Il 16 ottobre scorso, 81 addetti alle pulizie dello stabilimento FPT Industrial di Foggia furono licenziati con una comunicazione inviata via Pec – poi reintegrati –. A distanza di quasi un anno, lo stabilimento della Zona ASI torna al centro dell’attenzione per la cessione di Iveco Group al colosso indiano Tata Motors. Un passaggio che coinvolge direttamente FPT Foggia e preoccupa i circa 1.600 lavoratori e l’intera comunità provinciale. Il timore, condiviso da lavoratori e sindacati, è che parte delle produzioni possa essere trasferita all’estero, mettendo a rischio uno dei principali presidi industriali della Capitanata. Una prospettiva che alimenta un allarme in una provincia già segnata da chiusure, ridimensionamenti e difficoltà di riconversione. Il primo settembre sono arrivate le ultime autorizzazioni della Banca centrale europea per completare l’operazione che porterà Tata Motors al controllo di Iveco Group, società di cui fa parte FPT Industrial. Il 17 settembre è previsto un tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy per fare il punto sull’operazione, con particolare attenzione alla tutela dei livelli occupazionali e alla continuità produttiva. Foggia sarà rappresentata sia sul piano aziendale sia su quello politico. Il tavolo sarà quindi un primo banco di prova per capire quali garanzie arriveranno dalla nuova proprietà e quale ruolo verrà riconosciuto allo stabilimento foggiano nelle future strategie industriali. Sarà anche l’occasione per verificare se le rassicurazioni sulla centralità degli stabilimenti italiani troveranno riscontro nei programmi della nuova proprietà. L’operazione, annunciata il 30 luglio 2025, prevede un esborso di 3,8 miliardi di euro da parte di Tata Motors per acquisire Iveco Group. Un’operazione che consentirà al gruppo indiano di rafforzare la propria presenza sui mercati europeo, statunitense e brasiliano. Sul tema erano già intervenuti ad agosto Nunzio Angiola, consigliere comunale di Foggia e segretario provinciale del Movimento Cambia, e Antonio Cicconetti, dirigente dello stesso movimento. I due avevano richiamato il precedente di Hispano Carrocera. Nel 2005 Tata Motors acquisì il 21% dell’azienda spagnola produttrice di autobus, completando nel 2009 l’acquisizione del restante 79% e assumendone il pieno controllo. Nel settembre 2013 annunciò la chiusura dello stabilimento di Saragozza, motivandola con il calo delle vendite e prospettive di mercato sfavorevoli.
“La nostra non è volontà di diffondere falsi allarmismi, ma l’esercizio di una doverosa prudenza di fronte a un passaggio societario che potrebbe incidere profondamente sul futuro industriale e occupazionale del territorio”, avevano sottolineato Angiola e Cicconetti, chiedendo ai vertici di Tata Motors “pubbliche rassicurazioni sulla centralità strategica, sulla tenuta produttiva e occupazionale dello stabilimento FPT”.
“Un conto è quando la proprietà resta italiana e il baricentro decisionale è nel nostro Paese, un conto è quando tutto viene deciso a migliaia di chilometri di distanza, in India, dove le priorità strategiche possono non coincidere con gli interessi del nostro territorio”.
La preoccupazione è stata ribadita con fermezza anche dopo il completamento del ciclo delle autorizzazioni. “Sul futuro dello stabilimento FPT Industrial di Foggia vogliamo essere chiarissimi: nessuno pensi che eventuali strategie di riorganizzazione possano essere realizzate sacrificando produzione e posti di lavoro nel nostro territorio. Su questo non faremo sconti a nessuno”, dichiarano Angiola e Cicconetti.
Il messaggio alla nuova proprietà è netto: FPT Foggia non può essere una semplice casella da spostare all’interno di un piano industriale. “È uno dei principali presidi industriali della Capitanata, è lavoro, reddito, competenze professionali, indotto e futuro per un territorio che ha già subito troppo in termini di impoverimento economico”.
Da qui la richiesta di chiarezza su eventuali programmi di riorganizzazione, razionalizzazione o redistribuzione delle produzioni. “Foggia non può diventare ancora una volta il territorio sul quale scaricare il costo di decisioni prese altrove. Se esistono programmi di riorganizzazione, razionalizzazione o redistribuzione delle produzioni, pretendiamo che venga detto con chiarezza quale ruolo avrà lo stabilimento foggiano e quali volumi produttivi gli saranno assegnati”.
Per Angiola e Cicconetti non basta definire Foggia uno stabilimento strategico. “Essere strategici significa avere produzioni, investimenti, prospettive e occupazione”. Per questo annunciano che continueranno a vigilare e a intervenire davanti a qualsiasi decisione che possa determinare un arretramento dello stabilimento.
La partita, dunque, non riguarda soltanto il destino di uno stabilimento, ma la tenuta di un intero pezzo del sistema industriale foggiano. Per un territorio che negli anni ha già pagato un prezzo elevato in termini di occupazione e insediamenti produttivi, il futuro di FPT rappresenta anche un banco di prova sulla capacità di difendere e consolidare ciò che resta dell’industria in Capitanata.
“Le promesse fatte al territorio vanno mantenute. I livelli produttivi e occupazionali vanno salvaguardati. Foggia non accetterà ridimensionamenti mascherati né un progressivo svuotamento dello stabilimento. Su una realtà industriale di questa importanza non possono esserci ambiguità”, concludono Angiola e Cicconetti.
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).