Ci sarebbe stato un forte pressing da parte della Prefettura di Foggia, sul Comune capoluogo, affinchè fosse deciso il recesso dalla convenzione stipulata in data 28 luglio 2011 con PFC srl, con riferimento alla concessione della gestione dell'impianto crematorio (con scadenza originaria al 2041). E’ quanto trapela da Palazzo di città, rumors per i quali dall’Ufficio territoriale del Governo sarebbe stata persino ventilata la possibilità di ripercussioni sul Comune stesso in caso di mancata revoca. Lo scorso 20 ottobre l’Attacco diede la notizia della nuova interdittiva antimafia, a distanza di ben sette anni dalla precedente del 2019, piombata sulla foggiana PFC srl, ovvero la Progetto Finanza Capitanata dei soci ed edili Gianni Trisciuoglio e Marco Insalata. Un ennesimo colpo di scena nella vicenda travagliatissima, sotto tanti aspetti, del cimitero comunale. Risale al 24 marzo 2026 la nuova interdittiva, firmata dal prefetto Paolo Giovanni Grieco, motivo alla base del recesso vincolato del 19 ottobre da parte del Comune. Il dirigente dei lavori pubblici, Tullio Daniele Mendolicchio, nella propria determina ha disposto il recesso “sin d’ora, con efficacia differita dalla data di cessazione della misura straordinaria e temporanea di gestione disposta dalla Prefettura, sempre che a tale data l’informazione antimafia interdittiva risulti ancora efficace e non sia intervenuto provvedimento prefettizio o giurisdizionale impeditivo”. La Prefettura di Foggia, con provvedimento del 21 marzo 2025, adottò nei confronti di PFC srl la misura amministrativa di prevenzione collaborativa, che è una misura introdotta da pochi anni nel Codice antimafia e atta ad evitare la più grave interdittiva quando il prefetto accerti tentativi di infiltrazione mafiosa di tipo occasionale e non strutturale. Poi, il 24 marzo, la Prefettura decretò la cancellazione dalla white list provinciale per l’impresa PFC unitamente all'avvio del procedimento finalizzato all'applicazione delle misure straordinarie di cui all'art. 32, comma 10, del d.l. 24 giugno 2014, n. 90 e alla richiesta di elementi informativi circa i rapporti contrattuali in essere, i dipendenti impiegati e il valore residuo del rapporto.

Torna in aula stamattina a Foggia il consiglio comunale ma restano i dubbi sull’approvazione del “permesso di costruire in deroga all’accordo di programma Cittadella Ecologica S. Maria programma integrato di edilizia residenziale pubblica”. Si tratta del via libera necessario ad Arca Capitanata per realizzare i previsti 64 alloggi popolari in via Lucera. “Nella proposta di deliberazione c’è un errore tecnico gravissimo che ne mina la validità: l’atto dà conto dell’acquisizione dei pareri di regolarità tecnica e contabile, ma quest’ultimo non è mai stato reso. A confermarlo è il dirigente del Servizio economico finanziario Carlo Dicesare, che con una nota ha elencato una serie di integrazioni senza le quali il parere non sarà espresso”, dicono dal centrodestra, che coi propri quattro componenti della commissione ambiente e territorio aveva chiesto il rinvio. “Siamo di fronte all’ennesimo esempio di sciatteria amministrativa”, dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia Claudio Amorese, “che dimostra la superficialità con cui questa amministrazione produce i propri atti”. La proposta chiede al consiglio di riconoscere l’interesse pubblico del permesso di costruire in deroga, per l’accordo di programma Cittadella Ecologica S. Maria, che prevede la costruzione di 64 alloggi da destinare a famiglie bisognose. Il Servizio Urbanistica lo ritiene necessario in attesa del progetto esecutivo con le opere di urbanizzazione primaria indispensabili per accessibilità e agibilità dei 64 alloggi finanziati con fondi pubblici e assegnati ad Arca Capitanata. Il meloniano aveva anticipato le proprie perplessità a l’Attacco la scorsa settimana. “Siamo favorevoli alla realizzazione degli alloggi e a non perdere il finanziamento, la cui data di scadenza peraltro non è nota”, precisa Amorese, “ma non a scatola chiusa: servono garanzie per il Comune”. Oltre al parere contabile mancante, il capogruppo contesta la motivazione dell’atto, scarna proprio sul punto decisivo. L’interesse pubblico, sostiene, va dimostrato con una relazione comparativa in termini economici e amministrativi che giustifichi l’approvazione, e qui non c’è. Nessuna assicurazione assiste poi le obbligazioni della convenzione originaria, a cominciare dal palazzetto dello sport da realizzare a titolo gratuito, dai 10 alloggi popolari in proprietà al Comune, una ludoteca pubblica, aree verdi e un parcheggio per un valore complessivo di oltre 7 milioni di euro al 2011, da attualizzare. Per questo Amorese ha presentato una richiesta formale di documenti integrativi: il titolo di acquisto e l’atto di assegnazione del programma (procedura di asta pubblica), lo schema di convenzione urbanistica tra Comune e ARCA, i chiarimenti tecnici sulle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, la quantificazione economica delle opere non più realizzabili ma presenti nell’impianto originario, una relazione economico-finanziaria per valutare l’interesse pubblico sotto il profilo qualitativo e quantitativo e infine il parere del dirigente finanziario e del collegio dei revisori dei conti. “Perché non realizzare un palazzetto gratis? Perché non chiedere le garanzie?”, incalza il capogruppo.

C’è stata una prima intesa tra le parti per la vertenza Ataf, con l’incontro di questa mattina in Prefettura. Al centro della questione, lo sblocco del turnover e la contrattazione integrativa. Dal vertice durato circa due ore il Comune conferma la volontà di mantenere la gestione diretta del trasporto pubblico. Definire in tempi brevi le modalità per garantire il turnover aziendale e l’accordo di secondo livello.

Con una lettera anonima, indirizzata alle testate locali, i lavoratori del Poligrafico foggiano denunciano un clima lavorativo privo di tutele e di garanzie, da film dell’orrore. “Questa scelta, sofferta e ponderata, non nasce da viltà ma dalla concreta necessità di difendersi da un clima oppressivo - scrivono nella missiva -. L'anonimato rappresenta l'unico scudo protettivo a fronte delle continue e pesanti pressioni psicologiche esercitate sui lavoratori. Il paradosso è stridente: proprio sui pilastri dello stabilimento l'azienda affigge campagne e locandine interne con lo slogan Non siete soli, nessun tipo di violenza può essere tollerata”, esortando i dipendenti a usare la propria voce per “creare un clima aziendale sano e a segnalare in sicurezza all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Un messaggio che a Foggia suona come un'amara beffa: nella realtà quotidiana, chi prova a usare la propria voce non trova tutela ma ritorsioni. Le pressioni si riverberano costantemente anche nelle comunicazioni inviate fuori dall'orario di lavoro: chi sceglie di non rispondere a questa reperibilità forzata o muove rilievi finisce immediatamente fuori dal giro. Le e-mail aziendali e i messaggi interni ne sono la prova tangibile, tracciando un tono di minaccia velata che si traduce in pressioni personali e ingiustificati spostamenti punitivi di reparto”, scrivono nella loro mail anonima i lavoratori del Poligrafico di Foggia denunciando, altresì, “zero meritocrazia, una gestione autocratica e un sistema privo di qualsiasi contrappeso. A conferma che le denunce dei lavoratori non sono invenzioni ma realtà quotidiane, è giunto il pesante comunicato unitario RSU del 24 settembre 2026 (firmato da SLC-CGIL, FISTel-CISL, UILFPC e UGL Chimici). Nel documento ufficiale, le rappresentanze sindacali denunciano nero su bianco una vera e propria gestione intimidatoria dello straordinario, delle ferie e dei permessi: Reparto Qualità: il comunicato evidenzia esplicitamente l'esistenza di pesanti pressioni per forzare la disponibilità allo straordinario, con la minaccia diretta di ritorsioni sulle ferie o di formali segnalazioni punitive all'ufficio Risorse Umane; Reparto Targhe: la presenza dello straordinario viene utilizzata come pretesto automatico per negare illegittimamente la fruizione di ferie e permessi contrattualmente spettanti; Straordinario forzato: ciò che per legge deve rimanere prestazione volontaria viene trasformato d'imperio in un obbligo attraverso condizionamenti, forzature e velati ricatti che reprimono le esigenze personali e familiari dei lavoratori. Turni-sequestro e oltre 14 ore di lavoro forzato: l'incubo della produzione Euro e la dignità calpestata. Ancora più eclatante, scandaloso e disumano è ciò che si consuma nei periodi ad alta intensità dedicati alla produzione dell'Euro, dove la pressione produttiva valica ogni confine di legalità. Se a fine turno non si riscontra una perfetta e millimetrica riconciliazione contabile e materiale tra i pezzi prodotti e i dati di bilancio del turno stesso, scatta una vera e propria reclusione forzata. I lavoratori vengono obbligati a rimanere trattenuti all'interno del reparto contro la propria volontà, senza possibilità di uscire fino a quando i conti non tornano. Una prassi aberrante che calpesta spietatamente lo statuto dei Lavoratori, la normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e la stessa dignità umana: il tetto massimo legale delle 13 ore giornaliere viene sistematicamente travolto, arrivando a casi ampiamente documentati di oltre 14 ore consecutive di lavoro ininterrotto. Trattenere personale esausto oltre i limiti di legge, trasformando i dipendenti in ostaggi di un conteggio, rappresenta un'atroce barbarie gestionale e un pericolo inaccettabile per la salute e la sicurezza delle persone”.



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