“Il Sud si ferma, ma proprio così afferma il suo movimento”. Franco Arminio, poeta e paesologo, sintetizza con un paradosso il significato della protesta che in queste settimane vede mobilitarsi autotrasportatori e agricoltori, soprattutto nel Mezzogiorno. Una mobilitazione nata da difficoltà concrete, a partire dal caro-carburante e dai costi che gravano su chi lavora e produce, ma che, nella sua lettura, porta alla luce una crisi più profonda: quella di un modello economico e sociale che genera solitudine, indebolisce le comunità e lascia sempre più persone senza un’effettiva rappresentanza. Arminio, da anni impegnato a raccontare la fragilità e la bellezza dei piccoli paesi e delle aree interne, invita a guardare oltre le ragioni immediate della protesta. Il disagio di chi trasporta merci e di chi coltiva la terra non può essere separato dalle contraddizioni di un sistema dominato dal consumo, dalla concentrazione delle ricchezze e da una politica spesso ripiegata sulla propria sopravvivenza. Né può essere liquidato come un’emergenza improvvisa: le difficoltà esistevano anche prima che esplodessero nelle piazze e lungo le strade. In questa sua intervista a l’Attacco, il poeta originario di Bisaccia, fondatore della Casa della Paesologia, richiama anche la responsabilità di chi racconta la realtà: giornalisti, intellettuali e analisti devono recuperare il contatto diretto con le persone, ascoltare e osservare, senza affidarsi soltanto agli schermi e ai social network. Una riflessione che si intreccia con il suo impegno contro lo spopolamento dei piccoli centri, affidato anche a un manifesto in 30 punti, e con il legame profondo con il Mezzogiorno, terra di appartenenza e di bellezza, ma anche di problemi che attendono risposte. Le proposte di Arminio si collegano idealmente alle ragioni della protesta di agricoltori e autotrasportatori: dal sostegno ai piccoli produttori e alle filiere locali, con l’obiettivo di trasformare le risorse dei territori in opportunità di lavoro, alla necessità di garantire servizi essenziali, dai trasporti alla sanità e alla scuola. Perché il disagio economico si intreccia con la qualità della vita e con la possibilità stessa di restare nei luoghi in cui si è nati o si è scelto di vivere. Centrale, inoltre, è il richiamo a restituire alle comunità un ruolo nelle decisioni che le riguardano, rafforzando la rappresentanza dei piccoli comuni e il coinvolgimento dei cittadini nella gestione delle risorse. Un impegno per la tutela del paesaggio e la valorizzazione delle aree interne riconosciuto anche con il conferimento, lo scorso 22 ottobre, del Premio speciale “Patrimonio Vivente 2026”, a Villa Rufolo, a Ravello, nell’ambito della XXI edizione di Ravello Lab – Colloqui internazionali, dedicata al tema “Memoria e Contemporaneità. Attraversare l’arte”.
La protesta degli autotrasportatori e degli agricoltori sta attraversando l’Italia, con una particolare intensità nel Mezzogiorno. Se dovesse raccontare con un’immagine il Sud che resiste e scende in piazza, quale le verrebbe in mente?
È curioso: esiste un’immagine del Sud come realtà immobile. Oggi siamo di fronte a un rovesciamento, che dimostra quanto questa rappresentazione sia superficiale. Il Mezzogiorno ha molti problemi, ma è anche una realtà molto dinamica. Ecco il paradosso: il Sud, considerato immobile, si ferma, ma proprio così afferma il suo movimento, per ragioni che conosciamo.PER LEGGERE L'ARTICOLO COMPLETO
La rivolta e le ferite del Paese, Franco Arminio: “Il Sud si ferma per affermare il suo movimento”
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