Foggia, il giorno dopo fa più male: squadra messa di fronte alle proprie responsabilità dopo il ko col Potenza

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Ci sono sconfitte che si consumano nei 90’, e altre che continuano a bruciare anche quando il rumore dello stadio si è spento. Il ko contro il Potenza appartiene a questa seconda categoria. Perché perdere contro la capolista può anche rientrare nella logica di un campionato, ma il modo in cui è arrivata la sconfitta impone interrogativi che sarebbe sbagliato archiviare troppo in fretta. Il Foggia è apparso in difficoltà, esposto in alcuni momenti, incapace di trovare gli equilibri necessari per affrontare un avversario di valore assoluto. Il Potenza non ha avuto bisogno di inventarsi una partita straordinaria per mettere in evidenza le fragilità degli avversari. Gli è bastato approfittare di ciò che gli è stato concesso, confermando che, a certi livelli, gli errori di organizzazione, le distanze sbagliate e le difficoltà nella gestione dei momenti della gara finiscono per presentare un conto salato. Eppure, forse, l’aspetto più significativo della giornata non riguarda soltanto quanto accaduto in campo. Riguarda invece ciò che è successo dopo, davanti ai microfoni, quando Gaetano Auteri ha scelto di essere meno accomodante di quanto non lo sia stato finora coi suoi. Le dichiarazioni del tecnico meritano attenzione proprio perché rappresentano un cambio di registro. Auteri ha censurato alcuni dei suoi, chiamando in causa chi, a suo giudizio, non riuscirebbe a reggere adeguatamente le pressioni che accompagnano le partite interne. Parole forti, che non possono essere considerate semplicemente lo sfogo di un allenatore deluso dal risultato.

Quando un tecnico decide di esporre pubblicamente determinate fragilità, il messaggio arriva infatti inevitabilmente anche dentro lo spogliatoio. Fino a ieri, la linea era stata quella della protezione collettiva. Le difficoltà venivano affrontate senza individuare pubblicamente responsabilità individuali, con la consapevolezza che una squadra in costruzione abbia bisogno di fiducia, pazienza e compattezza. Questa volta no, Auteri ha scelto una strada diversa. Non ha fatto scudo a tutti, non ha cercato soltanto attenuanti e non ha ricondotto ogni problema alle circostanze della partita. Ha voluto mandare un segnale. Che cosa significa? Probabilmente la necessità di alzare il livello delle responsabilità, di chiedere ai propri calciatori un salto di qualità mentale prima ancora che tecnico.

Auteri forse pretende risposte più convincenti. Il problema, semmai, è capire se il messaggio verrà recepito nel modo giusto. Una critica pubblica può provocare una reazione positiva, stimolare l’orgoglio e riportare tutti sul terreno delle responsabilità personali. Ma può anche generare malumori, soprattutto se chi si sente chiamato in causa ritiene di non essere stato giudicato con equilibrio. Il confine è sottile e soltanto il comportamento della squadra nelle prossime uscite potrà chiarire quale effetto abbiano prodotto le parole del suo allenatore. La speranza è che non ci siano strascichi. Perché una squadra che deve ancora consolidare le proprie certezze non può permettersi di trasformare una sconfitta in una resa dei conti interna. Il confronto è necessario, persino duro, ma deve servire a ricomporre, non a dividere.

C’è poi una seconda questione, altrettanto importante, che riguarda la lettura della partita e le scelte operate da Auteri. Se il tecnico ha individuato in alcuni calciatori una difficoltà nel gestire la pressione, è legittimo domandarsi anche quanto l’impostazione complessiva della gara abbia contribuito a esporre la squadra alle difficoltà. Affrontare la capolista con quattro uomini dalle caratteristiche spiccatamente offensive è stata una scelta coraggiosa, ma anche rischiosa. Il coraggio, nel calcio, non coincide automaticamente con la presunzione. Cercare di imporre il proprio gioco, attaccare e non rinunciare alle proprie qualità può essere una dichiarazione d’intenti condivisibile. Tuttavia, quando si decide di schierare contemporaneamente tanti interpreti votati alla fase offensiva, occorre avere alle spalle un sistema capace di garantire coperture, equilibrio e protezione nelle transizioni negative. È proprio qui che la strategia di Auteri lascia qualche perplessità.

Contro un avversario di questo livello, la partita richiedeva probabilmente una valutazione particolarmente attenta dei rischi. Non necessariamente un atteggiamento rinunciatario, né una squadra schiacciata nella propria metà campo, ma una struttura in grado di non concedere al Potenza spazi e situazioni favorevoli. L’ambizione di giocarsela alla pari è legittima; la capacità di riconoscere quando occorre adottare maggiori cautele è altrettanto importante. La sensazione è che l’allenatore abbia voluto puntare sulla possibilità di fare male alla capolista, senza riuscire a trovare il giusto compromesso tra aggressività e copertura. 

Se questa lettura è corretta, la sconfitta non può essere spiegata soltanto attraverso le fragilità caratteriali di qualche singolo. Le responsabilità dei calciatori e quelle dell’allenatore devono restare su piani diversi, ma entrambe fanno parte dell’analisi di una prestazione negativa.C’è inoltre un elemento che non può essere ignorato: alcuni dei potenziali uomini-cardine della squadra sono ancora indietro. È un fattore che pesa, perché le ambizioni di un gruppo dipendono anche dalla condizione, dalla continuità e dal rendimento dei giocatori chiamati a determinarne gli equilibri. Se elementi importanti non sono ancora al livello atteso, l’allenatore è costretto a cercare soluzioni alternative, a ridistribuire compiti e responsabilità, talvolta ad anticipare scelte che avrebbero richiesto tempi diversi.Questo, però, non cancella le difficoltà emerse contro il Potenza. Semmai, le rende più comprensibili e suggerisce che il percorso verso una squadra davvero affidabile sia ancora incompleto. Non basta mettere in campo qualità offensive per essere competitivi, così come non basta avere giocatori di esperienza per superare automaticamente i momenti di difficoltà. Servono meccanismi consolidati, condizione atletica, lucidità e una precisa identità collettiva. Adesso però occorrono risposte, non altre polemiche. La sconfitta contro la capolista ha messo a nudo limiti che forse erano già presenti, ma che una partita di questo genere ha reso impossibile nascondere. Non è il momento di processare una squadra, ma nemmeno quello di minimizzare.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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