Dott. Rizzi, perché chiedere al Comune di Foggia un Piano del verde e della biodiversità?

Perché la gestione del verde pubblico non può dipendere da interventi episodici, annunci o singoli finanziamenti. Piantare alberi, riqualificare un parco o sistemare un'aiuola può essere utile, ma senza una strategia complessiva si rischia di spendere risorse senza ottenere risultati duraturi. Foggia ha bisogno di uno strumento capace di programmare gli interventi nel medio e lungo periodo, mettendo in relazione il patrimonio arboreo, il suolo, le acque, la fauna, gli habitat urbani e le connessioni con le aree naturali periurbane. Il Piano dovrebbe avere due obiettivi fondamentali: mitigare gli effetti della crisi climatica e adattare la città ai cambiamenti ormai in corso.

Non sarebbe sufficiente aggiornare il censimento degli alberi?

No. Il censimento è necessario e pare sia stato fatto, ma rappresenta soltanto il punto di partenza. Un autentico Piano del verde e della biodiversità non può limitarsi a contare gli alberi o a registrarne le condizioni fitosanitarie. Deve analizzare il funzionamento ecologico dell'intera città. Questo significa conoscere la qualità e la permeabilità dei suoli, individuare le isole di calore, valutare la capacità degli spazi verdi di assorbire le acque meteoriche, ricostruire le connessioni ecologiche e verificare quali quartieri abbiano meno accesso al verde. Bisogna inoltre considerare la biodiversità animale e vegetale, gli spazi incolti di valore ecologico, le aree agricole periurbane e il sistema delle acque. Il verde non è un semplice elemento ornamentale: è un'infrastruttura urbana essenziale, al pari delle strade, delle reti idriche e dei servizi pubblici.

Quali indicazioni possono arrivare dall'esperienza di Brescia, Padova?

L'esperienza maturata a Brescia, Padova e in altre città è interessante perché adotta una visione integrata del verde e della biodiversità. Uno degli aspetti più innovativi è la valutazione quantitativa, e dove possibile anche economico, dei servizi ecosistemici forniti dagli spazi verdi urbani. In altre parole, non ci si limita a dire genericamente che un parco o un albero “fanno bene”, ma si prova a misurare il loro contributo alla regolazione della temperatura, all'assorbimento degli inquinanti, alla gestione delle acque piovane, alla protezione del suolo, allo stoccaggio del carbonio e al benessere psicofisico dei cittadini.  Attribuire un valore a questi benefici non significa mercificare la natura. Significa, al contrario, rendere visibile ciò che normalmente non si confronta nei bilanci pubblici. Un albero sano non rappresenta soltanto un costo di manutenzione: produce benefici ambientali, sanitari, sociali ed economici per molti anni.

La calma apparente che si respira a Palazzo di città, a Foggia, nasconde l’attesa per l’evoluzione ed esito delle delicate vicende balzate agli onori della cronaca nelle scorse settimane. La prima è, ovviamente, quella relativa a Giuseppe Marchitelli, dirigente del personale e capo di gabinetto della sindaca Marida Episcopo. Dopo la notizia dell’attivazione della Guardia di finanza, nell’indagine coordinata dalla Procura foggiana, nella stessa maggioranza del campo largo c’è curiosità rispetto alla relazione che sarebbe stata firmata dal segretario generale Alfredo Mignozzi, nella sua veste anche di responsabile anticorruzione. Dal campo largo trapela l’indiscrezione che sarebbe stata trasmessa alla Procura e alla Corte dei conti, “dopo aver effettivamente trovato qualcosa, nell’ambito del controllo interno a lui spettante” e che sia ormai certo che il notebook acquistato dall’ente e attribuito a Marchitelli non sia nella sua disponibilità, bensì in Arizona dove è adoperato dalla figlia. Ora la medesima attività di verifica e accertamento sarebbe in corso, da parte di Mignozzi, rispetto a quanto segnalato dall’eletto di minoranza Giuseppe Mainiero in riferimento ai dubbi sugli oltre 150 affidamenti diretti firmati dal geometra Carmelo Fredella negli ultimi tre anni. “Non sappiamo ancora niente, solo che il segretario sta verificando”, dicono fonti di maggioranza a l’Attacco, dando ragione alle perplessità del collega di opposizione. “Ci sarebbero diverse anomalie: le procedure di affidamento non chiuse, col risultato che serve fare accesso agli atti per conoscerne l’esito; la mancata rotazione delle imprese; il fatto che ci siano diverse persone abilitate a fare da rup (responsabile unico del procedimento, ndr), ma il 90% degli affidamenti diretti li fa Fredella”. La sensazione interna alla coalizione di Episcopo è che anche in questo caso possa attivarsi la Procura. Stando ai beninformati, Fredella sarebbe stato in passato molto vicino al potente ex dirigente di lavori pubblici ed urbanistica Paolo Affatato, fino alla rottura. Avvenne prima della caduta in “disgrazia” di Affatato, costretto a trasferirsi ad altro incarico (attività produttive e SUAP) dopo esser stato indagato per l’affaire del mega appalto dei servizi cimiteriali, nel cui processo penale è oggi imputato con altri. Fredella arrivò da Torino al Comune daunio tramite una procedura di mobilità, per volontà a quanto pare di Roberto Scopece, assessore AN della seconda giunta Agostinacchio. Chi visse quegli anni a Palazzo di città parla di un tipo spigoloso e filo governativo, capace di lavorare tanto ma in cerca di incarichi, che litigò dopo pochi mesi con lo stesso Scopece. Subì un ridimensionamento forte con Landella sindaco e per questo se la sarebbe presa con Affatato.

Questa mattina, nel Salone d'Onore del CONI a Roma, si è svolta la 38esima edizione del ‘Gala European City of Sport’, evento condotto dal direttore di Rai Sport Marco Lollobrigida ed organizzato da ACES Italia in collaborazione con MSP Italia. Hanno partecipato autorevoli rappresentanti del mondo sportivo e istituzionale nazionale ed europeo - tra gli altri, il presidente del CONI Luciano Buonfiglio e il commissario FIGC e membro CIO Giovanni Malagò - che hanno assistito alla consegna delle Benemerenze Europee dello Sport e della Salute 2026/2028 ai sindaci, agli assessori, ai dirigenti sportivi, agli ambasciatori sport (SANE Erasmus+ Project) e agli atleti che si sono distinti per l’impegno nella promozione dello sport come strumento di crescita delle comunità.

Zero meritocrazia, una gestione autocratica e un sistema privo di qualsiasi contrappeso. È la grave situazione denunciata dalle maestranze dello stabilimento IPZS di Foggia attraverso una nota inviata alle testate giornalistiche, una vertenza ora esplosa anche sul piano sindacale ufficiale. “Questa scelta, sofferta e ponderata, non nasce da viltà ma dalla concreta necessità di difendersi da un clima oppressivo. L’anonimato rappresenta l’unico scudo protettivo a fronte delle continue e pesanti pressioni psicologiche esercitate sui lavoratori. Il paradosso è stridente: proprio sui pilastri dello stabilimento l’azienda affigge campagne e locandine interne con lo slogan “Non siete soli – Nessun tipo di violenza può essere tollerata”, esortando i dipendenti a usare la propria voce per “creare un clima aziendale sano” e a segnalare in sicurezza all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Un messaggio che a Foggia suona come un’amara beffa: nella realtà quotidiana, chi prova a usare la propria voce non trova tutela ma ritorsioni”.

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