Doveva essere un "laboratorio politico" da cui iniziare a costruire l’alternativa progressista e unitaria al governo conservatore di Giorgia Meloni. È finito per diventare, invece, un vasto terreno di scontro sul quale si sono consumate, e continuano a consumarsi, frizioni e incomprensioni di ogni sorta. La vera anomalia del campo largo foggiano di Maria Aida Episcopo è che, a distanza di quasi tre anni dall’ampia vittoria elettorale, ottenuta con ben dieci liste a proprio sostegno, non esiste praticamente componente della sua maggioranza con cui la sindaca non abbia avuto, nel frattempo, almeno un momento di scontro.

La saracinesca del punto ristoro NH24 di via Arpi 92 è abbassata da una decina di giorni e non si rialzerà. A deciderlo è stata Gaia Srl, la società che lo gestiva, dopo l’ultimo raid messo a segno nei giorni successivi a Ferragosto: tutti i distributori del locale sono stati danneggiati e i ladri hanno portato via non solo il contante, ma anche i componenti delle macchine in cui il denaro veniva raccolto. Un colpo che si somma a una lunga serie di episodi analoghi e che stavolta ha convinto i titolari a fermarsi. La notizia è stata diffusa con un messaggio dell’amministratrice unica della società, Ester Debora Ciardulli, che lo ha firmato come “una cittadina e imprenditrice delusa”. Un annuncio che la titolare ha voluto trasformare in una denuncia pubblica: “Lo faccio perché la cittadinanza deve sapere in che fogna viviamo. Mi permetto di essere così scurrile nel parlare, però sono stanca, perché per decenni abbiamo avuto queste problematiche. Adesso ci siamo stancati, ma non siamo gli unici”, ha spiegato a l’Attacco. Nell’ultimo raid, oltre al denaro, sono finiti nel mirino i rendiresto, i dispositivi che raccolgono le monete ed erogano il resto, smontati e portati via. “Hanno portato via anche il pezzo, che costa intorno ai 600 euro”, precisa. Il conto non è ancora definitivo, perché il figlio sta compilando l’elenco dei danni, ma la stima orientativa è di circa 15mila euro. “Siamo costretti a chiudere perché tutti i distributori che erano lì li hanno devastati, distrutti”, aggiunge.
Proprio in attesa di quell’elenco, la denuncia formale alla polizia non è stata ancora presentata. La titolare spiega che gli impegni legati all’attività hanno fatto slittare i tempi e che conta di sporgerla giovedì pomeriggio. Sul fronte delle immagini, invece, il quadro è complicato: il locale era dotato di telecamere private, collegate al telefono, ma al momento del colpo qualcosa non ha funzionato. Secondo Ciardulli l’impianto aveva smesso di collegarsi, per ragioni che la famiglia non è ancora riuscita a chiarire, e non è stato possibile recuperare le registrazioni. Restano le foto dei distributori danneggiati, scattate dopo il raid e inviate dalla titolare a questa redazione.

Sulla carta erano mille euro al mese per un tempo pieno. Nella realtà una parte di quella somma andava restituita in contanti, e quello che restava erano trecento euro: per il primo e il secondo mese. Poi, se il lavoro fosse stato giudicato all’altezza, aumenti da cinquanta euro alla volta, fino a un massimo di seicento. Era la migliore delle proposte che Federica Stella Nardo si è sentita fare da un asilo privato di Foggia. La chiama ancora “la fregatura più dignitosa”, racconta a l’Attacco. Nardo ha trentadue anni, è nata e cresciuta a Foggia, dove ha conseguito il diploma di ragioneria e poi la laurea triennale in Scienze dell’educazione e della formazione, nel 2021. Subito dopo il servizio civile in un asilo, concluso l’anno seguente. È a quel punto che ha cominciato a cercare lavoro: prima in città, poi al nord, infine all’estero. Oggi vive a Praga e insegna sostegno in una scuola ceca. Le altre offerte ricevute a Foggia le riassume così: “La somma che proponevano era più o meno la stessa: 300-400 euro, a nero, tutte le mattine dal lunedì al sabato”. In un caso, racconta, le venne chiesto anche di lavare i pavimenti dei bagni e i sanitari. “La prima cosa che non ho ritenuto accettabile”, dice. Il punto, per lei, non è solo il compenso. Un educatore socio-pedagogico progetta attività e fissa obiettivi didattici, e può lavorare nei servizi territoriali, nelle comunità per minori, nella formazione. “Spesso invece associano la figura dell’educatore al semplice cambio di pannolini, quando in realtà c’è molto di più dietro”. Il riconoscimento formale è arrivato tardi, e non è ancora arrivato del tutto: la professione è stata definita per legge solo nel 2017, con la cosiddetta legge Iori, e l’albo è stato istituito nell’aprile del 2024, con la legge 55 che ha creato l’Ordine delle professioni pedagogiche ed educative. A due anni di distanza però gli albi non sono ancora stati formati e il termine per iscriversi è stato prorogato tre volte: l’ultima al 31 marzo 2027. Fino alla loro formazione si può esercitare anche senza aver presentato domanda. Al nord è andata poco diversamente. Un colloquio telefonico con una responsabile nel Milanese si concluse con una domanda che Nardo ricorda ancora: se avesse qualcuno da cui stare, o un aiuto economico, perché lo stipendio si aggirava sui mille euro. “Ho percepito un reale interesse da parte sua, cercava di capire la fattibilità dell’assunzione”. Mille euro, osserva, potevano bastare a chi a Milano viveva già. A chi doveva trasferirsi, no.

“Sopravvenuta carenza di interesse”. E’ racchiuso in questa formula il colpo di scena che, come rivelato dalla sentenza del TAR Puglia pubblicata lo scorso 5 settembre, ha visto Gianni Trisciuoglio e Marco Insalata rinunciare a portare avanti il ricorso presentato mesi fa contro la decisione del Comune di Foggia di escludere l’RTI (raggruppamento temporaneo di imprese) costituendo tra la loro CTM srl ed Edilver srl dalla procedura aperta per la progettazione esecutiva, per l’affidamento della concessione dei servizi e dei lavori di costruzione di loculi nel cimitero comunale e della connessa gestione, per la durata di 11 anni. Era fine 2025 quando, dopo ben due anni dalla proposta di aggiudicazione, l’ente municipale decise l’esclusione dell’operatore economico per assenza di un requisito essenziale rispetto al mega appalto di quasi 18,5 milioni di euro per la gestione del cimitero comunale, per il quale si va avanti in regime di prorogatio. Il 30 dicembre fu pubblicata la determina con cui il dirigente Tullio Daniele Mendolicchio evidenziò il mancato possesso, da parte della foggiana CTM dei concessionari uscenti (attivi in proroga tramite la loro PFC srl), del requisito obbligatorio di ordine generale ovvero iscrizione nella pertinente sezione della White List (“servizi funerari e cimiteriali”). Gli atti della gara erano stati fino ad allora fermi al lontano 29 dicembre 2023, quando la commissione giudicatrice, in seduta pubblica, aveva proposto l’aggiudicazione in favore dell’unico operatore economico in gara, una vicenda che è ora oggetto del processo penale presso il Tribunale di Foggia. L’RTP aveva dichiarato, a settembre 2023, di partecipare alla procedura con CTM srl quale mandataria-capogruppo in quota al 95% ed incaricata delle lavorazioni per la categoria OG1 e dei servizi cimiteriali, mentre Edilver srl mandante in quota al 5% ed incaricata delle lavorazioni per la categoria OG1. Il problema rispetto all’aggiudicazione sorse quando gli uffici di Palazzo di città appurarono che CTM srl “risulta iscritto in diversa sezione della White List (“nolo a freddo di macchinari”) della Prefettura di Foggia e, pertanto, risulta carente del requisito di ordine generale rispetto ai servizi funerari e cimiteriali, con l’effetto di esclusione dalla procedura. “Quanto asserito da CTM srl con nota del 5 dicembre 2025, costituente soggettiva e non condivisibile interpretazione dell'articolo 1, comma 52-bis, legge 190/2012, è contraria alla ratio della normativa antimafia e superata dalla giurisprudenza del Consiglio di Stato che richiede una corrispondenza tra l'attività da eseguire e la sezione di iscrizione per la stipula di contratti relativi ad attività rientranti nell'elenco di cui al comma 53 della legge 190/2012”, scrisse Mendolicchio. “La mancata iscrizione nella specifica sezione della White List, quale requisito di ordine generale che deve essere rilevata in ogni fase della procedura, costituisce causa di esclusione obbligatoria, non sanabile. La suddivisione in sezioni dell'elenco non è un mero formalismo ma risponde alla precisa finalità di consentire alle Prefetture di effettuare controlli antimafia mirati e differenziati in base alle peculiari vulnerabilità di ciascun settore economico. I rischi di infiltrazione criminale nei 'servizi cimiteriali' sono intrinsecamente diversi da quelli del 'nolo a freddo di macchinari'. Un'interpretazione diversa, come quella proposta dalla società CTM srl finirebbe per svuotare di significato tale sistema di prevenzione avanzata, rendendo la verifica antimafia generica e non più specifica, in palese contrasto con la volontà del legislatore”, continuò il dirigente comunale.

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