S’è tenuta nella solenne cornice della sala "Caduti di Nassirya" a Palazzo Madama, la conferenza stampa di presentazione, in prima mondiale dell'incisione discografica: "Il '700 di Respighi", del violinista, professor Alessandro Perpich e della pianista, professoressa Gabriella Orlando, anche presidente degli Amici della Musica di San Severo. L'evento ha visto come “madrina”, la senatrice Gisella Naturale, che ha accolto gli ospiti e aperto i lavori; ha portato i saluti, in collegamento video il senatore Luca Pirondini. Al tavolo dei relatori, con lei, l’insigne musicologo, Paolo Bucchi, il presidente nazionale dell’ANCRI (Associazione Nazionale Insigniti dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana), Aurelio Vietri – promotore, a Foggia, del primo concerto d'esordio dei due musicisti su questo repertorio - i protagonisti del cd, Gabriella Orlando e Alessandro Perpich. Significativo anche l’intervento del M° Francesco Pollice, direttore del Conservatorio di Vibo Valenzia e presidente dell’Associazione italiana attività musicali (Aiam). Hanno presenziato alla conferenza stampa, i presidenti di diversi sodalizi di San Severo, autorità civili e militari.
Il progetto discografico "Il Settecento di Respighi", firmato dal duo Perpich-Orlando, si configura come un’operazione culturale di assoluto rilievo internazionale e, per questo motivo, la senatrice Naturale ha organizzato subito la conferenza stampa. Per la prima volta al mondo, sono state riunite in un unico corpus documentale e sonoro le trascrizioni, le rielaborazioni e le citazioni che Ottorino Respighi dedicò ai maestri del Diciottesimo secolo. “Non si tratta di una semplice operazione nostalgica, ma del recupero scientifico e artistico di un legame vitale tra due delle epoche più floride della civiltà musicale italiana” hanno evidenziato Gabriella Orlando e Alessandro Perpich. Il compact-disc - registrato in un’antica masseria pugliese- rappresenta il culmine di un approfondito lavoro di ricerca filologica e d'archivio. Il progetto ha gettato una luce inedita su un aspetto cruciale, e talvolta rimasto in ombra, della produzione respighiana: il suo ruolo di "traghettatore" della grande tradizione strumentale italiana del Settecento all'interno della modernità del Novecento.
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