Lo Zaccheria consegna al Foggia una lezione di sano realismo e al Potenza la conferma di essere capolista per meriti e non per caso. Dopo due vittorie consecutive i rossoneri avevano costruito quel tesoretto di autostima che serviva per misurarsi con la corazzata lucana, ma il verdetto del campo ha messo tutti davanti alla cruda realtà. Davanti a circa ottomila spettatori è andata in scena la sfida tra il miglior attacco del campionato e la seconda miglior difesa, e Gaetano Auteri ha puntato tutto sull’intensità per contenere una squadra dal coefficiente di qualità elevatissimo.
Le statistiche, a fine gara, dicono che i rossoneri hanno prodotto un tiro in più nello specchio della porta rispetto agli avversari, ma il tabellino racconta un’altra storia, quella della vera forza di chi guida la classifica. Il Foggia ha messo in campo almeno tre ingredienti su quattro, agonismo, grinta e cuore, ma è mancata la lucidità che avrebbe permesso a Di Pasquale e compagni di fare il salto di qualità. Il palleggio c’è stato, ma fine a sè stesso, con poca fluidità e una costruzione della manovra troppo articolata, che si è sgretolata al primo errore individuale.
Il punto debole è il centrocampo, dove i palloni persi sono stati tanti e dove sono nate buona parte delle ripartenze ospiti. L’unica gioia è arrivata dalla solita palla inattiva, con il solito colpo di testa vincente di Berra. Per i rossoneri è un passo indietro in una stagione che chiede continuità.
Nel dopogara Auteri parte dall’esclusione di Gallo: “Non so se la sua assenza sia stato un vantaggio per gli avversari, non so se un giocatore basti a determinare ciò. Lui è un interditore, ma siamo stati corali nell’aggressione, abbiamo sbagliato invece qualche appoggio regalando palla a loro”. Il tecnico del Foggia non si sottrae al mea culpa: “Dovevamo fare molto di più sul piano tecnico. Un interditore in più? Per me no, perché ho preferito partire dal secondo tempo di Crotone con il Cosenza, dove Panico ha fatto bene tra le linee. È stata una scelta tecnica, ma non c’è mai un solo motivo dietro una sconfitta. Sono tornati i difetti di qualche tempo fa, che ci eravamo dimenticati. Abbiamo commesso errori contro una squadra forte, davanti letale sul piano tecnico: se hanno mezza opportunità, vedono la porta. Hanno guadagnato il risultato sul campo”.
Auteri non vede però tutto nero: “Il Potenza di solito fa circolare più palla, quindi significa che siamo stati bravi nelle chiusure e nello snaturarli. Poi la differenza la fanno i gesti tecnici. Sullo zero a zero avevamo creato anche qualcosa di più importante. Hanno vinto con merito, ma grazie al nostro demerito”.
L’analisi si sposta quindi sui singoli: “Alcuni giocatori nell’impatto con le partite sono un po’ in difficoltà, anche oggi è successo. La nostra crescita si ferma sul piano mentale dei singoli: basta troppo poco per condizionarci, anche dopo due vittorie consecutive. Non so se la personalità si possa allenare, ognuno deve tirarla fuori e crescere da solo. L’unico metodo che conosco è il lavoro. Foggia è una piazza importante, si fa sentire quando si entra in campo”.
Su Haoudi il tecnico frena: “Non mi fate dare giudizi pubblici, parlerò col ragazzo. Ha qualità, ma forse in questo momento è un po’ turbato e deve trovare i giusti equilibri”. Resta l’incognita legata all’infortunio di Petito, tra i migliori fino a quando è rimasto in campo: “Valuteremo le sue condizioni, per noi è importante in attacco perché ci dà velocità”.
Il capitano Di Pasquale, visibilmente amareggiato, non nasconde la sua delusione: “A caldo il mister non parla, e sicuramente ritorneremo su tutto ciò che non è andato. Sul primo gol abbiamo perso una palla a centrocampo e loro in ripartenza sono formidabili. La sconfitta è figlia di errori individuali, e con certe squadre non te lo puoi permettere. Oggi ci tenevamo a fare risultato soprattutto per il ricordo dei ragazzi scomparsi. Ora bisogna riprendere il lavoro per evitare gli stessi errori, perché il campionato è lungo”.
Sul fronte opposto, il momento magico del Potenza si legge in due elementi strettamente connessi. Il primo è il feeling del tecnico Tisci con i suoi giocatori, racchiuso nell’abbraccio con cui consola D’Auria subito dopo il rigore sbagliato. Il secondo è tattico: i lucani giocano a memoria, come se si conoscessero da una vita, e alla vigilia Auteri l’aveva evidenziato: “Questa squadra sta insieme da due anni”.
Tocchi di prima, ripartenze fulminee, dominio territoriale soprattutto a centrocampo, e poi la precisione sottoporta e il cinismo nell’aggredire l’area avversaria. Il merito è dell’allenatore lucano, che da calciatore ha avuto la fortuna di essere allenato da Zdenek Zeman e che ha saputo dare continuità al progetto tecnico, aggiungendo i propri ingredienti e offrendo un’idea di calcio superiore. Un Potenza maturo, capace di soffrire senza smarrire la propria identità, che ora guarda tutte dall’alto con la serenità di chi sa di poter fare strada.
Tisci elogia i suoi: “Siamo stati bravi a vincerla nella globalità, in partita dal primo al 95’, ed è ciò che mi soddisfa di più, per l’equilibrio con cui abbiamo letto i momenti della gara. Io penso alla mia squadra: i ragazzi hanno dimostrato di voler venire qui e tenere testa a un Foggia che, dalle parole della vigilia, voleva essere aggressivo e dominare. Noi l’avevamo preparata partendo proprio da questo. Mi porto a casa la prestazione e la vittoria, al di là di una sbavatura che ha fatto arrabbiare me e i ragazzi”.
Così invece sul rigore fallito: “Quando non chiudi la gara sul due a zero e sbagli un penalty in uno stadio pieno, di cui conosco la spinta, il rischio c’è. I ragazzi invece sono rientrati nel secondo tempo con un atteggiamento propositivo, hanno continuato a spingere e hanno gestito la partita molto bene: questo mi fa ben sperare”.
Infine, l’eredità raccolta a Potenza: “C’è uno spirito e una predisposizione al lavoro importanti, quelli che cerco anch’io, e da questo punto di vista sono stato agevolato. Poi, chiaramente, abbiamo lavorato in direzioni diverse, non solo sul sistema di gioco”.
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