Fiera di Foggia come “appendice”: la Regione controlla, valuta e chiede (a sè) atti senza sbloccare le risorse

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La vicenda dell'Ente Autonomo Fiera di Foggia rappresenta uno dei casi più emblematici di paralisi istituzionale nel panorama degli enti pubblici economici del Mezzogiorno. Il commissariamento, avviato dalla Regione Puglia il 22 dicembre 2015 con DGR n. 2416, non è mai cessato. Nel corso di 11 anni si sono avvicendati almeno sei commissari straordinari, ciascuno nominato per pochi mesi, ciascuno prorogato, ciascuno infine sostituito da un successore chiamato a completare ciò che il predecessore non aveva potuto concludere. L'ingegnere Giovanni Vitofrancesco aprì la serie con DPGR n. 666 del 23 dicembre 2015, incaricato per sei mesi di sostituire il consiglio generale, il consiglio di amministrazione e il presidente. Seguirono una serie di proroghe e rinnovi documentati da almeno sei decreti presidenziali tra il 2016 e il 2018 - DPGR n. 477/2016, n. 650/2016, n. 184/2017, n. 502/2017, n. 1/2018 - fino alla nomina di Potito Belgioioso, anch'egli per novanta giorni, con DPGR n. 255 del 23 aprile 2018. A dicembre 2018 arrivò Giovanni Pennisi, con DPGR n. 729. 
A settembre 2019 l'avvocato Massimiliano Arena, designato con DGR n. 1391/2019 e nominato con DPGR n. 541/2019, che nel dicembre dello stesso anno adottò il piano di ristrutturazione poi recepito dalla DGR n. 2425 del 19 dicembre 2019. Infine, con DGR n. 1575 del 18 novembre 2024 e DPGR n. 530 del 2 dicembre 2024, è arrivato il professor Claudio Sottile, ex assessore comunale, nominato per sei mesi prorogabili, con il medesimo mandato dei suoi predecessori: risanare, privatizzare, restituire l'ente alla normalità. 
Straordinaria, si diceva: un aggettivo che in origine indicava l'eccezionalità temporanea della misura e che col tempo si è trasformato nella più ordinaria delle condizioni permanenti. La base giuridica del commissariamento richiama l'articolo 16 dello statuto dell'ente, l'articolo 11 comma 2 della L.R. n. 2/2009 sulla promozione del sistema fieristico regionale e l'articolo 11 comma 6 del R.R. n. 25/2013. Sono norme pensate per interventi temporanei di riorganizzazione, non per sostituire indefinitamente la governance di un ente pubblico economico. Eppure è esattamente ciò che è accaduto: ogni sei mesi un decreto, ogni sei mesi una proroga, ogni pochi anni un nuovo commissario chiamato a raccogliere l'eredità del precedente senza che le condizioni strutturali mutino di una virgola. Il nodo più critico dell'intera vicenda è però di natura istituzionale, e ha la forma di un corto circuito che la stessa ANAC (Autorità nazionale anticorruzione) ha posto al centro della propria riflessione più recente. 
La Regione Puglia riveste simultaneamente il ruolo di soggetto che ha disposto il commissariamento, di nominante del commissario, di controllore del suo operato e di unico arbitro delle condizioni per la sua cessazione. È la stessa Regione che fissa i requisiti per uscire dal commissariamento e che valuta se tali requisiti siano stati raggiunti. Con la delibera n. 84 del 25 febbraio 2025, l'ANAC ha evidenziato con precisione come le strutture commissariali siano esposte a gravi rischi corruttivi e di malamministrazione proprio nei casi in cui chi nomina, chi controlla e chi giudica i risultati coincidono o si sovrappongono, raccomandando misure esplicite di sterilizzazione del conflitto d'interesse. Il PNA 2022-2024 ha chiarito a sua volta che le strutture commissariali, per la loro natura intrinsecamente derogatoria, devono operare in un contesto di prevedibile durata limitata, pena la degenerazione dei meccanismi di controllo e la moltiplicazione dei rischi di cattiva amministrazione. Undici anni di gestione straordinaria di un ente pubblico economico non emergenziale si collocano evidentemente al di fuori di qualsiasi prevedibile durata limitata immaginabile, e pongono seri interrogativi sulla compatibilità dell'attuale assetto con i principi di imparzialità e buon andamento dell'azione amministrativa sanciti dall'articolo 97 della Costituzione. 
Nel caso della Fiera di Foggia, nessuna di queste misure di garanzia risulta applicata. 
A questo quadro già sufficientemente intricato si aggiunge una singolare incoerenza operativa degli uffici regionali. 

La Regione che nomina il commissario, ne approva i piani, ne valuta i risultati e ne decide le sorti è la stessa che, il 21 settembre 2026, ha inviato al commissario stesso una nota urgente - dando quattro giorni di tempo per rispondere - chiedendo documentazione contabile sul bilancio consuntivo 2025, sulla posizione contributiva dei soci fondatori e sullo stato dei rapporti creditori e debitori. Una richiesta istruttoria formalmente ineccepibile, se provenisse da un soggetto terzo e indipendente. Provenendo dall'ente che gestisce di fatto l'istituzione attraverso il commissario da essa stessa nominato, la nota ha il sapore di chi chiede spiegazioni a sé stesso con tono ufficiale, come se 11 anni di supervisione diretta non avessero prodotto sufficiente conoscenza della situazione contabile. 
Il tutto mentre i soci fondatori, in particolare la Camera di commercio di Foggia, avevano già avanzato con propria nota del 9 settembre scorso analoga richiesta di approfondimento: a riprova che nemmeno loro, pur versando le quote statutarie, dispongono delle informazioni essenziali sull'ente che sostengono economicamente.

Particolarmente stridente è proprio la posizione dei soci fondatori - Comune di Foggia, Provincia di Foggia e Camera di commercio - intrappolati in un paradosso che ha pochi equivalenti nel diritto amministrativo italiano. 
Dal 2015 non esiste un consiglio di amministrazione, non esiste una presidenza eletta, non esiste alcun organo in cui i soci possano esercitare le prerogative che lo statuto e le norme regionali riconoscono loro. Eppure continuano a versare le quote di contribuzione ordinaria, adempiendo scrupolosamente ai propri obblighi economici. La Provincia di Foggia, con nota firmata dal presidente Giuseppe Nobiletti il 28 maggio 2026, ha messo per iscritto con rara chiarezza l'insostenibilità della situazione, invitando formalmente la Regione Puglia ad avviare con sollecitudine la procedura di ricostituzione degli organi statutari e a garantire il pieno coinvolgimento dei soci nelle determinazioni programmatiche dell'ente. La nota è esplicita: il mantenimento di una gestione commissariale in presenza di soci che hanno ripristinato la contribuzione e chiedono espressamente di partecipare al consesso decisionale si pone in contrasto con i principi di buon andamento, trasparenza, partecipazione e corretta gestione delle risorse pubbliche. I soci pagano, in sostanza, il biglietto di uno spettacolo a cui non possono assistere e che nessuno dirige davvero. Nel frattempo, i tentativi dei soci di stabilire un dialogo diretto con l’attuale presidente della Regione Puglia Antonio Decaro non hanno prodotto alcun risultato concreto. 
Le richieste di interlocuzione sono rimaste senza risposta politica, confinate nell'ambito degli uffici tecnici del Dipartimento Sviluppo Economico, che continuano a produrre note, richieste istruttorie e riscontri formali senza che nessuno ai piani alti della Regione abbia ritenuto necessario assumere una posizione politica chiara sul futuro dell'ente.

Una latitanza tanto più significativa se confrontata con le scelte compiute dalla stessa Regione Puglia in favore della Fiera del Levante di Bari, che negli stessi anni ha beneficiato di trattamenti ben diversi. Ed è qui che la vicenda assume contorni che meritano un'analisi più attenta. 
Mentre la Fiera di Foggia languiva commissariata, priva di risorse e di governance, la Fiera del Levante di Bari è diventata progressivamente il polo fieristico privilegiato della Regione, acquisendo la sede di tutte le principali manifestazioni agricole e agroalimentari del territorio pugliese. Non solo: nel corso degli anni la struttura barese è diventata incubatore di una serie di attività costruite ad hoc nella sua sede - agenzie regionali, ITS, centri congressuali gestiti direttamente o indirettamente dalla Regione durante gli eventi aperti al pubblico - funzionali a garantire alla struttura un flusso costante di risorse e di presenze indipendente dall'attività fieristica in senso stretto. Un modello di sussidio indiretto estremamente efficace, tanto più evidente se confrontato con l'assenza totale di interventi analoghi a favore della Fiera di Foggia. 
Il caso più emblematico di questa disparità di trattamento riguarda la gestione dell'emergenza Covid. 
Durante la pandemia, la Fiera del Levante ricevette ingenti risorse pubbliche per la trasformazione di parte dei propri spazi in hub vaccinale e centro Covid, ottenendo finanziamenti che contribuirono alla sostenibilità economica della struttura in un periodo altrimenti devastante per il settore fieristico.

La Fiera di Foggia mise anch'essa a disposizione spazi equivalenti per le esigenze sanitarie dell'emergenza, contribuendo con le proprie strutture allo sforzo collettivo richiesto dalle autorità. Il risultato? Zero euro. Nessun rimborso, nessun contributo, nessun riconoscimento economico. Una differenza di trattamento che, sommata alla sistematica esclusione della Fiera foggiana dalle manifestazioni agricole regionali e al mancato sviluppo di attività collaterali nella sua sede, configura un quadro difficile da spiegare con la sola inefficienza amministrativa. I numeri confermano la diagnosi. Il deficit accumulato al 31 dicembre 2013 ammontava a circa 713.297 euro. Il bilancio 2024 rileva la svalutazione dei crediti verso i soci per 1.210.000 euro, operazione che la Regione ha definito nella propria nota del 9 aprile 2026 come effettuata in modo ritenuto poco ortodosso dal punto di vista contabile. Parallelamente, la cancellazione di posizioni debitorie derivanti da contenziosi con banche e fornitori ha generato un effetto positivo straordinario a conto economico di 817.000 euro, ma senza documentare la prescrizione o la nullità delle pretese debitorie, esponendo l'ente a potenziali passività future. I piani di ristrutturazione del 2014 e del 2019 sono rimasti inattuati entrambi. Il fondo rotativo da 500.000 euro previsto dalla L.R. 52/2019 è rimasto inutilizzato perché la Regione ha richiesto una fideiussione bancaria che l'ente non è in grado di prestare per ragioni tecnico-giuridiche intrinseche alla sua natura. 
Chi impone le condizioni per uscire dal commissariamento è dunque lo stesso soggetto che ha reso inaccessibili le risorse necessarie per soddisfarle.

Sul piano infrastrutturale, il parcheggio multipiano - opera cardine del rilancio, con entrate stimate a regime di 480.000 euro annui - è ancora al 93-94% di avanzamento nel maggio 2026, bloccato da un'interferenza tecnica tra cavi dell'alta tensione e sistema di smaltimento delle acque meteoriche in attesa di risoluzione tra Comune di Foggia e Terna. Il teatro-tenda con capienza di 1.800 posti resta incompiuto. 
La Fiera dell'Agricoltura, prevista dal 1° al 3 maggio 2026, è stata rinviata a ottobre. Un ente fieristico che rinvia la propria fiera è un'immagine che contiene, in forma compressa, tutta la storia di questa vicenda. 
Eppure la Fiera di Foggia dispone di 18 ettari nel cuore di Capitanata, un patrimonio immobiliare di assoluto rilievo in posizione strategica per il sistema fieristico e congressuale del Sud-Est Italia. Strutture che, opportunamente valorizzate e affidate a una gestione privata come peraltro già previsto nei piani mai attuati, potrebbero generare entrate significative e contribuire concretamente allo sviluppo economico di un territorio che ha tutto il diritto di non essere trattato come appendice periferica del sistema fieristico regionale. Il potenziale c'è, è riconosciuto da tutti, e proprio per questo la situazione attuale ha quel sapore particolare di occasione sprecata con metodo, quasi con cura. 
Il quadro complessivo che emerge da undici anni di carteggi, delibere, relazioni semestrali, note istruttorie e richieste rimaste senza risposta politica è quello di un ente tenuto in vita abbastanza da giustificare la propria sorveglianza, ma non abbastanza da funzionare davvero. La Regione controlla, commissaria, valuta e chiede documenti a sé stessa senza sbloccare le risorse. I soci pagano senza governare e scrivono lettere formali che nessuno ai piani alti legge. Il commissario chiede di essere sostituito da organi legittimi e attende. Il territorio di Capitanata aspetta. E la Fiera di Foggia, con il suo potenziale intatto, i suoi cantieri al 93% e i suoi 11 anni di straordinarietà permanente, rimarrà probabilmente così ancora a lungo.

di Joseph K.

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