La pioggia ha rischiato di guastare anche la protesta ma alla fine il cielo ha concesso una tregua e una ventina di trattori si sono ritrovati ieri pomeriggio nel parcheggio del lungomare Europa, a Vieste. Agricoltori, olivicoltori, qualche cartello e una richiesta: poter continuare a lavorare senza rimetterci. Assenti i frantoiani, in una mobilitazione che i promotori vogliono estendere ben oltre i confini cittadini. "Noi chiediamo semplicemente di lavorare. Lavoriamo onestamente, ma abbiamo costi troppo elevati", spiega a l’Attacco Paolo Latorre, uno degli organizzatori. "Gasolio, concimi, corrente: siamo arrivati a spese di gestione insostenibili. Non ce la facciamo ad andare avanti". Il problema è anche dall’altra parte della filiera, quando arriva il momento di vendere. "Con l’olio a 3,80 euro al litro è impossibile lavorare", denuncia l’olivicoltore Sandro Germinelli. "Ci siamo messi tutti in regola, con i mezzi e tutto il resto, e adesso non riusciamo più a coprire le spese".
Al presidio hanno partecipato il sindaco Giuseppe Nobiletti e l’assessore alle Politiche agricole Alessandro Del Zompo. Il primo cittadino si è fermato a parlare con i manifestanti, invitandoli a restare compatti e assicurando il sostegno dell’amministrazione. "Siamo arrivati al paradosso che un litro d’olio venduto all’ingrosso vale poco più di un litro di gasolio", osserva a l'Attacco. "Non c’è più convenienza a raccogliere le olive. Spero che gli agricoltori siano compatti e che la politica non sia sorda, come spesso accade, alle esigenze del territorio".
Per Del Zompo la crisi ha conseguenze che vanno oltre i bilanci aziendali: "Vieste ha circa 1.650 ettari coltivati a oliveto. Se diventa impossibile condurre i fondi, rischiamo l’abbandono del territorio". E nell'intervista a l'Attacco richiama il ruolo degli oliveti nella prevenzione degli incendi: "Quest’anno diversi roghi non hanno raggiunto le abitazioni proprio grazie alla presenza di terreni coltivati, arati e ben tenuti". L’assessore riconosce i limiti dell’azione comunale: "Possiamo sostenere gli agricoltori, ma gli interventi decisivi spettano alla politica nazionale e regionale", anche attraverso misure di sostegno al comparto.
Quello di Vieste, infatti, è soltanto il primo passaggio di una mobilitazione che non intende fermarsi. La prossima tappa è Carpino, poi Poggio Imperiale, infine Bari e, se necessario, Roma, con il preciso fine di portare la protesta davanti a chi può intervenire sui costi e sulla remunerazione del prodotto. Alla fine sabato i trattori hanno lasciato il lungomare, ma la questione è tutt'altro che finita lì.
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