel frattempo Cavaliere, dopo aver saputo da me del progetto, aveva fatto entrare nell'associazione Genoveffa De Troia il cognato Antonio Casiere, marito di sua sorella. Quando il progetto venne approvato, Casiere fece entrare Cavaliere come progettista. Per farlo entrare, l'associazione, attraverso la presidente Anna Nicoletti, che oggi è deceduta, dovette tagliare fuori quel giovane ingegnere che quella mattina era andato con Mario Cusenza a depositare la domanda. Era un ragazzo orfano di padre che aveva dato tantissimo all'associazione. La presidente non ebbe il coraggio di dire di no a Casiere perché erano persone potenti. Siamo nel 2006 o nel 2007, dunque, quando Cavaliere entra ufficialmente nell'operazione". A questo punto il racconto si fa personale.
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Dopo di noi, l’ingegnere Rocco Di Stefano: “Cavaliere mi rubò il progetto, sono stato depresso per dieci anni”
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