Il Gargano perde turisti, ma in alcuni casi li guadagna anche: il calo dell’8% mostra più volti del territorio

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Il numero che apre il report è negativo e può generare inquietudine: -8,34%. Ciò nonostante è bene non fermarsi lì, pena il rappresentare la storia a metà. Esaminando l’elaborazione territoriale di Assoturismo Capitanata, realizzata sui dati del DMS Regione Puglia, si può constatare che il  turismo sul Gargano, nei primi sette mesi del 2026, arretra nel suo complesso ma lo fa in maniera tutt’altro che uniforme. Perde terreno nelle località che tradizionalmente muovono i flussi maggiori, soffre pesantemente in una parte del turismo religioso e, quasi contemporaneamente, manda segnali di segno opposto dai laghi e da alcuni centri meno grandi. Più che una sola crisi, insomma, i numeri raccontano diversi Gargani che viaggiano a velocità differenti. Da gennaio a luglio sono stati registrati 474.577 arrivi, contro i 517.746 dello stesso periodo del 2025. In sette mesi ne mancano dunque oltre 43mila. Le presenze scendono invece da 2.268.188 a 2.082.014, con una flessione dell’8,21%. Il cambiamento appare perciò evidente in particolar modo guardando indietro di un anno. Il 2025 aveva chiuso i primi sette mesi con arrivi in crescita dell’8,61% sul 2024 e presenze aumentate del 6,77%. Il 2026, almeno fino a luglio, interrompe quella corsa.
Chi ne risente è innanzitutto il Gargano balneare, che rimane di gran lunga il cuore quantitativo del turismo locale, per il quale gli arrivi scendono del 4,13%, attestandosi a 343.048, ma sono soprattutto le presenze a perdere terreno: 1.777.093, il 7,89% in meno rispetto allo scorso anno. Questo significa che oltre ad arrivare meno persone, queste mediamente si fermano anche meno. Il soggiorno passa da circa 5,39 a 5,18 notti. Particolareggiando questo arretramento generale, però, ogni località fa storia a sé.

Vieste, che da sola continua a rappresentare una quota enorme dei flussi garganici, registra 196.538 arrivi, il 3,95% in meno, e 1.063.783 presenze, in calo del 5,30%. Peschici arretra maggiormente: -9,59% negli arrivi e -9,39% nelle presenze. A Manfredonia le diminuzioni sono rispettivamente del 6,56% e del 5,36%. Poi c’è Mattinata, dove la forbice diventa particolarmente larga: gli arrivi diminuiscono appena dell’1,72%, mentre le presenze passano da 169.216 a 107.652, segnando un -36,38%. È uno di quei numeri che impongono di capire cosa sia accaduto nella composizione e nella durata dei soggiorni. Anche perché qualcuno dei vicini addirittura cresce. Vico del Gargano aumenta gli arrivi del 4,40%; a Rodi Garganico, nonostante il calo degli arrivi, le presenze riescono sostanzialmente a tenere, con un +0,24%.

Lo scenario cambia ulteriormente spostandosi sul turismo religioso, dove compare la contrazione più pesante dell’intero report. Monte Sant’Angelo e San Giovanni Rotondo insieme perdono quasi un arrivo su cinque: dai 143.274 del 2025 si scende a 115.002 (-19,73%). Le presenze arretrano del 12,74%, fermandosi a 228.345. Ma anche questo dato, preso nel suo insieme, rischia di ingannare. A trascinarlo verso il basso è soprattutto San Giovanni Rotondo, che passa da 129.471 a 101.345 arrivi, con un -21,72%, e perde il 15,43% delle presenze.
A pochi chilometri di distanza, Monte Sant’Angelo racconta un’altra verità: gli arrivi diminuiscono appena dell’1,06%, mentre le presenze crescono del 4,72%. Meno persone, cioè, ma soggiorni complessivamente più lunghi. Una differenza che pone una questione centrale per il futuro del turismo religioso:  convincere i visitatori a restare, una volta sul territorio, costruendo intorno alla dimensione spirituale un’offerta che valorizzi il patrimonio culturale e quello enogastronomico. 

Mentre i grandi numeri arretrano, dalle aree meno affollate arriva forse il dato più curioso.
Il Gargano dei laghi cresce del 2% negli arrivi, passando da 14.583 a 14.875, e mantiene pressoché invariate le presenze: 73.787, appena lo 0,20% in meno. Sono volumi lontanissimi da quelli della costa, ma la tendenza è opposta. Ischitella registra un +14,11% negli arrivi e un +6,23% nelle presenze. San Nicandro Garganico fa ancora meglio: +20,47% e +24,34%.

Numeri piccoli se confrontati con il milione di pernottamenti di Vieste, certo, ma proprio per questo interessanti: mostrano che esiste un margine di crescita anche lontano dal modello balneare tradizionale e che il Gargano interno e lacustre può essere qualcosa di più di una componente accessoria dell’offerta. 

Nel quadro complessivo c’è poi un dato quasi paradossale. A dispetto del calo di arrivi e presenze, la permanenza media dell’intero Gargano non diminuisce: passa da circa 4,38 a 4,39 notti. La media, tuttavia, mette insieme fenomeni opposti: sulla costa il soggiorno si accorcia, mentre nel religioso sale da circa 1,83 a 1,99 notti. È per questo che Nicola Ragno, coordinatore provinciale di Assoturismo Capitanata, invita a leggere i numeri senza nasconderli e al contempo senza trasformarli in un verdetto anticipato.

“I dati gennaio-luglio 2026 non possono essere ignorati. La riduzione dell’8,34% degli arrivi e dell’8,21% delle presenze rispetto al 2025 rappresenta un segnale che deve essere analizzato dagli operatori e dalle istituzioni”. Sette mesi, però, non fanno ancora un anno turistico, soprattutto su un territorio nel quale agosto e settembre conservano un peso determinante. Per Ragno, dunque, quello che arriva dai dati è “un segnale di attenzione, non una sentenza sull’andamento dell’intero anno”. Ma come cogliere quel segnale e cosa farci? Qui l’indirizzo indicato da Assoturismo è chiara: “Dobbiamo lavorare sulla destagionalizzazione, sulla promozione territoriale integrata, sulla capacità di costruire esperienze e, soprattutto, sulla presenza social dove l’intelligenza artificiale sta aprendo nuovi scenari comunicativi”.

Il primo bilancio del 2026, in conclusione, ci dice questo: le destinazioni che per anni hanno trainato il territorio rallentano, mentre realtà più piccole riescono a crescere; San Giovanni Rotondo cede terreno mentre Monte Sant’Angelo aumenta i pernottamenti; il mare resta il gigante del sistema, i laghi mandano segnali incoraggianti. I numeri non rispondono a un’unica domanda, che del resto non compete loro: quale turismo intente costruire il Gargano per non dipendere sempre dagli stessi luoghi, dagli stessi mesi e dagli stessi visitatori?

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testatina dillo al direttore WEB

 

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