Il presidente dell’Ordine degli architetti della provincia di Foggia Tiziano Bibbò e l’architetto Cesare Corfone, che nel 2018 organizzò a Foggia la prima edizione di “Open!”, hanno raccontato a l’Attacco come è cambiata la manifestazione. Li abbiamo incontrati nella chiesa sconsacrata di Santa Chiara, durante “Racconti di architettura 2026”.
Per Bibbò il bilancio è positivo: hanno aderito ventuno studi, tra singoli professionisti e studi associati, e questa è stata l’edizione più partecipata delle tre organizzate sul territorio, l’ultima tre anni fa. “C’è voglia di stare insieme e di fare il collettivo”, dice. La risposta conta più per il territorio che per gli architetti: sono venuti diversi assessori, personale degli uffici tecnici e “persone normali”, e l’interesse mostrato per i lavori è “quello che ci portiamo a casa, è la cosa più importante”. Santa Chiara è stata scelta per portare la provincia nel centro storico: una galleria al primo piano per le tavole, l’auditorium per proiezioni e musica, gli ipogei per i bambini.
Il progetto che ha esposto è Rehouse, europeo, a cui in Italia ha aderito Arca Capitanata: un edificio con fondi della Regione Puglia e dell’Europa e un team scientifico di cui fa parte anche Eni, messo in sicurezza dal punto di vista sismico, reso tutto elettrico, senza gas, e portato a consumo zero. “È stato un progetto sociale, perché abbiamo coinvolto gli inquilini e il quartiere”, spiega Bibbò, ammettendo che “a livello economico c’è ancora tanto da lavorare” perché queste soluzioni sono ancora molto costose, anche se il rincaro dell’energia le renderà sempre più convenienti rispetto alla bolletta.
Corfone parla di una manifestazione “cresciuta moltissimo”, arrivata al nono anno in Italia: all’epoca erano gli studi ad aprire gli uffici, come fece lui, oggi sono più architetti a organizzare collettive, “un’esperienza molto bella” per poter “condividere con tanti colleghi le proprie attività”. Ha portato il progetto del cimitero di San Marco in Lamis, che il Comune ha avviato con il finanziamento del Ministero dell’Interno per riqualificare il camposanto. Al centro lo studio ha immaginato un elemento iconico, “una grande pietra tombale spaccata da una croce” che porta la luce fino agli ipogei. L’obiettivo è che diventi anche un luogo di incontro, perché il momento del commiato è anche “un momento di incontro sociale”, e lo immagina come “un parco, un giardino abitato dalle persone che vanno a commemorare i propri cari”.
(Luca De Marco - l’Attacco)
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