Il risultato passa in secondo piano, mentre restano al centro una partita sospesa, cinque ragazzi finiti in ospedale e due società che, pur mantenendo toni istituzionali e reciproco rispetto, raccontano una versione differente dell’origine degli eventi. È il clima che si respira attorno alla sfida del campionato Juniores tra Atletico Gargano e San Severo Calcio 1922, interrotta sabato e diventata nelle ore successive oggetto di una serie di comunicati pubblici.
La prima presa di posizione è arrivata dall’Atletico Gargano nella serata di sabato. La società garganica ha parlato di “gravissimi episodi di violenza” verificatisi al termine del primo tempo, quando la propria formazione si trovava in vantaggio di due reti e in superiorità numerica. Secondo la ricostruzione diffusa dal club, i giovani calciatori sarebbero stati accerchiati e aggrediti con calci e pugni da alcuni avversari al termine di una frazione già caratterizzata da tensioni.
L’episodio avrebbe avuto conseguenze anche sul piano sanitario. L’Atletico Gargano ha riferito che cinque propri tesserati sono stati accompagnati al pronto soccorso e che per uno di loro è stata formulata una prognosi di cinque giorni. Da qui la decisione dell’arbitro di sospendere definitivamente l’incontro, ritenendo non più garantite le condizioni di sicurezza necessarie per proseguire la gara.
Nel proprio comunicato la società ha espresso vicinanza anche al direttore di gara, descritto come particolarmente provato dall’accaduto, ribadendo come in circostanze del genere la tutela dell’incolumità dei ragazzi debba prevalere su qualsiasi valutazione sportiva. Pur mantenendo parole di stima nei confronti della dirigenza del San Severo e del presidente Fontanello, l’Atletico Gargano ha chiesto una netta condanna della violenza e l’accertamento delle responsabilità da parte degli organi competenti.
A distanza di poche ore è arrivata la replica del San Severo Calcio 1922, che ha invitato innanzitutto ad attendere il referto arbitrale per una ricostruzione ufficiale e completa dei fatti. La società giallogranata ha contestato però quella che considera una narrazione parziale dell’accaduto. Secondo quanto sostenuto dal club sanseverese, infatti, la scintilla che avrebbe dato origine agli scontri sarebbe partita da un tesserato dell’Atletico Gargano, accusato di aver schiaffeggiato un giocatore del San Severo. Una precisazione che la società ha tenuto a sottolineare senza per questo giustificare quanto sarebbe avvenuto successivamente.
Nel comunicato il San Severo ha infatti condannato gli episodi verificatisi sul terreno di gioco, parlando di comportamenti “ingiustificabili da entrambe le parti” e annunciando l’adozione di provvedimenti nei confronti dei propri tesserati qualora emergessero responsabilità. Allo stesso tempo ha respinto l’idea che tutte le colpe possano essere attribuite a una sola componente. La società ha inoltre richiamato l’attenzione su un altro elemento ritenuto decisivo nella dinamica della sospensione della gara: l’invasione del terreno di gioco, resa possibile dall’apertura dei cancelli. Un aspetto che, secondo il San Severo, merita ulteriori approfondimenti nelle sedi competenti e che non può essere escluso da una ricostruzione completa degli eventi.
Pur nelle differenti letture dell’accaduto, entrambe le società hanno richiamato il ruolo educativo del calcio giovanile e la necessità che gli adulti rappresentino un modello positivo per gli atleti più giovani. Un punto sul quale insiste anche la nuova nota diffusa nella mattinata di oggi dai presidenti dell’Atletico Gargano, Francesco Mongelluzzi e Alessio Caizzi, entrambi presenti alla partita. I due dirigenti hanno ribadito il rispetto nei confronti del San Severo Calcio e dei suoi vertici, precisando che la denuncia avanzata dal club riguarda esclusivamente le violenze che sarebbero state subite dai propri ragazzi e non l’intera società avversaria.
I presidenti hanno inoltre riferito di aver apprezzato le scuse rivolte dal capitano del San Severo al responsabile tecnico dell’Atletico Gargano, Carlo Vespa, evidenziando come, durante le fasi più concitate, tutti i presenti abbiano tentato di separare i ragazzi e riportare la calma. “Ieri ha perso lo sport”, è il concetto che emerge con più forza dal documento firmato dai due dirigenti, che hanno ribadito il proprio no alla violenza dentro e fuori dal campo, invitando a evitare ulteriori polemiche sui social network e chiedendo la massima collaborazione tra le società per affrontare episodi di questo tipo.
Adesso l’attenzione si sposta sugli accertamenti ufficiali. Saranno il referto arbitrale e le eventuali valutazioni degli organi di giustizia sportiva a fare piena luce su quanto accaduto. Nel frattempo resta una certezza condivisa, almeno nelle dichiarazioni pubbliche delle due società: quando a essere coinvolti sono ragazzi impegnati in un campionato giovanile, il risultato deve necessariamente lasciare spazio al rispetto, alla sicurezza e alla funzione educativa dello sport.
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