Esiste un altro pezzo di città che racconta bene lo scollamento tra Episcopo e gli ambienti che avrebbero dovuto rappresentare degli interlocutori naturali della sua amministrazione. È quello economico-produttivo, dal mattone degli edili di Ance agli industriali di Confindustria. Anche qui, peraltro, la parabola parte dalle aspettative e arriva alla sfiducia. Il primo campanello d’allarme arriva già a giugno 2024, quando il presidente di Ance Foggia Ivano Chierici esprime "viva preoccupazione" per la lentezza dell’attività del Comune in materia di edilizia e urbanistica, lamentando tempi incompatibili con quelli delle imprese e degli investimenti. Ma il terreno più delicato diventa presto quello del Piano urbanistico generale, atteso da anni e destinato a diventare una delle questioni simbolo della consiliatura. Al convegno Ance del luglio 2024 il tema esplode pubblicamente, con il mondo delle costruzioni e delle professioni che torna a chiedere una pianificazione capace di restituire alla città un disegno e una prospettiva. Nel 2025 il confronto prosegue. Chierici riconosce finalmente un possibile cambio di passo, ma, davanti all’ipotesi di altri tre anni per completare l’iter del Pug, parla di "un’eternità", auspicando che il documento possa essere approvato entro la fine della consiliatura. È anche per colmare questo deficit di confronto che nasce l’Urban Center, con la partecipazione di Ance e delle categorie produttive. Ma il dato politico resta quello di una categoria che, insoddisfatta dell’operato della sindaca e della Giunta, continua a chiedere a Palazzo di Città di accelerare. Ancora più significativo è il rapporto con gli industriali di Confindustria e, in particolare, con il presidente Potito Salatto, perché qui la distanza assume una dimensione più squisitamente politica.

“Ho aspettato prima di scrivere queste parole perché, in questi giorni, ho avuto bisogno di capire cosa stessi provando davvero. Ho passato notti insonni. Ho pianto. E non mi vergogno a dirlo - le parole affidate alla pagina social della Mondadori Bookstore di corso Roma, a Foggia, dal libraio che era stato investito da polemiche nei giorni scorsi -. Ho pianto perché questa libreria non è semplicemente un negozio. È il frutto di anni di lavoro, di passione, di sacrifici, di giornate intere passate dietro un bancone, di preoccupazioni, di debiti contratti per tenerla aperta, di rate e impegni economici affrontati ogni mese. È il sudore della mia fronte e una parte enorme della mia vita. Vedere tutto questo improvvisamente associato a parole come “razzismo”, “fascismo”, discriminazione, leggere persone che non mi hanno mai incontrato descrivermi come qualcosa che non appartiene né alla mia educazione né alla mia natura, mi ha fatto male più di quanto riesca a spiegare”.

Se c’è un altro mondo che racconta bene la progressiva disconnessione sentimentale tra Episcopo e quei pezzi di società civile che avevano accompagnato la sua ascesa a Palazzo di Città, è quello della cultura. Anche qui la parabola parte dalle aspettative e dalla disponibilità al dialogo e arriva, nel giro di pochi mesi, alla contestazione pubblica. Una storia che ha avuto il suo episodio più simbolico nella vicenda di Vladimir Luxuria e della direzione artistica del Teatro Giordano. Nell’aprile 2024, al termine dello spettacolo "Princesa", fu la stessa sindaca a proporre a Luxuria la guida artistica del teatro. Una scelta presentata come il segnale di un’apertura e di una nuova stagione culturale. Luxuria, che aveva sostenuto la candidatura di Episcopo, accolse con entusiasmo la proposta. Ma quella nomina non si concretizzò e, nel frattempo, provocò la reazione di una parte del mondo teatrale cittadino. Cosimo Severo, della Bottega degli Apocrifi, contestò apertamente l’ipotesi, chiedendo quale fosse il criterio della scelta e sottolineando la scarsa attinenza di Luxuria con la direzione teatrale. Due anni dopo, nel pieno della crisi politica che ha investito l’amministrazione, è stata la stessa Luxuria a raccontare la propria delusione, ricordando quella proposta e descrivendo il successivo rapporto con la sindaca come quello tra "un’alunna e la preside". Ma la distanza non riguarda soltanto una vicenda personale. Già nel 2024 la Filiera Culturale della città aveva parlato di "annunci disattesi e aspettative deluse", contestando insieme all’assessora Alice Amatore una gestione giudicata poco partecipata e priva di una programmazione condivisa. Nei mesi successivi le critiche si sono moltiplicate, dal cartellone natalizio alle modalità di coinvolgimento degli operatori, fino alla gestione del Teatro Giordano e alla vicenda dell’evento dedicato allo schermidore Luigi Samele. Le associazioni e gli operatori chiedevano di essere considerati coprotagonisti del cambiamento promesso nel 2023. La risposta, secondo loro, è stata invece una progressiva marginalizzazione. Ed è forse questo il dato politicamente più significativo. Anche il mondo culturale, che aveva creduto nella promessa di "Tutta un’altra storia", è passato dalla richiesta di partecipazione alla critica. Una distanza che appare ormai difficile da liquidare come una semplice incomprensione tra amministrazione e categoria.



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