Nella Piana di Macchia, in questo periodo, i frantoi dovrebbero essere impegnati nella molitura delle olive e gli oliveti animati dal lavoro della raccolta. Invece, gli agricoltori hanno parcheggiato i trattori e sono scesi in strada. Non per scelta ma perché, sostengono, continuare a lavorare rischia di trasformarsi in una perdita economica. La protesta contro il caro-carburanti, partita dagli autotrasportatori e diffusasi in Capitanata e in Puglia, ha trovato così una nuova voce nel mondo agricolo. Ma qui il problema va oltre il prezzo del gasolio: all’impennata dei costi di produzione si aggiunge il crollo delle quotazioni dell’olio, un doppio colpo che mette in discussione la convenienza stessa della raccolta.
A spiegare la situazione è Massimo Ciuffreda - portavoce del Comitato spontaneo olivicoltori - che ha affiancato i produttori di Macchia nell’organizzazione della mobilitazione. La sua denuncia è netta: “Non conviene raccogliere, non conviene portare alla molitura”. Anche i frantoi del territorio hanno aderito spontaneamente alla protesta, interrompendo il conferimento delle olive in attesa di segnali capaci di riaprire uno spiraglio per il mercato. Ancora più amaro è il racconto di Matteo La Torre, olivicoltore che parla di un’attività tramandata da generazioni e oggi arrivata, a suo giudizio, al limite della sostenibilità. “I costi di produzione hanno superato il costo dell’olio”, afferma, allargando la sua riflessione alla “concorrenza internazionale”, alle “politiche europee” e al “futuro del paesaggio agricolo della Piana di Macchia”. Ulteriori dettagli nell’edizione de l’Attacco nell’edicola digitale da domani.
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